Saturday, June 30, 2007

Bertolaso vuole mollare
"Avevo sperato di dare una mano a risolvere il problema, ma non sono del tutto convinto che riuscirò a farcela": si è espresso così il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, parlando dell'emergenza rifiuti della Campania durante un convegno. "Francamente - ha aggiunto - spero che qualcuno pensi di prendermi e restituirmi solo alla protezione civile in modo che qualcun altro con perizia e capacità maggiori possa risolvere il problema". Poco prima di entrare al convegno, i giornalisti hanno chiesto a Bertolaso un commento sulle difficoltà nel risolvere il problema dei rifiuti. "Se pensano che sia arrivato un mago in grado di risolvere tutto senza avere tutti gli strumenti necessari - ha detto - magari si sono sbagliati. Ci sono diverse situazioni particolari tipiche della Campania e può darsi che altri potranno essere meglio di me in futuro". Bertolaso ha precisato più tardi, tramite il suo staff, che non intendeva esprimere una speranza, ma "la possibilità che qualcuno pensi di prendermi e restituirmi solo alla protezione civile in modo che qualcun altro con perizia e capacità maggiori possa risolvere il problema".

SS

Appello alla Camorra
ai Sig. Di Lauro
Ai c.d. "Scissionisti"
Ai CLan di Torre Annunziata.
Per conoscenza ai clan camorristici riconosciuti tutti.

Cara camorra, mi appello a te, unica autorità universalmente riconosciuta nella mia regione, per invocare il tuo intervento. In questi anni la Campania è stata distrutta: la disoccupazione non accenna a diminuire, i giovani laureati continuano ad emigrare, gli imprenditori - abbandonati dalle istituzioni - continuano ad essere vittime dell'estorsione, la criminalità comune è all'ordine del giorno. In più la nostra bella terra è sporca e inquinata e, ad ogni angolo della strada, si rischia di imbattersi in nauseabondi sacchetti della spazzatura.
Per questi motivi mi appello a te, affinchè alle prossime elezioni non faccia eleggere un tuo intermediario, ma direttamente uno dei tuoi. So che amministri già in prima persona molte realtà del nostro territorio e sono sicuro che, con uno di voi alla Regione, l'ordine pubblico sarebbe immediatamente ristabilito: non ci sarebbero più scippi né ai turisti, nè alle persone anziane, il traffico sarebbe più ordinato, le strade meglio gestite e più tranquille. Non ci sarebbe più nemmeno un litigio di condominio senza il vostro assenso.

Cari camorristi, miei cari capi, sostituite Bassolino, costui vi sta rovinando l'immagine e agisce peggio del più spietato padrino di cosa nostra. E' stato capace di spartirsi i danari della cosa pubblica con i suoi amici senza nessuna opposizione, di distribuire incarichi, uffici, stipendi e consulenze anche alla parte politica a lui avversa pur di avere il campo libero per i suoi affari. Controlla i giornali: ha convinto il suo amico Caltagirone - il palazzinaro suocero di Casini - a comprarsi Il Mattino promettendogli grosse fette su Bagnoli, è riuscito a controllare Il Corriere del Mezzogiorno e a non inimicarsi La Repubblica, è riuscito - a suon di querele - persino a distruggere l'unico giornale non d'apparato, IlRoma. Persino la magistratura gli sorride, mentre lui con una mano benedice e con l'altra dispone l'esilio dei ribelli.
Cari camorristi, pensavate di gestirlo, ma Bassolino vi ha fregato ed è andato oltre ogni controllo. Mastella, De Mita, Pecoraro Scanio riconoscono lui come capo, non altri. Per questo è tempo che vi uniate e che torniate ad amministrare in prima persona la Campania. Sono sicuro che, oltre a noi sudditi, ne beneficereste anche voi, perché Bassolino è stato capace di farsi "il pizzo" anche sui soldi che spettavano a voi.

Con sottomissione, un vostro fedele ed umile servitore.
Vi bacio le mani e i piedi.

Perché non siamo antifascisti.

Luciano De Crescenzo - Così parlò Bellavista

Epistemologia

Dal barbiere, un cliente: "ma io non capisco perchè la gente si scandalizza tanto se sente la notizia di un padre che ha ucciso il figlio. Posso essere d'accordo se si tratta di un neonato, ma la gente che giudica che ne sa se quel padre, magari dopo 30 anni, non ce la faceva più a vederlo? Potrebbe aver avuto tutte le ragioni per uccidere".

Un genio. Ha praticamente costruito in un attimo un sistema penale fondato sulla simpatia e destinato alla malora anni e anni di studio sulla funzione special-preventiva della pena. Mi sei antipatico? Ho il diritto di ucciderti. Hai superato il limitie della mia pazienza? Posso consumare tutti i reati che mi pare. Il concetto del diritto a commettere reato, di questo passo, sarà sicuramente la prossima frontiera che la penalistica socio-positivistica di sinistra vorrà attraversare per evitare altre scappatoie come l'indulto e permettere che chiunque possa delinquere in tutta tranquillità. Non a caso sono già all'opera per smantellare sia il nostro codice di diritto sostanziale che di rito. Auguriamoci, a questo punto, che il suggerimento non raggiunga la commissione incaricata di riformare il cp.

CON GLI OCCUPANTI!

Anticipo subito ogni possibile commento di biasimo e mi pronuncio a sostegno dei pendolari che, esasperati, hanno occupato stamattina i binari della stazione Tiburtina. Ogni settimana le nostre intelligenze, la nostra forza lavoro e i nostri giovani laureati sono costretti ad attraversare la penisola e ad abbandonare la propria terra per lavorare e arricchire il Nord. Da centoquaranta anni a questa parte, ossia da quando ci fu la sciagurata annessione al Piemonte del Regno delle due Sicilie, il Sud è abbandonato. Nessun governo, di destra o di sinistra che sia, si interessa in concreto ad 1/3 dei suoi cittadini, evidentemente perché troppo influenzato da gruppi di pressione presenti in altre aree del paese. Persino i nostri centri di ricerca e di cultura, assoluti per eccellenza, sono ignoratati dalle istituzioni. La protesta degli operai salernitani stamattina era sacrosanta. Hanno chiesto di pagare 15 euro il biglietto per andare a lavorare a Milano; io dico che, finché lo stato non si attiverà per combattere la disoccupazione, dovrebbero viaggiare gratis. Almeno questo li risarcirebbe in minima parte del disagio che affrontano settimanalmente.

(ANSA) Una protesta durata otto ore che ha mandato in tilt 30 treni a lunga e media percorrenza e 80 treni regionali del Lazio... e' quella attuata da un gruppo di circa duecento pendolari campani, privi di biglietto, che alle 4.25 hanno occupato il binario 4 della stazione Tiburtina nella capitale.

Sono stati due i motivi che hanno spinto i pendolari all'occupazione: il mancato rinnovo di un abbonamento a prezzi politici e la cancellazione di un treno che alle 23 partiva da Napoli diretto a Milano. ''Sei mesi fa - hanno spiegato i pendolari - il biglietto che da 3 anni ci permette di attraversare l'Italia a 15 euro invece di 40, non e' stato rinnovato da Trenitalia. Inoltre il treno delle 23 da Napoli e' stato eliminato''. ''Io guadagno 500 euro al mese - ha spiegato uno di loro - ho bisogno del biglietto a prezzo ridotto.

Friday, June 29, 2007

La politica estera del governo.

Così Parlò Bellavista.

Il Pizzino, a partire da oggi, beneficerà della collaborazione di Sylvester Stangone

Il Gigante buono.
Quarant'anni fa moriva a Sequals Primo Carnera. Il 'gigante dai piedi d'argilla', come venne battezzato a causa della sua triste parabola discendente, o il 'Gigante buono', è stato il più grande pugile italiano del Novecento, e riuscì a primeggiare in un campo in cui gli americani sono solitamente i padroni incontrastati, ridando fiato e vigore alla magra tradizione pugilistica italiana.
Carnera non era un uomo rozzo e dotato di soli muscoli. In realtà questo gigante dal cuore d'oro conosceva la Lirica e da buon appassionato di poesia era in grado di recitare a memoria interi versi del prediletto Dante Alighieri. Chi lo conosceva bene era Nino Benvenuti, anche lui campione del mondo. "Ho vissuto Carnera come un personaggio da emulare. Dopo la sua uscita di scena c'è stata una boxe diversa, forse migliore tecnicamente, ma lui fu l'unico a ottenere una grande gloria. Sarà ricordato sempre da tutti come il 'Gigante buono'". Alto più di due metri, 120 chilogrammi di peso, il boxeur prestò il suo volto alla pubblicità, ai fumetti e al cinema. A diciotto anni emigrò trasferendosi in Francia, vicino Le Mans, dove trovò un impiego come falegname. Ma, per arrotondare, si esibì anche in numeri di forza nei circhi. Fu proprio qui che, sotto la spinta dello zio che lo ospitava, decise di intraprendere una carriera sportiva agonistica.
Il 26 giugno 1933 Carnera divenne campione del mondo dei pesi massimi di pugilato; ed era dal 1914 che un incontro valido per il mondiale dei massimi non si disputava in Europa. Memorabile l'incontro che si disputo' a Piazza di Siena davanti a 80mila persone. Nonostante la fama, tuttavia, non perse mai la sua disarmante spontaneità anche quando si profilò all'orizzonte il triste declino. Primo Carnera si ritirò dal mondo della boxe nel 1946, con 88 vittorie su 103 incontri disputati (70 per k.o.). Dopo l'addio al ring,intraprese la carriera nel catch, dal dopoguerra e per quasi diciotto anni, si esibì nell'antesignano dell'attuale wrestling, una ''lotta per la vita'' che Carnera affrontò con tour estenuanti sui ring di tutto il mondo per riconquistare quella solidità economica che il pugilato e le traversie della guerra gli avevano negato.
Tornato a Sequals, morì di cirrosi epatica il 29 giugno 1967, a 34 anni esatti dal suo trionfo mondiale.
Sono appena terminate le riprese di 'Carnera' di Renzo Martinelli, il film prodotto da Mediaset-
(AdnKronos).

