Sunday, September 23, 2007

Se anche studiare è un privilegio.

Benvenuti al parcheggio Italia. Terza puntata della saga dedicata al mondo dell'università. Se vi state chiedendo perchè in molti ospedali, soprattutto del nord, non si trovano più infermieri italiani e gli ucraini vanno per la maggiore, qui troverete la soluzione. Ormai in Italia, come in Unione Sovietica, per qualsiasi attività lavorativa, si sono inventati un corso di laurea; così, per accedere a scienze infermieristiche, bisogna sostenere un test ostico a numero chiuso(come se avessimo troppi infermieri!), seguire dei corsi della durata di 3 anni e poi farsi assumere - tramite concorso - in qualche struttura ospedaliera. Con tutta questa trafila all'Italiano, che già è abituato poco a lavorare, secondo voi conviene? La carenza di infermieri italiani risolve il quesito.

Chi dobbiamo, allora, incolpare per un sistema sovietico che ha reso più difficoltoso, senza renderlo selettivo, l'ingresso nel mercato del lavoro? Ancora una volta donna Letizia, che, obbedendo a lobbies facilmente determinabili e, in cambio del placet dei baroni, ha somministrato la sua prestazione: una riforma che è, essendoci impossibile definirla diversamente, una gigantesca puttanata.
Tanto più che, mentre ha trasformato le università in laurifici con germogliazione di corsi inclusi, si è inventata un sistema di "crediti" extrauniversitari tali da consentire ai dipendenti pubblici che vogliano scattare di carriera di laurearsi con pochi esami.

Per fortuna Mussi, che si è rivelato meno sovietico della Moratti, e le singole università stanno cercando di smantellare tale riforma, avendo compreso - benchè in ritarto - quali danni abbia provocato. Posto ciò, ora i lettori saranno tediati, e speriamo anche turbati, con una serie di percentuali che serviranno per farvi capire "papale papale" come sia ridotto il sistema universitario italiano:

da noi l'87% dei maturati si iscrive all'università. Di questi solo 1/3 si iscrive al secondo anno e solo 1/6 riesce a laurearsi. Per semplificare: su 10 persone che si diplomano, 9 si iscrivono all'università, ma 6 non vedranno mai il secondo anno e solo 1 riuscirà a completare gli studi. Su 10 persone che si iscrivono all'università, solo una si laurea. Va, inoltre, aggiunto che i 2/3 di coloro che si laureano provengono già da una famiglia di professionisti che li sprona a non mollare. Da tali percentuali possono ricavarsi le seguenti riflessioni:

1) La scuola italiana sforna degli ignoranti non abituati a studiare che, illusi e non coscienti del loro stato, vanno in massa ad affollare le più disparate facoltà.

2) Molti abbandonano, essendo ben consapevoli che non conviene fare dei sacrifici - materiali ed economici - per un titolo che non dà la garanzia di trovare lavoro.

3) Chi si laurea proviene da una famiglia i cui componenti si sono al tempo già laureati.

Questo è il profilo generale, ed è evidente la sfiducia che si nutre verso un sistema che fa perdere anni importanti, ma che non dà garanzie: ci si iscrive all'università per trovare l'indipendenza economica e un buon mestiere, si esce dall'università ancora economicamente dipendenti e alla ricerca disperata di un co.co.co. La riforma morattiana ha aggravato la già grave patologia, introducendo un percorso di lauree triennali che non hanno nessuna utilità. Infatti nessuno ha mai capito che mestiere potesse fare uno studente che conseguisse tale titolo.

Tanto più che, con l'introduzione generalizzata di test preselettivi, sono nate a macchia d'olio società che speculano e che si offrono di preparare gli studenti nell'approccio all'università: costa 9000 il corso organizzato dall'AlfaTestper affrontare i test di medicina, società (GUARDA UN PO'!) coinvolta nello scandalo che ha interessato le università di Bari, Ancona e Chieti.

Eppure, nonostante la situazione sia assai grave, le statistiche provenienti dall'Europa ci spiegano che in Italia ci sono pochi laureati: nessuno insegna,però, alle statistiche che ad ogni concorso pubblico per poche decine di posti, si presentano trentamila giovani laureati che non ce la fanno a campare da soli.

In realtà, se vogliamo smetterla di essere miopi con questa classe politica che ci fa rimpiangere la prima repubblica, dovremmo ripensare totalmente il sistema:
1) Innanzittutto le medie e le superiori non devono più essere dei parcheggi in cui la promozione si ottiene sempre e comunque: bisognerebbe faticare per ottenerla, di modo che il diploma possa riacquistare un valore. Per far questo i presidi non devono più essere dei manger che vanno ad elemosinare alunni per la strada, ottenendo i finanziamenti in base al numero di iscritti.

2) Promuovere il merito abolendo le tasse nelle università pubbliche - che devono tornare centrali - come avviene già in Germania, imponendo agli studenti di laurearsi obbligatoriamente entro un certo tempo, altrimenti dovranno pagare(una sorta di "astraintes"). In questo modo si ridurranno anche i costi per lo stato.