Rutelli è stato ricevuto da Hillary Clinton in pompa magna, ecco le immagini dell'incontro:

Tu Vuo' Fa' L'Americano - Renato Carosone

A chi non ricordi come sia l'inglese der ministro da curtura, consiglio de annà qua

Pizzidiario

Cultura:a Rutelli è rimasto poco dei promessi sposi. Solo la bomboniera.

Inconvenienti: veste tutto griffato, conosce tutte le marche. Io nemmeno la Calabria.

Riflessioni:la terra è fatta per il 75% d'acqua. Perché, allora, si chiama terra?

Avvistamenti: all'orizzonte si vede una nave pirata. Per forza, ha le vele masterizzate.

Assonanze: la corrente elettrica corre, perchè, appena leggi la bolletta, rimani fulminato.

Thursday, June 28, 2007

Sempre sull'ali!
66 anni fa moriva, colpito per sbaglio dalla contraerea dell'incrociatore "San Giorgio",Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma, pioniere dell'aeronautica italiana, governatore della Libia

Pennivendoli.

Quello che doveva essere un normale (inutile e noioso) servizio di calcio, tal Giampaolo Gherarducci è riuscito a trasformarlo in un'invettiva piena di stupidaggini. In particolare, il commentatore ha testualmente asserito "per chi crede che una statuetta ogni tanto possa sanguinare, non sarà difficile credere che Calaiò e Sosa siano Ronaldo e Ibrahimovic". Pur volendo tralasciare le infelici allusioni sulla città e il sarcasmo su giocatori e presidente, non si può ignorare la derisione gratuita,barbara vile e ignobile verso tutti coloro che hanno fede e assistono ogni anno al miracolo di San Gennaro.. Questo pennivendolo, se commenta il calcio, dovrebbe limitarsi al calcio e tenersi per sè le sue farneticazione; se - invece - volesse diventare un giornalista serio, dovrebbe prima cambiare testata. E' evidente, infatti, che non sa di lavorare per un programma che fa servizi solo sulle veline scosciate

E ora mandiamolo a casa.
All'atteggiamento omertoso della sedicente opposizione, un blogger napoletano risponde appellandosi alla società civile per manifestare il suo estremo dissenso verso il principale responsabile dell'affossamento della nostra regione. Di seguito è pubblicato il suo intervento.

Il Presidente della Regione rimane in carica per l'intera durata della legislatura, fissata in cinque anni (art. 5 della L. 165/2004). Tuttavia il mandato presidenziale può cessare prima di tale termine. Secondo il primo comma dell'art. 126 con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale continua a leggere

La strana coppia, Giulio ed Umberto.

Wednesday, June 27, 2007

Ritratto di Ondina Valla
Ondina Valla è stata la prima donna italiana a vincere una medaglia d'oro alle olimpiadi. Il nome all'anagrafe, Trebisonda, fu scelto dal padre come omaggio all'omonima città turca, da lui ritenuta una delle più belle del mondo. Nata dopo quattro fratelli maschi, veniva familiarmente chiamata con il diminutivo "Ondina". Si fece notare sin da giovanissima per la sua grinta e le sue doti atletiche. Ai campionati studenteschi bolognesi rivaleggiò con la concittadina Claudia Testoni, che sarebbe stata la sua antagonista per tutta la carriera sportiva. A tredici anni Ondina Valla era già considerata una delle grandi protagoniste dell'atletica leggera italiana. L'anno dopo divenne campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale. Era un'atleta versatile, che otteneva eccellenti risultati nelle gare di velocità, sugli ostacoli e nei salti. Divenne presto una delle beniamine del pubblico italiano. Il governo fascista la elesse ad esempio della sana e robusta gioventù nazionale. La stampa la definì Il sole in un sorriso. Il più importante risultato della sua carriera fu l'oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino sugli 80 m ostacoli.Vinse, tra l'altro, la semifinale con il tempo di 11"6, che le valse anche il primato del mondo. Il giorno dopo si disputò la finale. Non ci furono dubbi sulla vittoria della Valla, prima con 11"7. L'oro olimpico le diede immensa popolarità nell'Italia fascista, divenendo un simbolo per le ragazze italiane.Nel 1937 stabilì con la misura di 1,56 il primato nazionale nel salto in alto Continuò a gareggiare fino ai primi anni quaranta, ottenendo 15 titoli nazionali. Si è spenta ad ottobre di 2 anni fa all'età di 90 anni.

Gli amanti delle citazioni.

Tuesday, June 26, 2007


Qualche settimana fa è stato messo in rete un pezzo con base dance e voce sintetica che ripete una serie di frasi tipiche di una ventunenne “fighetta” milanese, della sua vita e dei suoi divertimenti. Si chiama Frangetta ed è nota anche come Milano is burning. Il pezzo è diventato un vero e proprio tormentone e sono nate diverse varianti su altre città.
Io non ho resistito alla tentazione e mi sono cimentato nell'arraggiamento della frangetta per Napoli. In realtà, per trovare l'ispirazione, è sufficiente essersi imbattuti almeno una volta nello stereotipo di vomerese, posillipina, chiaiese rappresentato perfettamente da "Silvia" nel video tratto dal Pippo Chennedy Show (anno 1997).

Napoli is burning

Ho 5 cellulari
Musica solo ipod
Vado a Marechiaro
Vivo a Posillipo
Vivo in villetta
Passeggio a piazza San Pasquale
Vanvitelli è molto scesa
Faccio gli oroscopi
Faccio Giurisprudenza al Suor Orsola
Faccio Scienze della comunicazione
Facevo recitazione
Farò troppi soldi
Napoli è troppo caotica
Sono una manager
Ho fatto la barman
Vorrei fare la speaker
Organizzo festini
Ho solo mega occhiali
Ne ho 7 e uno è rosa
Uso photoshop
Faccio ritocchi
Ho troppe foto digitali
Vorrei un palmare
Vado alle serate
Odio l’house
I deejay bravi sono pochi.
Vesto solo dolce e gabbana
Troppo belli gli ospiti delle serate
Gli adesivi di Hello Kitty
Io non voto perché sono atea
Mi sono fatta le mani
Bevo solo vodka e rhum e pera
Sono una troppo 10
Non amo quelli chiattilli
Almeno due lampade a settimana
Sei una loffa
Vado alla MomHa
Vado al blond cafè
Vado al Baretto
Le mie amiche sono troppo esaurite
Sono simpa
Andavo al Mazzini
Non ti vedo figurati se ti penso
Sono accollativa
Ho messo le fotine sul blog
Stasera 089
Ma ti fai le canne
Io solo in compagnia
Il mio raga ha la Mini Cooper
Io ho la Smart
Noi con la Smart abbiamo gli occhiali grandi
C’è il Windsurf World Festival
Oh troppi maschi
Che bello il Kalsart
Festazze red bull
Ho l’adsl
Chattiamo su messanger
Mi scarico troppi film
3 metri sopra il cielo, Ho voglia di te, Come te nessuno mai
Andiamo da Nabilah
Non mi piace la tv
Odio i reality show
Ma il tronista ha scelto o no?
Ho esami, troppo stress
Faccio l’Erasmus a Barcellona
Non ci credo mai
Pronto?

Mi è appena stata inviata: rispondo D, ma sinceramente avrei preferito l'opzione A, magari con la specificazione "sono stati sterminati".

Monday, June 25, 2007

Cento anni fa nasceva Nino Taranto.

La sua era una comicità ingenua, sagace, mai volgare.

Guappi di cartone.
Il motorino è stato distrutto, mia sorella è stata minacciata dal guappetiello assassino con frasi come "la prossima volta ti uccido o "ti buco le ruote della macchina", i carabinieri - avvertiti - rispondono che, se non ci sono feriti(COME?), non intervengono (come se avessero altro da fare, visto che nelle mie zone non succede mai nulla...), i vigili sono inesistenti.

La mafia e la legittima offesa
C'era una volta una piccola frazione di un piccolo paese che mia sorella, allegra e
giuliva, attraversava in sella ad un motorino. Ad un certo punto un orco cattivo, che percorreva sulla sua una auto il senso opposto, invase l'altra corsia e si scontrò con il motorino. Nulla andò per il verso giusto: il mezzo si scassò e lei non si fece nulla. Tuttavia, benchè avesse ragione, gli altri abitanti della piccola frazione del piccolo paese, conoscenti dell'orco al volante, piuttosto che soccorrerla, l'aggredirono verbalmente. I rappresentanti della piccola comunità accorsi, fregandosene delle circostanze, non esistarono a prendere posizione in favore del loro illustre concittadino. La solidarietà si trasformò in branco, la ragione fu ceduta alla prevaricazione e la giustizia fu preda dell'omertà.
Per farla breve, nella piccola frazione del piccolo paese si consolidò subito la mentalità mafiosa.
L'episodio ora riportato, non è che l'ultima manifestazione di arroganza cui continuamente assistiamo nel quotidiano. Così mi capita di vedere che su un pullman agli extracomunitari e alla gente di malaffare non è detto nulla; mentre ad altre persone sprovviste di biglietto, ritenute innocue dai controllori perché brave persone, viene elevata contravvezione. L'anno scorso viaggiai su un pullman con una macchinetta obbliteratrice falsata, di conseguenza il biglietto fu timbrato con la data di un altro giorno e mese. Non me ne accorsi e, cambiato pullman, mi imbattei in due controllori. Videro che il titolo di viaggio era formalmente scaduto e, nonostante avessi tentato di spiegare loro la situazione, non ci fu verso di convincerli: per farmi togliere la multa, fui obbligato a proporre ricorso e a dimostrare, grazie alle matrici, che quel biglietto non avevo potuto comprarlo se non quel giorno.

Qualche giorno fa, dovendo prendere il pullman di mattina presto, in assenza delle macchinette automatiche, andai da due rivenditori: uno era chiuso, l'altro li aveva finiti. Presi il pullman ugualmente, ma - sempre grazie alla mia solita fortuna - sbucò il controllore:mi chiese il biglietto, gli spiegai il motivo per cui non l'avevo, ma se ne fregò a tal punto da andarsene. Forse avrei preferito avere la contravvenzione - che probabilmente sarei riuscito a farmi togliere anche stavolta - piuttosto che essere considerato "non innocuo" dal controllore. La nostra giustizia è forte con i deboli e debole con i forti. Il controllore, per il solo fatto che sono grande e grosso, fece finta di nulla. Il più delle volte il biglietto a me non passano proprio a chiederlo. Anche da qui deriva la mia convinzione che il diritto romano resti il migliore di tutti: non adempi ad un'obbligazione? Senza perdersi in chiacchiere, è applicato l'istituto della manus iniectio: il debitore rimane schiavo, finché non adempie con il lavoro.
Siccome il nostro non è uno stato di diritto, sono convinto che l'autotutela sia l'unica forma di rimedio rimastoci. Una sorta di legittima offesa è da teorizzare. E' molto triste constatare, dopo XVI secoli, che il diritto dei romani fu in assoluto il diritto più giusto.

Il popolo non è marketing.
E'meglio che le divette viziate rimangano nei loro parchi protetti

tratto da libero.it

Carina, solare, impegnata: ma Cameron Diaz si è macchiata di un crimine fashion che non potrà risolvere con il suo celebre sorriso. Insomma, indossare una borsa neo-grunge con la celebre scritta di Mao "Servire il popolo" proprio in Perù! E con tutte le borse che avrà nel guardaroba! I fatti: la bella attrice è nel Paese andino per girare uno special per Mtv Canada. Sta visitando Machu Picchu, è estasiata dal paesaggio, e indossa a tracolla la famosa bisaccia verde oliva: qualcuno le scatta le foto che faranno poi il giro del mondo.

La povera Cameron forse non sa che in Perù la rivoluzione maoista c'è stata... e che durante la guerrilla scoppiata per contrastarla sono cadute 70mila persone. Insomma, «girare per il Perù con una tale scritta in bella mostra equivale a indossare una T-shirt con su scritto "Forza Hitler" a Gerusalemme», fa notare un blogger americano.

Immediate le scuse dell'attrice al popolo peruviano: «Mi scuso sinceramente con chiunque ho inavvertitamente offeso. Questa borsa era un acquisto che ho fatto come turista in Cina e realmente non ho realizzato la natura potenzialmente offensiva dello slogan impresso».

..............
Ricordo che, quando andai alla giornata mondiale della gioventù a Colonia, ci fu una ragazza del mio gruppo che indossava proprio una maglietta con il faccione del più feroce e sanguinario dittatore della storia, Mao. Non fui capace di far comprendere alla viziatella borghese che per lei forse sarebbe stato meglio andare in qualche tribù no-global.

Picchia il vip!

Sunday, June 24, 2007

Pizzidiario.

Stamattina ho incrociato e conosciuto Francesco Gambella, un canoista che sta facendo il giro d'Italia in 80 giorni con il Kayak. Partito da Savona il 1° luglio, è già giunto in Campania e dovrebbe arrivare a Venezia nei primi di settembre.
Sicuramente è un'impresa che affascina e verso cui io, canottiere de "noantri", non posso non manifestare la mia ammirazione.

Cafoni: dicesi evasore fiscale mollusco di mezza età che scorazza su un'imbarcazione del valore non inferiore ai 200.000 euro e che, gradasso e a tutta birra, pretende di essere il padrone del mare, nonostante sia un pirata.
Un suggerimento a Visco: vada a pescare...

Fregatura: si ha una fregatura quando si esce in barca a vela e, mancando il vento mentre stai in mezzo al mare, tocca pagaiare fino allo stremo per ritornare in porto.

Ottimo baratto
:in questo momento rai3 sta trasmettendo una commedia di Eduardo De Filippo, mentre sugli altri canali ci sono comunque grandi films. Qualcuno sente la mancanza dei reality shows? Ah se la stagione televisiva non ricominciasse mai più...

Saturday, June 23, 2007



Roberto Murolo

Patriottismo!

Le idee che mossero il mondo.

Venerdì 22 giugno, alle ore 12,00, presso il Caffè d’Epoca , adiacente alla Chiesa San Ferdinando in Piazza Trieste e Trento a Napoli, avrà luogo una Conferenza Stampa di Pino Rauti per presentare il libro “Le Idee che mossero il Mondo, edito da Controcorrente. Saranno presenti anche l’editore Pietro Golia e Raffaele Bruno.

Sabato 23 giugno, alle ore 18,00 presso il Circolo Nautico Posillipo , Via Posillipo, 5, il libro “Le Idee che mossero il Mondo” sarà presentato al pubblico con una conferenza sul tema: “Nuovi scenari, nuovi poteri: le alternative”. Intervengono per un indirizzo di saluto l’on. Antonio Mazzone, presidente del Circolo Nautico Posillipo, l’on. Pino Rauti, Autore del libro, Pietro Golia, Editore di Controcorrente e Raffaele Bruno Coordinatore Editoriale e Vice segretario Nazionale Vicario del Movimento Idea Sociale.

Friday, June 22, 2007

La giustizia la fanno i picchiatori.










Abbiamo appreso che è bastata una protesta della Comunità ebraica e una manifestazione di scalmanati, probabilmente gli stessi che, recentemente, a Teramo hanno aggredito il prof. Moffa, per far sì che un Ministro della Repubblica, costringesse il Magistrato militare di sorveglianza di turno a revocare con decreto la decisione del Tribunale Militare che accordava a un vecchio ultranovantenne, Erich Priebke, il permesso di lavorare fuori dalla prigione in cui è rinchiuso a seguito del processo che lo ha condannato all’ergastolo. Quante volte abbiamo manifestato, ripetutamente in centinaia di migliaia per la liberazione di condannati senza prove o con false prove, come nel caso Valpreda? Quante volte abbiamo protestato contro gli arresti domiciliari accordati con mano larga a tangentisti, politici corrotti, ladri di regime, colti con le mani nel sacco e rei confessi, ancora in età di sostenere la carcerazione, e godenti di ottima salute fisica? Nessun ministro si è precipitato a convocare il Giudice di sorveglianza per revocare alcunché. Nel caso di Priebke, già assolto nel passato, poi in seguito a pressioni coordinate della lobby ebraica internazionale, arrestato, giudicato e condannato per gli stessi fatti per cui era stato assolto, è bastato poco per annullare una decisione del Tribunale a suo favore. Se la giustizia militare, in qualche modo si è ravveduta, tardivamente, e, in considerazione dell’età e della salute del condannato, ha accordato un piccolo beneficio, non si può dire la stessa cosa dei nostri politici così ossequienti verso tutto quello che è richiesta ebraica, sionista, israeliana. I politici margheritici-cattolici, i politici sionistri-pedemocratici e i politici filosemitici-rifondatori, dimentichi dell’imperativo religioso del perdono e dell’imperativo umanitario della considerazione per il debole e il vecchio, si sono dimostrati inflessibili, pronti, scandalizzati e moralistici nel perseguitare, su comando, chi non è gradito alla nostra comunità ebraica e a quella internazionale. Da quando in qua la sovrana decisione di un libero Tribunale della Repubblica viene così piratescamente messa in discussione dai nostri politici?In particolare chiediamo come mai coloro che si vantano di essere per la pace e la giustizia, ma che in realtà sono "sionistRi", fanno l’orecchio sordo alle numerose manifestazioni pacifiste contro la guerra in Afghanistan, contro l’allargamento della base americana di Vicenza o le manifestazioni a favore della Palestina e per un diverso atteggiamento del Governo italiano nei confronti dei palestinesi? E si inchinano alla prima richiesta di una, tutto sommato, piccola comunità etnico-religiosa transnazionale, si commuovono per la manifestazione di quattro esaltati turblenti e chiedono la revoca di decisioni legali? Dietro la scusa dell’antifascismo, che non ha senso di essere nel momento che nessuno sente il pericolo o la nostalgia del regime mussoliniano, e dietro la scusa della lotta all’antisemitismo, di cui non si vede nessun rigurgito all’orizzonte, i nostri "sionistri" manifestano soltanto il loro ossequio al sionismo ed ad Israele. Questi, e non un inesistente pericolo fascista, sono le vere minacce alla democrazia in Occidente e alla pace nel mondo. Questi e non altri sono i mostri da combattere. Ma siccome sono mostri veri, potenti, armati, minacciosi, davanti ad essi i nostri politici chinano il capo vergognosamente. Allo stesso modo i nostri eroi "sionistri" dimostrano la loro piccolezza politica e la loro disumanità. Non è segno di coraggio per chi pretende di cambiare il mondo e risollevare i deboli prendersela, fare la voce grossa e alzare l’indice accusatore con un uomo finito, uscito da un passato ormai sepolto, un uomo solo, vecchio e debole, dignitoso nel suo silenzio, patetico nella sua ostinazione.

Il totalitarismo della viltà
Nonostante la fretta di certi lettori, ho aspettato a commentare la ri-condanna del novantenne Priebke.
Aspettavo un segno dall’opinione pubblica: non di deplorazione (non si chiede troppo) ma almeno di sgomentata presa di coscienza di fronte all’inciviltà giudaica, e di dove essa ci stia portando. Per opinione pubblica non intendo i crostacei col telefonino, le larve che affollano stadi, discoteche e concerti pop e che formano la parte determinante del «popolo italiano»; ma chissà, qualche giurista, qualche «autorevole commentatore», speravo, avrebbe parlato. Magari qualche vescovo, di quelli che alla Messa funebre ingiungono ai familiari del morto ammazzato di «perdonare» l’assassino, subito subito, immediatamente, prima che il cadavere si freddi.
Nulla.
Silenzio corale.
Eppure la feroce insensibilità mostrata ai danni del vegliardo tedesco è segno della corruzione terminale del sistema di potere italiano, ancor più grave dei privilegi miliardari, dei lussi e dei saccheggi della casta dominante contro i cittadini-sudditi (anche se l’una cosa è conseguenza dell’altra: nell’inciviltà «tout se tient»): la lesione sprezzante delle norme, l’azzeramento plateale della certezza del diritto, infatti, ci dice che viviamo sotto un regime di arbitrio totalitario.Contro Priebke, la lesione del diritto è stata applicata più volte.
Assolto al processo militare per prescrizione, è stato rimesso in galera per ordine di un ministro tremebondo davanti alle piazzate di un centinaio di energumeni, che si sono macchiati di vari reati fra cui il sequestro dei giudici.Ora, la semilibertà operosa gli è stata tolta sotto la stessa pressione. Il potere si è rimangiato - in quest’unico caso - le leggi buoniste che infligge alla cittadinanza; si è rimangiato la filosofia penale che il sistema ha voluto «contro» l’opinione pubblica e su cui ci tiene la predica ogni giorno: la pena non deve essere «afflittiva», deve puntare al «recupero» del reo, «no alla pena di morte», riduzione dell’ergastolo a 25 anni, «nessuno tocchi Caino», indulti, amnistie a iosa… questo vale per matricidi efferati. Erika e Omar, che hanno sbudellato la mamma e il fratellino, sono già fuori. Non c’è verso, in Italia, che il più odioso pluri-omicida per motivi abbietti resti in carcere più di quattro anni. Ogni obiezione si scontra con lo sdegno pubblico: siete oscurantisti, siete senza pietà.
In Italia, un ultra-ottantenne, per legge, non è nemmeno processabile.
Ora sappiamo che, su pretesa rumorosa di quattro canaglie khazare, esse stesse passibili d’arresto in un Paese normale, queste norme ispirate (ci dicono) ai «principii di umanità» non valgono più.
Oggi, una torma di teppisti ottiene, contro Priebke, la cancellazione dei principi umani. Ma può accadere a chiunque di noi. Senza che una voce di pietà e di clemenza si levi dai nostri vicini e concittadini, il che è più agghiacciante: anche nell’URSS i vicini tacevano quando l’innocente di turno veniva prelevato dal KGB per il gulag o l’esecuzione «amministrativa» col colpo rituale alla nuca.
Non sto esagerando. L’arbitrio usato contro la SS quasi centenaria è la punta estrema della nascita di un nuovo «diritto» rovesciato, che già si manifesta in altri campi.