3) Abolire i corsi di laurea inutili, ridurre il numero di esami, riportare i corsi ad un anno. Prevedere esami e prove pratiche utili all'esercizio della professione.

4) Abolire le scuole di specializzazione postlaurea interne alle università che servono solo a racimolare soldi e fanno perdere tempo.

Se vogliamo copiare in tutto e per tutto gli Usa, iniziamo a farlo dai tempi: negli states a 22 anni si è già immessi nel mercato del lavoro; in Italia, paese in cui i gerontocrati sono gli unici a comandare, non sembra immaginabile.

E' necessario un programma radicale, ma per realizzarlo ci vuole gente di cultura e competente. Per questo, quando la Destra tornerà al governo, non potrà certo ripresentarsi con una Moratti qualunque. Il sindaco di Reggio Calabria, Scopelliti - rieletto con un plebiscito lo scorso maggio - ha nominato Marcello Veneziani consulente per la cultura. Ha dato un'idea con una novità non di poco peso. Anche perchè c'è bisogno persino di intervenire sui contenuti dei programmi e per questo, a maggior ragione, c'è bisogno di qualcuno che abbia studiato.

Non è il caso, ancora una volta, della Moratti.

6 comments:

Anonymous said...

Veramente i corsi di laurea triennali sono frutto della riforma del 3+2 del governo prodi I - D'Alema...

CampaniArrabbiata said...

E chi la convince ora la Moratti che hai ragione tu?

Bobo said...

sinceramente, più che la laurea triennale, dovrebbero abolire quella specialistica!Ovviamente è un'esagerazione, la mia, ma ti assicuro che chi esce dal mio corso di laurea (scienze comunicazione) se è furbo cerca da lavorare, e non spreca altri 2 anni con una laurea specialistica che semplicemente ripropone le nozioni già apprese nel triennio...Per il resto completamente daccordo con te, anche se secondo me attribuisci alla Moratti colpe in parte non sue...Cmq il problema fondamentale è che se noi lasciassimo fare l'infermiere a chi ha solo il diploma, ci troveremmo x infermieri persone che non sanno quasi leggere o scrivere (è la tragica situazione di molti istituti tecnici e professionali purtroppo) per cui come dici giustamente tu, medie e superiori più severe, è un passo fondamentale per incivilire un po' questo nostro povero paese.Per quel che mi riguarda, i laureati in questo paese non sono troppo pochi, ma già troppi. La mentalità comune dice che ormai senza laurea non vai da nessuna parte (falsissimo!quasi tutti i self-made men che ho conosciuto, non hanno la laurea ma solo un diploma tecnico) e quindi parenti ed amici costringono a frequentare l'università persone che non ne hanno nè i mezzi nè la voglia, che si rovineranno alcuni anni di vita e che abbasseranno il livello generale dei corsi. E' il caso di scienze della comunicazione, ma non solo purtroppo: per esempio economia a bologna inizia ad essere infestata da poveretti a cui qualcuno a pensato bene di assicurare "se fai economia poi guadagni un sacco di soldi!".Ma come si fa ad essere così ciechi!in Italia si iscrivono 90 mila persone l'anno ad economia, tutti futuri ricconi?!? L'università e la scuola in Italia van male per moltissimi motivi, uno dei quali è che la gente comune non ne capisce i meccanismi.

CampaniArrabbiata said...

Bò, la Moratti è la principale artecifice dello scatafascio in quanto rea di aver peserverato continuando una riforma scellerata iniziata dalla sinistra. Per fare l'infermiere è sufficiente un diploma, prevedere una laurea triennale a numero chiuso è tempo perso(!!). Persino io, che non ho nessuna nozione di medicina, potrei nel caso cimentarmi essendo stato per 2 anni alla croce rossa.
Sono cose semplici che si imparano con la pratica.

Bisognerebbe ripristinare le lauree tradizionali e i corsi quinquiennali senza frammentazioni e allungare il percorso all'infinito (come Mastella sta facendo per quel che è di sua competenza con il concorso in magistratura!). Il sistema del 3+2 va eliminato del tutto.
Onestamente, rispondi, a te scienze delle comunicazioni permetterà di lavorare fuori da un call centre?
Io, da "dottore" in scienze giuridiche che sono, non posso fare praticamente nulla, nè so fare obiettivamente nulla.
Sinceramente a volte penso che, se me ne andassi a fare il diving nel mar rosso, camperei meglio facendo qualcosa che mi piace.

marco said...

premetto che sono d'accordo su un po' di punti quindi inizierò elencando alcuni di quelli su cui non sono d'accordo.