La lobby omosessuale sta attivamente operando per rendere punibile legalmente chi usi termini come «finocchio» e «frocio»; nello stesso tempo, gli omosessuali di Bologna mettono in scena uno spettacolo che è una ripugnante bestemmia fin dal titolo («La Madonna piange sperma»), e ottengono l’entusiastica sponsorizzazione della ministra dello spettacolo sodale di D’Alema e del sindaco Cofferati, le cosiddette «autorità pubbliche». Sponsorizzazione che poi i due hanno ritirato per opportunismo. Ma la sostanza resta: è vietato per legge offendere i culattoni, ma ai culattoni è lecito offendere i cittadini credenti.Nascono di continuo nuove leggi, che proteggono il male e vietano il bene. Il nuovo diritto non devono temerlo i delinquenti, ma le persone comuni.
Ed esso - il neo-diritto a rovescio, tutto unto di buonismo - già comincia a mostrare l’inconfondibile grinta coercitiva paleo-sovietica.
Esempio? Troppi insegnanti si sono dati malati per evitare la carica di commissario di maturità fuori sede: hanno ragione, i rimborsi non coprono la spesa di trasferta, e del resto attendono ancora i rimborsi dell’anno scorso.
Che cosa fa il ministro Fioroni, comunista non pentito? Manda la visita fiscale ai falsi malati. Con minaccia di licenziamento.
Ho spesso detto che la «sinistra» oggi al governo è in realtà il potere che protegge gli statali. Mi devo correggere: protegge gli statali con stipendio mensile superiore ai 7 mila euro.Mai ha mandato visite fiscali ai mascalzoni di Alitalia (1) e simili parassiti di lusso (non lo ha fatto nemmeno Berlusconi, del resto); la minaccia vale solo per poveracci tartassati dai bulli, a 1400 euro.
La legge non è uguale per tutti. Come nell’altra metafora del comunismo stilata da Orwell, «La fattoria degli animali», qualcuno è più uguale di altri.
La legge non è uguale per tutti: bella scoperta, direte.
Ma in questa forma è, in stato nascente, l’instaurazione del terrorismo di Stato, e non si dica che esagero. Fioroni, se avesse dalla sua l’opinione pubblica anziché il fiato sul collo della semi-rivolta sociale, ricorrerebbe al terrore sovietico fino al carcere e alla pistolettata. Visco lo fa già, rivolta o non rivolta.
Prodi e Padoa Schioppa hanno una gran voglia di fare altrettanto, di punirci per i fischi che ricevono dai sudditi. E’ solo una tendenza per ora, ma chiara e ineluttabile: come sapeva Lenin, quando ad occupare lo Stato è un potere illegittimo, che non può farsi obbedire suscitando fiducia e lealtà, esso deve ricorrere al terrore. I totalitarismi passati, che i giovani ignoranti non conoscono né hanno studiato, ci hanno insegnato che il terrorismo è sempre di Stato. Si deve spaventare per governare, quando si è incapaci di suscitare obbedienza nella libertà. La coercizione è conseguenza diretta della corruzione del potere, della sua illegalità fondamentale. Non ingannino le forme diverse.
Il terrore comunista discendeva da una visione del mondo proclamata (dittatura del proletariato, ossia della burocrazia comunista), da una idea monolitica.
Il terrore e l’arbitrio che stanno nascendo sulle nostre teste non ha visione, né ideologia: non nasce da una energia dittatoriale malvagia, ma almeno aperta.
Nasce da gente che trema di fronte a qualunque folla che fischia ed urla, dai vili che se la fanno sotto e sono pronti ad obbedire a qualunque pressione, a qualunque lobby, senza alcuna fermezza né ragionamento. Ciò non toglie che il terrore sia terrore, che lo pratichino Robespierre e Trotzki, oppure Parisi e Visco. Che l’arbitrio è la legge vigente a nostro danno, sia che venga da Mao o da Prodi. La forma tremebonda, vile e senza idee del potere costituito (occupante le istituzioni) non deve trarci in inganno: quei vigliacchi ci stanno imponendo un nuovo totalitarismo, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

La protesta ebraica sotto lo studio per il 1° giorno di lavoro di Priebke
Il trucco consiste in questo: che basta chiamarlo «democrazia» per accontentare i crostacei col telefonino, le masse da stadio e il corpo sociale dei finocchi.
Ma che l’esito possa essere ugualmente feroce del sovietismo, è già visibile ai danni di Priebke. Assolto da giudici e condannato da un ministro, semi-liberato dal sistema giudiziario buonista e ri-imprigionato da Parisi sotto sommossa degli intoccabili delinquenti di Pacifici.
Il vecchio dovrà cambiarsi i pannoloni da sé, dovrà regredire come accade ai novantenni chiusi in isolamento.
Non c’è pietà, nel sistema buonista.
Non c’è coscienza morale cristiana né diritto.
C’è invece la viltà dei media che tacciono o peggio acconsentono.
Che danno spazio agli ebrei vendicativi e spietati.
C’è la meschinità di un’opinione pubblica che non sa protestare contro questa spietatezza.
C’è l’impudenza generale: Priebke, viene continuamente ri-condannato per i fatti delle Fosse Ardeatine, commessi sessant’anni fa: sono fatti che i soldati americani in Iraq e in Afghanistan, e l’eroico Tsahal in Palestina, commettono sotto i nostri occhi, ogni giorno, e che vengono divulgati sui giornali.
E’ questa acquiescenza a rendere forte il nuovo totalitarismo dei vili; esattamente come la spaventata acquiescenza degli onesti rese invincibili i terrorismi totalitari passati. La conseguenza sarà la stessa: dopo Priebke, verranno a prendere anche voi e a mettervi dentro per sempre.
Basta che lo esigano i finocchi, basta che lo pretendano i picchiatori ebrei romani.Basta qualche furbesca scimmia come Mastella, che non sa che farsene della libertà di pensiero visto che non lo usa, a togliervi la libertà d’opinione.
Come ogni regime totalitario, la lotta comincia dalle parole: non dite froci, dovete dire «gay»; antisionismo è identico ad antisemitismo; non dovete dire «super-tassati», dovete dire «evasori» e così via.
L’impero sovietico fu una logocrazia, un dominio sul vocabolario ammesso.
E chi sbagliava parola, finiva al Gulag, dove la più piccola infrazione al «diritto sovietico» era punita come minimo con «un quartino» (di secolo: 25 anni di detenzione).
Direte: no, non è possibile che da noi si giunga a questo punto.
Siamo in Italia.
C’è il Papa…
A proposito, avete sentito un sospiro, una mite protesta sulla ferocia applicata a Priebke?
Eppure la spietatezza ebraica qui mostrata sarebbe un interessante spunto di riflessione ecclesiale, persino teologica. Si discute fra cristiani se Allah sia il nostro stesso Dio: i più inclinano a concludere di no, che quello è un Dio falso.
Ma che il dio degli ebrei non sia lo stesso nostro, pare da qui evidente.
Il nostro Dio è misericordia, vuole la pietà e il perdono.
Cristo chiarisce in più punti che chi non perdona al suo nemico non sarà perdonato. (2)
Il dio ebraico vuole vendetta, la sua sete di odio è inestinguibile, non si placa davanti alla fragilità, alla innocuità e alla vecchiezza.
Il diritto talmudico persegue senza amnistie, non conosce prescrizioni né «recupero del condannato».
Non è una novità, è tutto scritto nel Talmud e proclamato dai rabbini: c’è una legge per i giudei (sempre assolti e giustificati) e un’altra per i servi noachici, animali parlanti: spietata, insensibile al sangue di donne, vecchi e bambini.
In una parola: Anticristo. Il silenzio del Vaticano è il più spaventoso: conferma che la religione che riconoscono e a cui s’inchinano è ormai quella dei «fratelli maggiori», occhio per occhio; la sola religione obbligatoria rimasta.
E’ la viltà a suggerire quel silenzio di fronte al trattamento disumano subito da Priebke.
Per questo, non c’è difesa: toccherà anche a te e a me, prima o poi.
E tutti taceranno mentre ti porteranno via ammanettato, per aver detto «froci» ai froci.Ma anche per questa Chiesa che tace, il destino è segnato.
Il destino del sale che diventa insipido.


Maurizio Blondet

A tutti quelli che c'erano:
Napoli, 20 giugno 2007 - Poggioreale
Di tutto il convegno ciò che più è arrivato vicino è stata la Vostra rumorosa ed “orribile” musica che, comunque, nel silenzio del carcere è stata meglio di un’opera lirica. sono stato più di un’ora abbracciato alle sbarre cercando di trasmettervi la mia vicinanza, spero di esserci riuscito come Voi avete fatto con me. vi rinnovo la speranza che troviate un modo per unirvi ancora sia per la Verità, sia per la mia libertà, ma soprattutto per la Vostra felicità. Grazie a tutti. Con il cuore. Luigi.
Luigi Ciavardini


La mafia consiste nella combinazione di tre componenti:
1) La prepotenza. 2) Il branco 3) L'omertà.

E' prepotenza qualsiasi atto che comporti l'uso della forza e sia manifestazione di arroganza.
E' prepotenza l'urlo, l'intimidazione, la minaccia, la provocazione, la lesione, l'esibizione.

2) E’ branco lo strumento di cui si serve il mafioso per esercitare il suo potere.
Per essere branco non è necessario avere una personalità, ma basta eseguire l’ordine impartito dal padrino.

3)E' omertoso l’atteggiamento di condivisione o di sottomissione al mafioso.
E’ omertà se si assiste ad un atto di prepotenza e si reagisce con indifferenza.

Spesso quest’ultime componenti, branco ed omertà, convivono.

Non è necessario costituire un’associazione per delinquere per essere mafiosi; la mafia è un sistema, una filosofia di vita, un modo di agire.

E' mafia tutto ciò che non è scrupolo.
La mafia non uccide, ma distrugge.

Thursday, June 21, 2007

C'è giustizia a questo mondo:
(ANSA) - ROMA, 21 GIU - Il Verona e' retrocesso in serie C1 dopo il pari 0-0 con lo Spezia nella gara di ritorno dei playout di serie B. L'andata si era chiusa 2-1 per i liguri che con il pareggio al Bentegodi ottengono una storica salvezza. Protagonista della gara il portiere spezzino Santoni che ha piu' volte salvato il risultato con interventi decisivi, soprattutto nel primo tempo.
Siccome non meritano nemmeno un commento, mi limito a scrivere che ora stappo una bella bottiglia di spumante.

Dopo il golpe attuato da Padoa Schioppa contro l'ex generale della finanza Speciale, la sinistra - volendo sostituire il capo della polizia Gianni De Gennaro - ha ordinato alla magistratura di indagarlo per istigazione alla falsa testimonianza nel processo sui fatti di Genova 2001.
L'insegnamento che se ne trae è che la sinistra non perdona, ha aspettato di tornare al governo per vendicarsi. Punirne uno per educarne centro.

Caso Unipol, I DS vogliono una banca.
D'Alema, facci sognare.

L'esame DELLA maturità.
Lo voglio confessare al ministro fiorin Fioroni, credo che stamattina la mia traduzione di Seneca l'abbiano copiata tutte le terze del mio ex liceo. Alle 8.30, prima che il sito spione venisse oscurato, ero già entrato in possesso della versione e iniziava la mia certosina opera di costruzione. Benché l'impresa sia per me motivo di soddisfazione, trovo che con le nuove tecnologie sia fin troppo facile "barare" e lo sfizio viene meno. Ritengo che stia nelle regole del gioco trovare il modo per riuscire a scuola (e solo a scuola, non ai concorsi o nella propria attività professionale!) ad escogitare una via alternativa per risolvere il problema, però a patto che si parta dagli stessi mezzi. Al liceo ero famoso perché,un po' perché partivo da posizione svantaggiata per motivi "politici" e non potevo mai scegliere le tracce che più mi garbavano, un po' per pigrizia, un po' per sfida e e accanimento, le escogitavo tutte: si andava dalle lenze appese, ad un vero e proprio codice a matita sul muro. Il metodo prescelto dipendeva dalla materia e dal professore.
Ora, io ho fatto il grave errore di tornare a casa da Napoli per concentrarmi meglio sullo studio e non ho pensato che così mi sarei messo nei pasticci, perché è come se stessi rifacendo la maturità. Anzi peggio, perché ora mi viene trasmessa di riflesso tutta la tensione, mentre quando l'ho sostenuta io, ero tranquillissimo, distesissimo e con un senso di impotenza. Sapevo già che, nel mio caso, era stato già tutto deciso e, pertanto, davanti al destino ineluttabile, non mi sforzai più di tanto in occasione della terza maturità dell'era morattiana.
Leggendo l'ordierno post di Massimo
, mi sono ricordato che io alla prova scritta non ho potuto scegliere il tema che avrei preferito, ossia la traccia storica sui totalitarismi, e fui costretto per convenienza, rectius per quieto vivere, ad optare per quella di attualità.
Io, matematico mancato che in italiano non sono mai stato un drago, feci un bel tema prendendo 14/15. Già il voto, come è evidente, è di per sè indicativo della predisposizione che c'era nei miei riguardi, perché 14 su 15 è come il 29 su 30 all'esame universitario, una valutazione positiva che però ti fa innervosire.
Volli, sperando quasi che i miei professori lo leggessero rammaricandosi per non potergli mettere un voto,però, svolgere quel tema sui totalitarismi su "Onda", il giornalino per il quale scrivo assieme ad altri ragazzi, e tra il serio e il faceto lo intitolai "Ucronia di una maturità". Più che svolgerlo, in realtà, spiegai come l'avrei impostato e, alla luce dei documenti allegati, il motivo per il quale avrei contestato la traccia e scritto che il fascismo, diversamente che dal nazionalsocialismo e dai regimi comunisti, non fu un totalitarimo.
La mia ultima versione, manco a dirlo, riguardò Seneca e fu tosta, ma mai come la terza prova, dove scelsero materie che al liceo classico non contano nulla, a maggior ragione, come nel mio caso, se i professori sono mediocri.
Alle domande di geografia astronomica ed economia nessuno seppe rispondere, anche perché i professori - nella loro somma intelligenza - formularono domande su argomenti di programma mai svolti. Per gli orali, invece, dopo aver scritto una tesina con un leitmotive occulto mai citato(il fascismo!) e con all'interno, se non ricordo male, Pirandello, Polibio, il futurismo con Boccioni e Marinetti, Freud, Seneca( sempre lui!) e il nazionalismo, ripetei ben poco, già conoscendo il mio voto finale. Andai talmente disteso, però, che fui capace di rispondere a tutto, da Nietzsche a Dante. Io sono ancora convinto che qualcuno si impossessò di me per aiutarmi nella mia rinvincita morale finale per un'uscita in grande stile. Ricordo che addirittura risposi quasi stizzito a due domande: una sulle origini borghesi del nazional-socialismo, laddove feci la professoruncola una pezza, e un'altra riguardo alla mia tesina sul futurismo, che non era stata fatto nel programma e su cui l'unica domanda riguardò la loro posizione sulla guerra.

Non presi 100, fui l'unico degli aventi diritto nella mia classe a non avere nemmeno un punto di bonus a disposizione, ma ebbi la soddisfazione di essere l'unico a ricevere l'applauso dai compagni e ad andarmene da vincitore. Per me il liceo rimane un periodo negativo, laddove la mia esposizione politica mi portò ad avere non pochi problemi. Rimango convinto che la scuola sia un ritrovo per sadici psicopatici, a volte anche ignoranti, che riversano sugli studenti la loro frustrazione, invece che trasmettere loro valori ed etica. In particolare, nella mia esperienza, mi sono imbattuto in un professoruncolo di diritto sovietico che, oltre ad essere assai ignorante nella sua materia (non era manco laureato in legge), era anche un esaltato e faceva di tutto pur di farmi uscire 6 in pagella al terzo trimestre. Io, lo ammetto, ci mettevo spesso del mio, interrompendo i suoi comizi con domandine irritanti che lo smontavano e lo mettevano a disagio e, tuttavia, ciò è un esempio di come nella scuola italiana si riversino ex rivoluzionari arrabbiati che usano la loro posizione per indottrinare i propri discenti e rimuovere loro ogni tipo di coscienza. Nelle scuole capita spesso che non sia possibile a distinguere chi tra l'alunno e l'insegnante sia l'adulto.

Capita spesso, infatti, che chi sieda dietro la cattedra, l'esame della maturità non l'abbia mai superato.

Wednesday, June 20, 2007

Così Totonno 'a cacaglia, ovverosia sua maestà il re Antonio Bassolino, sta governando la Campania: una monnezza.


Diffondete dissenso, inserite nel vostro blog il banner del cacaglio più odiato dal Pizzino:

Contro l’Illuminismo.
Dal XVIII secolo alla guerra fredda, il nuovo lavoro dello storico israeliano Zeev Sternhell (Baldini Castoldi Dalai Editore, p.665), è un libro di storia delle idee. Tratta della rivolta intellettuale contro l’Illuminismo e i suoi principi fondanti (la libertà individuale, l’autonomia della ragione, il metodo scientifico), così come si è sviluppata dal XVIII secolo fino alla fine del XX. A partire dalla Rivoluzione francese, Edmund Burke, Joseph de Maistre e tutti i loro epigoni romantici hanno contrapposto alla filosofia degli Enciclopedisti una concezione della vita e della politica in cui quel che conta non è ciò che rende gli uomini uguali ma ciò che li rende diversi: la storia, la cultura, la lingua, l’etnia. Per duecento anni questa polemica non si è mai sopita e anzi è stata alimentata da nuovi autori e nuovi argomenti. Herder, Taine, Sorel, Spengler, Croce, Maurras, Berlin, per citarne alcuni, hanno criticato l’idea di una ragione «astratta» opponendole una visione «concreta» della vita, in base alla quale l’individuo è sempre immerso in una comunità e nella Storia. E’ partendo da un’approfondita analisi di questi presupposti che Sternhell ci dimostra come il nazionalismo, la critica alla democrazia, il risorgere di una religiosità militante siano il risultato non di un movimento antimoderno, ma di una diversa idea della modernità che ha radici lontane e con la quale dobbiamo fare i conti ancora oggi.
«Si forgia, da Herder a Spengler a Meinecke, un’altra modernità che per un secolo e mezzo non ha cessato di contrapporsi alla modernità razionalista, proclamandone il crollo dei valori. Questi valori potevano essere quelli del razionalismo dei Lumi, dell’umanesimo antico coi suoi principi radicati nella legge naturale, o della morale cristiana. I valori universali, così come i principi dell’89, la democrazia di Weimar o la Terza Repubblica, non sono crollati da soli. Non sono stati la ricerca della pluralità, né lo sviluppo delle scienze della natura, la scoperta che ci potevano essere più geometrie, così come mentalità differenti e psicologie dissimili, che dovevano produrre necessariamente l’idea che, allo stesso modo, c’erano più morali, più verità o più specie umane. L’idea di differenza comporta tanti pericoli quanto quella di uniformità. Ponendo l’accento su ciò che separa gli uomini, rifiutando l’idea che possa esistere una sola natura umana, lo si è visto, si provoca lo sfacelo dell’umanità.»
Di Zeev Sternhell, che insegna all’Università ebraica di Gerusalemme, ricordiamo, tra le altre opere, Nascita dell’ideologia fascista (1993), La destra rivoluzionaria. Le origini del fascismo in Francia 1885-1914 (1997), Né destra né sinistra: l’ideologia fascista in Francia (1997), Nascita di Israele. Miti, storia, contraddizioni (1999).