1) il 3+2 è cosa buona e giusta e frega un cazzo se mio babbo si laureò in una facoltà quadriennale, quando c'era lui la fisica subnucleare non c'era quindi ora fare cose in più è cosa buona e giusta.

cosa non va bene:
i prof che si lamentano della cosa come "caduta dal cielo" e non si adeguano ( in europa il trend è questo qui, sveglia ), tagliando i loro corsi senza mettersi d'accordo su eventuali pezzi che possano essere fatti da altri docenti.
l'obbligo di iscriversi ad una specialistica persino per insegnare in un liceo ( ridicolo ).
per quello che mi riguarda, inoltre, la specializzazione dovrebbe farla la tesi di laurea, in modo che uno nella specialistica si scelga TUTTI gli esami ( TUTTI ) per i cazzi suoi, con ovviamente qualche instradamento tipo "piano studi di default consigliato", e poi diventi, che ne so, un "laureato in matematica specializzato in modellistica" se la sua tesi riguarda un'esperienza ben precisa di modelli matematici, così come un "specializzato in fisica della materia" ( molto generalmente ) se la tesi riguarda anche qualcosa di specifico della fisica della materia. non so se è chiaro. ovviamente da questo discorso esulano i master che hanno qualifiche professionalizzanti ben precise, come quelli interdisciplinari in campo energetico o sanitario, che s'organizzeranno come va a loro.

probabilmente condividerete qualcosa di quello che ho detto. per quello che mi riguarda non mi importa chi abbia avuto l'idea del 3+2 ( pensate un po' che pensavo fosse originato dalla moratti ) ma mi sembra una cosa abbastanza utile che però come tutte le cose che si fanno in italia ha un bel po' di difetti eliminabili.

2) le tasse non sono da abolire totalmente, non c'è una uniformità nella cosa in tutta italia, ma io, ad esempio ho avuto all'università vari premi di merito, fra riduzioni di tasse e cose simili: semmai è vero che magari altrove ciò non sarebbe successo, quindi magari il diplomato con 100 alla maturità prende 1000 euro alla sapienza, 200 alla federico II e un paio di calci in culo alla ca' foscari ( che ne so, sto sparando a caso ). per quello che mi riguarda furono 100 euro e niente tasse universitarie, che ovviamente pagai, ma ricevetti un bonus per cui risultai in surplus di 100 euro.

3) ( caso specifico del punto 1 ) dopo una laurea triennale come si deve puoi fare un sacco di cose. io ad esempio posso insegnare ad un triennio di liceo le cose che ho imparato, e se sono fresco di laurea lo posso fare molto meglio di altre persone per le quali l'università è solo un lontano ricordo. l'università non deve essere totalmente professionalizzante, c'è chi non studia niente di professionalizzante ( io ) e non solo è giusto ma è obbligatorio così.

ora un paio di commenti sulle cose per le quali sono d'accordo ( in parte o totalmente ), premettendo che non ho le cifre che elenchi quindi non so praticamente un cazzo della cosa ma posso darti una mia idea generale.

1) è inutile fare della cosa una lotta politica. come caruso è un cialtrone che dovrebbe andare a studiare un po' e non rompere le palle lo sono anche tutti i vari economisti faidate di forza italia ( ti prego, non puoi minimamente paragonare anche solo come "spessore" tremonti e padoa-schioppa ). tuttavia è vero, ci sono troppi corsi di laurea insensati. quello che è da eliminare non è la presenza dei corsi di laurea stessi, ma proprio il sistema che ti vincola a tutti i costi ad un numero assegnato di esami. sappi che in america dove si entra a 22 anni nel mondo del lavoro un ragazzo può seguire al primo anno corsi di diritto, di meccanica quantistica e di lettere antiche contemporaneamente, quindi non è del tutto professionalizzante ma è MEGLIO, perché è questo che dovrebbe essere l'università, "formazione culturale no matter what". di conseguenza in questo modo uno segue i corsi che gli pare e come nel mio discorso precedente, la sua tesi di laurea gli vale come specializzazione ( anche perché devi seguire un bel numero di corsi ad hoc per farne una ).

mi sembra che da questo lato il problema sia che in italia ci siano i "fisici", i "giuristi", gli "economisti" che diventano tali subito dopo la laurea, o almeno così si vuole, mentre invece negli usa la cosa è frutto di un dottorato, o di quello che si va a fare dopo, presumo.

idem come sopra per le "prove pratiche" che hanno senso solo per certi studi, che spesso li hanno già, viste le ore di laboratorio delle quali farei volentieri a meno, personalmente.

2) sono totalmente d'accordo col discorso sulle scuole superiori, ma perché ciò cambi passerà un bel po' di tempo, mentre secondo me una discreta parte dei problemi dell'università può essere risolta.

ad esempio, tagliando le spese militari per afghanistan, iraq e imprese varie. potrebbe essere un modo. però l'ho sentita dire solo da luttazzi questa cosa, e infatti non va un cazzo bene.

spero di essere stato abbastanza chiaro nonostante il commento infinitamente lungo.

CampaniArrabbiata said...

Marco, appena possibile, cercherò di risponderti. Per ora, scusandomi, ti prego di avere un attimo di pazienza.