Buona lettura
!

Un'ora di verità.
"What's this?", si saranno chiesti ieri i turisti americani che, attratti dal palco che illuminava i tetri grattacieli, orbitavano attorno agli alberghi del centro direzionale. E vaglielo a spiegare che non si trattava di uno spettacolino organizzato dalla Jervolino per dare loro il benvenuto, né dell'anteprima della nuova tournèe del Veltroni cinema-rock-cabaret-so-ermejodetutti-ahò tour. Vaglielo a spiegare che si trattava di una manifestazione per la verità, perché in Italia certi processi sono istruiti non per accertare i fatti oltre ogni ragionevole dubbio, ma per condannare alla damnatio memoriae una determinata galassia politica e coprire i misfatti dell'altra. Io non ne sarei capace, ma - se qualcuno se ne fosse
sentito in grado - poteva farsi avanti e, da truce fascista, cimentarsi nell'impresa.

Mai come ieri il centro direzionale ha brillato di luce propria e, alla fine, quell'atmosfera un po'underground da uomini in mezzo alle rovine e un po' psichedelica con i colori del palco contrapposti ad anonimi grattacieli, da terminators che rifiutano l'omologazione,è stata calzantissima. Tanto più che, davanti al palco, c'era l'insegna di un albergo che rivelava un presagio: si chiamava Avalon, come l'isola su cui regnava Artù. Ieri i cavalieri della tavola rotonda sono giunti dalla terra dei giusti per portare giustizia.

Ieri sera a Napoli, in un quartiere vivo, per la presenza degli uffici, solo durante la giornata e fuori dalla città, è stata invocata l'intercessione della dea che regge una bilancia. Lo si è fatto in una zona simbolica, nei pressi del carcere. Lo si è fatto per manifestare la nostra vicinanza verso chi, da innocente, sta pagando per responsabilità che non sono sue. Lo si è fatto per un motivo preciso, perché quell'infame delitto, la più grande strage dal dopoguerra ad oggi, la bomba di Bologna del 2/8/80 non ha ancora il suo marchio di fabbrica, ma solo un falso(a Napoli si dice "appezzottato") e, alle 85 vittime, se n'è aggiunta, dopo 27 anni, un'altra differita. Massimo Sparti aveva mentito, lo sapevamo, lo abbiamo sempre saputo, ora ne abbiamo avuta la certezza:si è sempre contraddetto, si è sempre vantato di avere mentito, ora anche i suoi familiari lo gridano a gran voce. Ciavardini è in galera, ma da innocente e, dopo 10 processi, è stato condannato. Condannato oltre ogni intelligenza, oltre ogni ragionevole presunzione. E i magistrati non vogliono riaprire il processo.

Ieri a Napoli il ragionevole dubbio l'abbiamo simbolicamente abbattuto, così come, con la nostra musica, a forza di decibel, avremmo voluto far crollare gli uffici del centro direzionale. Non voglio santificare Ciavardini, la sua storia è piena di ombre e, però, quella strage non gli appartiene e, per questo motivo, ho voluto essere lì, proprio per affermare il principio contenuto nell'art 27 della costituzione secondo cui la responsabilità penale è personale e Ciavardini non può pagare per un delitto da lui non commesso, per il fatto di essere appartenuto ad un'area politica osteggiata dai pubblici apparati. La risposta alla chiamata alle armi in termini di presenze è stata buona. Se consideriamo le difficoltà per raggiungere il posto, 400/500 persone sono più che soddisfacenti. C'erano, purtroppo, più Romani che Napoletani, a dimostrazione del fatto che l'area qui da noi ha ancora difficoltà a ricostituirsi per ripartire. I presenti erano, però, riconducibili tutti ad un'area culturale, rectius ruotavano tutti all'orbita di una comunità ben definita. C'era il consigliere campano Ronghi, uno tosto, ma gli alleanzini, per il resto, erano minoranza. Oltre alle presenze, forse è opportuno contare anche le assenze e di fantasmini ne ne ho visti girare parecchi tra i palazzi spettrali.

Sto, lo ammetto, fregandomene della consecutio temporis e di ogni logica,allora riavvolgiamo la pellicola e ripartiamo dall'inizio: ieri pomeriggio si è tenuto un convegno organizzato dal comitato L'Ora della Verità sui fatti processuali inerenti la strage di Bologna. E' intervenuto l'avvocato Valerio Cutonilli,difensore di Ciavardini, Enzo Raisi della commissione Mitrokin,il radicale Taradash, Umberto Croppi che non ha bisogno di presentazioni, Semprini, l'autore del primo libro innocentista sulla pista fascista, Gian Paolo Pelizzaro, già consulente della Mitrokin e sostenitore della pista palestinese. In serata c'è stato un bel concerto di musica alternativa con vari gruppi.

Purtroppo io, impegnato nel primo pomeriggio e dipendendo da un passaggio, sono riuscito ad arrivare, dopo innumerevoli giri attorno alle isole del centro direzionale, solo in tarda serata. Ora questo non è il blog di una giovane teenagers, quindi vi risparmierò i nomi a mo' di elenco telefonico di tutti coloro che hanno partecipato all'iniziativa(molti mi leggono qui e il saluto è sottinteso!), però un aneddoto merita di essere raccontato. Apena arrivato, ho ricevuto una simpatica telefonata da un numero a me noto, ma da una voce a me sconosciuta:

- << Parlo con il Signor Pizzino? >>
- << In persona>>,
ho risposto senza capire chi fosse l'autore dello sfottò.
- << Non saprai mai chi sono e ora ti passo a...>>, è stata l'ultima replica.
La mia curiosità,alla fine, per essere appagata, non ha dovuto aspettare più di tanto: a farsi beffa di me non più di cinque minuti prima era l'avvocato, non Agnelli, ma il nostro Giusva(d'ora in avanti avvocato Peppe), il più insigne giurista
che abbiamo nella blogosfera. Devo ammettere che, pur avendo da blogger un sentimento di intolleranza per internet, è un veicolo straordinario per dare un'identità a persone con cui, altrimenti, non avrei mai contatti.
Se non fossimo stati lì per un motivo maledettamente serio, gli ingredienti per una
serata dedicata al.. omissis(per una serata distesa), c'erano tutti.



N.B.Le foto saranno pubblicate non appena ne entrerò in possesso.

Tuesday, June 19, 2007

Un articolo di Italo Cucci ripercorre la stagione del Napoli di De Laurentis

Ho i temi della maturità.
Freschi freschi dal ministero, pescati stamattina:

Indirizzo storico.La promozione del Napoli. Il candidato ripercorra le tappe salienti del trionfo azzurro soffermandosi, in particolare, sulla caparbietà del Pampa Sosa e sulle coreografie della curva A.

Attualità (articolo o saggio breve). Brutti, sporchi e cattivi. Ai fascisti è meglio dare la caccia per sterminarli tutti o chiuderli in una riserva per poi sterminarli senza dovergli dare la caccia? Si sviluppi l'argomento senza tralasciare né la grande epopea partigiana, né le avventure di Asterix il gallo.

Scienza. Effetto serra, l'aria irrespirabile che c'è da quando Prodi è al governo. I fagioli, questi sconosciuti.

Ambiente."O'sole mio, una canzone intramontabile".

Cronaca. Emergenza criminalità, le scritte sui muri nella provincia di Salerno.

Geopolitica. Il problema insoluto del terzo millennio. Si spieghi perché non è né la guerra, né la fame nel mondo, né il buco nell'ozono, ma le doppie punte di Angelica.

Letteratura.Ma il Pizzino ci è o ci fa? Si sviluppi l'argomento senza omettere di ricostruire le fasi del suo pensiero da quando ha odiato a morte Bassolino fino a quando lo ha schifato a morte.

Monday, June 18, 2007

A due vittime dell'odio politico.

Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola.
17 giugno 1974 - 17 giugno 2007 Presenti!

Il fascio sventola al Bernabeu

Fabio Cannavaro,difensore napoletano della nazionale campione del mondo e pallone d'oro, ha sventolato davanti alle telecamere una bandiera italiana con un fascio littorio al centro durante i festeggiamenti del Real Madrid campione di Spagna.

La dignità di uomo
Il 23 marzo del 1944, quando il comandante Kappler, ricevute le disposizioni direttamente da Hitler, in seguito all'attentato dei Gap di via Rasella, ordinò al suo giovane tenente di far parte del plotone di esecuzione passato alla storia come l'eccidio delle fosse Ardeatine, Erich Priebke doveva ancora compiere trentuno anni.Era un soldato e, da soldato, eseguì l'ordine legittimo che gli era stato impartito da un suo superiore. L'episodio segnerà per sempre la sua vita, già piena di difficoltà e ostacoli.
Di famiglia prussiana Erich Priebke nasce il 29 luglio 1913 a Hennigsdorf, nelle vicinanze di Berlino e rimane orfano di entrambi i genitori a sette anni. Accolto nella casa di una zia materna, a 14 anni viene avviato al lavoro nel settore alberghiero. Ventenne, emigra in Italia per lavorare in un hotel della costiera ligure, poi a Londra ed in fine, tornato in Patria, si arruola nella polizia ottenendo così anche i gradi militari di appartenente al corpo delle SS.
Scoppiata la seconda guerra mondiale, come tenente di prima nomina fu inviato in Italia presso l'ambasciata tedesca con funzioni di vice Polizei Attaché. Dopo l'otto settembre fu inquadrato nell' Aussenkommando Roma che svolgeva funzioni di polizia. In seguito prestò servizio a Brescia e alla fine della guerra, scappato da un campo di prigionia, si rifugiò a Vipiteno riunendosi a moglie e figli.
Emigrato in Argentina nel 1948, dopo una vita di intenso lavoro, da pensionato si dedicò per vent'anni alla comunità tedesca di San Carlos di Bariloche, diventando presidente sia dell'associazione culturale germano-argentina che della commissione direttiva del prestigioso istituto tedesco "Primo Capraro".
Quando la sua storia fu portata a conoscenza del grande pubblico tramite un servizio della TV americana ABC, nel 1994, le autorità italiane vollero la sua estradizione.
Una volta in Italia, dopo un primo proscioglimento, venne riarrestato e riprocessato per essere condannato a 14 anni e poi in appello definitivamente all'ergastolo. O
ggi novantatreenne
, mentre - tra indulti, pene alternative e premi - la certezza della pena non è applicata per nessuno, Priebke sconta il suo ergastolo in detenzione domiciliare ed è di fatto il detenuto più anziano in Italia. Nei giorni scorsi il provvedimento del tribunale militare di sorveglianza che gli permette di lasciare i domiciliari per andare a lavorare, ha suscitato diverse reazioni. I poteri forti (nemmeno tanto occulti!) hanno cercato di fare pressione contro il provvedimento, dimenticandosi forse delle condizioni in cui versa la nostra giustizia. Il Messagero ha censurato un sondaggio perché la maggior parte dei lettori si era pronunciata favorevolmente al provvedimento del tribunale di sorveglianza. Le lobbies ebraiche e l'ANPI (che ormai tessera d'ufficio anche i teenagers per non scomparire...), le stesse che un mese fa hanno aggredito impunemente a Teramo i professori Faurisson e Moffa, hanno manifestato sotto l'abitazione dell'ex Capitano, costringendolo a recarsi sul posto di lavoro in motorino. C'è da chiedersi perché questi zelanti cittadini non si mobilitino anche per il terrorista Cesare Battisti o Adriano Sofri, o non si indignino per coloro che manifestano a favore di assassini eversivi incarcerati.
Tanto più che Priebke è a tutti gli effetti un perseguitato politico.
L'Italia, infatti, nel ventennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha promulgato provvedimenti di indulto e (successivamente) di amnistia in favore di coloro –Fascisti e Antifascisti- che erano stati condannati all’ergastolo per reati commessi nel periodo tra il 25 luglio del 1943 e 2 giugno del 1946. Nel giugno 1966 è stato promulgato il D.P.R. 4.6.1966 n. 332 che prevede[va] la concessione dell’amnistia: a) per i reati commessi dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946 da appartenenti al movimento della Resistenza o da chiunque abbia cooperato con esso, se determinati da movente o fine politico, o se connessi con tali reati ai sensi dell’art. 45, n. 2, del Codice di procedura penale; b) per i reati commessi, dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946, anche da altri cittadini che si siano opposti al movimento di liberazione, se determinati da movente o fine politico, o connessi con tali reati ai sensi dell’art. 45, n. 2, del Codice di procedura penale. Tra i reati in questione, come detto, rientrano anche quelli puniti con l’ergastolo.
La Cassazione ha, tuttavia, escluso l’applicabilità dell’amnistia in favore di Erich Priebke in quanto l’amnistia ivi prevista si applica soltanto ai cittadini dello Stato italiano e non anche ai cittadini stranieri, atteso che il provvedimento di clemenza si proponeva un fine di pacificazione nazionale fra i cittadini italiani in relazione agli eventi bellici interni seguiti alla caduta del regime fascista ed alla nascita della c.d. Repubblica sociale italiana.

Priebke, in pratica, sconta la pena dell’ergastolo non per la gravita’ del reato ascrittogli, ma in qualità di cittadino tedesco: se la strage fosse stata commessa da un italiano, avrebbe usufruito dell'amnistia. SE avesse ucciso “COME italiano” oggi sarebbe libero.

La mafia.

Una sera di giugno.
E’ la notte tra il 28 e il 29 maggio 1979 quando gl’inquilini di via Montebuono, nel quartiere Trieste, a Roma, vengono svegliati da grida disperate. Chi si affaccia vede un corpo riverso nel cortile di un condominio, ai piedi di un muro alto cinque metri. Arriva la polizia, poi un’ambulanza. Si tratta di Francesco Cecchin, uno studente diciottenne, conosciuto come attivista missino. E’ in condizioni gravissime e ci si chiede come abbia fatto a precipitare in quel cortile. I giornali del mattino non riportano neppure la notizia, ma i suoi familiari e i suoi camerati sanno qual è la verità. Francesco Cecchin era sceso di casa insieme alla sorella per una passeggiata fino a via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante. Poco dopo mezzanotte, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all’edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall’auto scende un uomo che urla all’indirizzo di Francesco: “…E’ lui, è lui, prendetelo!”. Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l’aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina. La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: “Francesco, Francesco!”; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Il corpo di Francesco viene quindi rinvenuto in fondo ad un cortile, in posizione supina, distante circa un metro e mezzo dal muro alto cinque metri, perde sangue dalla tempia e dal naso e tiene ancora strette nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una storta che spunta tra le dita, e in quella destra un pacchetto di sigarette. Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore. Il 16 Giugno 2007, come ogni anno, i camerati sono tornati in piazza Vescovio per ricordare il sacrificio del loro fratello massacrato. Ci sono ragazzi che non lo hanno mai conosciuto, ci sono antichi fratelli che non lo hanno dimenticato. Li, dove Francesco è sopito a terra per poi cadere in un coma profondo ogni anno la terra tuona e si sente forte una voce che s'alza:

Camerata Francesco Cecchin”, PRESENTE!

Nel dubbio.

Family Day:stasera avevo appena finito di vedere al tg1 le scene disgustose della sfilata degli invertiti e stavo tirando fuori dal portone di casa il motorino, quando una bambina mi si è avvicinata chiedendomi di non chiudere il portone perché così poteva farci un giro. "Se lo sorvegli tu non lo chiudo", ho proposto. "Certo", mi ha risposto. Il disgusto mi è subito passato, perché una parola a volte può valere più di tanto frastuono. Effetto teraupetico.

Bugie: intervenuto al gay pride, il protosocialista Enrico Boselli avrebbe dichiarato "Io penso che....". Eh no, caro Boselli, sono parole forti e menti sapendo di mentire. Al massimo puoi sbilanciarti con io dico, giammai con l'io penso.

Carnevale é finito...ma non vogliono capirlo!
Non c'è nulla da fare, non hanno capito che carnevale viene solo a febbraio e, nella loro perversione, hanno bisogno di sfilare travestiti almeno una volta al mese. Sarà, verosimilmente, uno dei tanti effetti collaterali della loro malattia. Per il resto nessuna novità: solite pacchianate da tamarri, soliti insulti contro la Chiesa, la Tradizione, le famiglie (non c'è bisogno di aggiungere normali, la famiglia è tale di per sè ed è una) e tutto ciò che va contro i loro capricci. Dopo il flop del c.d. "coraggio laico", dove la corazzata Bonino e co. non riuscì a portare più di 2.000 persone in piazza contro i 2 milioni e passa di manifestanti del family day, i radical-paracomunisti-scimmiodi, coriacei, ci hanno riprovato sfilando assieme a tutti i poteri forti che li sorreggono. Ora, siccome a volte un'immagine vale più di mille parole e io sono dichiaratemente antiomofilo, vi posto le foto che ho trovato a caso(e non capziosamente) sul sito del quotidiano ufficiale del partito radical-comunista, il Corriere della sera. Le foto sono tratte sia dal cosiddetto coraggio laico che dall'odierna carnevalata. Non riuscirete a distinguerle, perché il leitmotive tra le due carnevalate è sempre lo stesso: insulti e pacchianate, pacchianate ed insulti ed, ancora, pacchianate, pacchianate, pacchianate, insulti, insulti, insulti. Da notare, infine, come sia questi manifestanti che questi politici siano soliti travestirsi.
Ah Putin, quanto ci serviresti!


Ecco a voi uno dei tanti manifestanti. Se loro si travestono da prete/vescovo è uno dei tanti insulti villani che possono fare al buon costume e che c possiamo aspettare da parte dei pervertiti. Se noi ci travestissimo come i froci, finiremmo per rendergli onore. La differenza è tutta qui, è questione di stile.


Non riesco a capire che bestia sia, dalla coda sembrerebbe un pavone.


Il fidanzato della Bonino.


La Bonino dopo aver visto il suo fidanzato.
N.B. Non riesco a capire se sia travestita oppure no



Baffetto, incapace di occuparsi del dicastero che dirige, preferisce cianciare in piazza...oh bella!


Marco Di Lello, in quota sdi, è l'assessore al turismo della regione Campania. La sua incapacità vale più di ogni altra parola...


Tutti per Pecoraro Scanio!


Anche questi per Pecoraro...


Questi cercano Franco Giordano che li ha abbandonati sull'altare...


...quella del segretario comunista è stata una fuga d'amore, perché ha deciso di sposarsi con costoro.


Il capriccio. Le lobbies vorranno accontentarli?


Il fidanzato ufficiale di Pecoraro Scanio: forse ignora che il ministro si sta dando alla pazza gioia...

La Pollastrini non è stata avvistata, pare che si sia infrattata
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Sunday, June 17, 2007

"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi dovranno essere cittadini esemplari.Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare nal più breve tempo possibile le ferite della patria..."
B.M.

Tuesday, June 12, 2007

La sinistra è defunta, ora seppelliamola.

Mercato: è stata presentata ieri in casa Fiat la punto elettrica. La macchina costerà 5.000 euro,centomila la prolunga

Affari: Bin Laden sarebbe entrato in società con Fabrizio Corona. Una notizia esplosiva.

Misteri: trovato un cinese morto in Valle D'Aosta. Svelato il giallo di Cogne.

Popolarità:bagno di folla per Bush in Albania, ma qualcuno, invece di omaggiarlo, gli ha sfilato l'orologio dal polso. Tempi moderni.

Politica: "la mia vita sarebbe stata tutta rose e fiori se non fossi stato allergico al polline", ha dichiarato Romano Prodi dopo il summit con i leader di rosa nel pugno, margherita, quercia, verdi.

Approfittando della confusione dovuta ai festeggiamenti per la promozione del Napoli, dei delinquenti hanno saccheggiato un negozio di abbigliamento nella centralissima piazza Trieste e Trento. Il proprietario lo ha denunciato dalle vetrine, dove ha attaccato foto dell'assalto, ritagli di giornale e una richiesta di collaborazione da parte di chi ha visto: "Acquistiamo qualsiasi tipo di testimonianza", ha scritto.

Monday, June 11, 2007

E' TEMPO DI PARTITO UNICO!
Da Benevento un invito a Fiore e Romagnoli.

Chiaroscuri mediatici e d'interesse politico sul trentennale dei Campi Hobbit tenutisi al palasport Parente, in Benevento, sabato 9 giugno. Ha organizzato Achille Biele, direttore del giornale Benevento; lo ha coadiuvato Raffaele Bruno, direttore della Voce del Sud. Anarchici e centri sociali avevano spergiurato che non avrebbero fatto parlare i fascisti e avrebbero invece occupato la città. Si spera per loro che la figura patetica che hanno fatto si debba alla concomitante gita a Roma di alcuni elementi per inscenare la finta opposizione a Bush, perché nella città campana i contestatori si sono divisi in tre gruppi composti ciascuno di qualche misera unità pur avendo aderito alla nostalgica rappresentazione d'isteria un po' tutte le sigle stantie, compresi Udeur e Italia dei valori. Molto folta la rappresentanza di forze dell'ordine (polizia e carabinieri) con altri graduati delle varie armi, molte macchine ma ben poche unità d'intervento celere. Quasi che gli ufficiali vivessero l'occasione di una visita annunciata di europarlamentari più come una passerella che come un'emergenza, vista la reale consistenza dei cani abbaianti e incapaci di mordere. Tanto a lungo abbaianti e così incapaci di mordere e persino di mostrare i denti che i convenuti al Palaparente hanno inscenato un lungo e irridente coro da stadio “Dove sono gli antifascisti?”. Il palazzetto era gremito. Quattrocento persone attendevano notizie dai singoli rappresentanti di tutte le schegge di un mondo imploso, singoli rappresentanti che avevano dato la loro contemporanea adesione; un fattore da cui molti (l'illusione è sempre l'ultima a morire) speravano di poter ricavare un qualcosa di positivo per il futuro. Tra i microbig si sono visti solo due segretari di partito, Luca Romagnoli, della Fiamma Tricolore, eurodeputato, e Roberto Fiore di Forza Nuova. La loro presenza è stata molto gradita dagli astanti. Gli altri si sono ammalati improvvisamente o hanno avuto impedimenti familiari. Niente Rauti, che inviava un portavoce, niente eurodeputato Alessandra, illustre per discendenza, che inviava un portavoce, niente Tilgher. Ovvero niente armonia o possibilità di costruzione comune in vista. Eppure più o meno tutti i presenti, sia che parlassero a nome proprio, sia che lo facessero come portavoce del proprio segretario, hanno insistito sulla necessità di essere uniti ed hanno accusato entità non meglio identificate di “volerci divisi perché hanno paura di noi”. La gente si è chiesta perché mai, se davvero pensano questo, abbiano rinunciato a cogliere l'occasione per almeno parlarsi. Forse non sarà che “ci vogliono divisi” sia una formula di comodo impiegata da molti che temono di confrontarsi? Quest'interrogativo restava senza risposta e aleggiava ancora in serata alla chiusura del riuscito convegno.Il convegno, in cosa è riuscito? Sicuramente nell'entusiastica e nutrita partecipazione, poi nella sua globale trasversalità inter-neo-postfascista. Ha fornito l'occasione per una serie di riflessioni che non si sono limitate alla nostalgia dei tempi andati ma a rivendicare la volontà di partecipazione e, in particolare, di comunicazione (Francesco Mancinelli) che si è andata smarrendo. Ha fornito l'occasione per ricordare la figura di Generoso Simeone, l'organizzatore del primo Campo Hobbit che non è stato omaggiato solo dalla figlia Marina ma, ben prima, dall'intera sala in piedi. Ha permesso ad altre voci (Gianluca Iannone) di rimettere in discussione l'immaginario surreale e fantasy e alcune fughe dal reale. Ha permesso a molti (in particolare a Roberto Prozzo) di ricordare che si voleva, allora, farla finita con le nomenclature della partitocrazia ma che oggi sono quelle ad aver vinto e ne subiamo la logica anche nella destra estrema miniaturizzata. Ha permesso ad Alfonso Colarusso, a nome dei Volontari Nazionali, di lanciare un accorato appello al ritorno all'armonia e alla normalità. Una normalità rimpianta anche da Leo Valeriano.

Più fascismo, meno democrazia.

Di seguito é pubblicato l'intervento fatto da Gabriele Adinolfi al trentennale del primo campo hobbit a Benevento.Il Pizzino non sente di poterlo condividere in toto e, pur tuttavia, vi trova molti spunti interessanti, soprattutto riguardo alla "terapia" proposta per rilanciare l'area.

Campi Hobbit, tre decenni dopo. Personalmente ho tenuto un intervento critico e controcorrente. Ho ricordato che trent'anni fa, quando si tenne il primo Campo Hobbit, avevo ventitre anni ma non ci andai, come non andai a nessun altro Campo Hobbit. Non per avversione a quei tentativi ma perché avevo da tempo, con i miei camerati, deciso che non era più possibile illudersi di cambiare un partito, di offrire mutazioni dal basso in alto per delega. Credevo allora nell'azione diretta e non ho cambiato idea. Ciò premesso ci furono in quei Campi Hobbit eventi interessanti e meritevoli. Ne venne fuori una linea ecologica, l'immaginario di un'Europa da attraversare anche in tracking o in autostop e soprattutto, quando ci fu, una bella ironia che venne importata dalla Francia. Il bilancio però non è, a mio vedere, in positivo. Perché quella generazione chiedeva sostanzialmente due cose. La prima: di cambiare una classe dirigente sclerotica, sterile e fuorviante che invece restò in sella. La seconda: maggior partecipazione e una vera attualizzazione. Ma l'attualizzazione fu fittizia visto che ebbe bisogno di trasformarsi in fantasy (del resto quest'operazione se da Roma in giù fu innocente da Roma in su fu anche una fuga dalle bastonate che si lasciavano prendere agli altri, a quelli che non pensavano ai folletti...); e la partecipazione, soprattutto, si tinse di depravazione democratica. Perché ogni conoscenza tradizionale e gran parte dei suoi simboli c'insegnano che l'orizzontale ha senso solo se s'impernia sul verticale; su qualcosa di spirituale, gerarchico (alla Pavolini, senza fronzoli, funzionale, intercambiabile ma sempre e profondamente sacro). Se partecipazione diventa diritto d'opinare, se si dimentica che la conquista della cittadinanza, dunque del diritto, si ottiene solo dopo aver adempiuto al dovere (come insegnano i pellirossa, i romani, gli antichi), se si ragiona per individualismo e per diritti scontati dell'individuo, allora si è talmente orizzontali da essere stesi. E oggi siamo stesi. E lo siamo anche perché quella generazione, a furia di voler essere accettata dagli altri ha inziato a riflettere la cultura altrui e ad accusare il fascismo e il neofascismo di quello che i comunisti del fascismo e del neofascismo dicevano, che era sempre falsissimo. Molti di quella generazione non ressero la pressione e vollero dimostrare agli altri e a se stessi (amavano già il Grande Fratello?) di non essere come venivano dipinti; ovvero di non corrispondere a quello che la propaganda nemica attribuiva a noi. Se avessero rivendicato il vero contro la caricatura, se avessero dimostrato che fascisti vuol dire fascisti e non quel frankenstein di costruzione avversa, avrebbero avuto ragione ma cedettero alla caricatura; vollero non essere “maledetti” e, per farlo, si spinsero fino ad autentiche manifestazioni di antifascismo, cultuale e interiore, E accettarono tutte le menzogne senza mai aprire gli occhi per confrontarle con la verità. Ciò accadde per la vulgata della strategia della tensione ma anche per cose più spicciole. Ho letto di persone che avrebbero riaffermato il ruolo della donna in un mondo maschilista. Nello stesso mondo che aveva creato l'esercito femminile, le Ausiliarie, e che, proprio negli anni Settanta aveva in Terza Posizione cuib misti in cui si trovavano anche dirigenti femmine e persino responsabili regionali donne! Ma quell'impulso, quel volersi fare accettare dagli altri fu un peccato mortale e una mina del nostro stesso essere, una mina che deflagrò rovinosamente. Leggo che molti dell'amarcord dicono orgogliosi, parlando di Campo Hobbit, “Il Manifesto si accorse di noi”; difatti scoprì dei fascisti meno fascisti e più vicini alla generazione rossa di allora. Ebbene io rilancio il Lotta Continua de “Il superuomo di borgata esce allo scoperto” con tutta l'angoscia stupefatta dell'ultrasinsitra per lo “scippo” del proletariato operato dai fascisti. È di questo e solo di questo che sono nostalgico! Abbiamo il coraggio di riguardare agli anni Settanta e a quella generazione, la mia, con occhio critico! Fu una generazione orfana ma fu anche una generazione che volle uccidere il padre; e senza padre non esiste famiglia. Non sono i dico, sono i non-padri che minano la famiglia! E non solo la famiglia.C'è troppa orizzontalità, troppa poca verticalità anche quando pretendiamo di alzarci in piedi: la nostra torre, quella di cui oggi parliamo con nostalgia, più che ogni altra cosa fu una Torre di Babele. E se oggi siamo ridotti così non è come andiamo dicendo perché ci temono e quindi ci dividono ma perché siamo dei nessuno, incapaci di qualsiasi armonia e di qualsiasi profondità. Perché abbiamo perso il centro, la verticalità e la coscienza. Perché abbiamo mutuato democrazia, e democrazia vuole anche dire rassismo, così come le piccole tirannidi sono da sempre l'ancora di momentaneo salvataggio dell'informità democratica alla deriva. Prima di cercare accordi, unioni, desistenze, cerchiamo noi stessi e, soprattutto, troviamoci! Partiamo da qui, da queste considerazioni, per raggiungere ordine e armonia. Meno democrazia, più fascismo, meno destra più fascismo. Anzi: fascismo e basta!


Gabriele Adinolfi