Friday, August 31, 2007

Il sole non sorge più ad est.

Clicca sulla foto e poi ri-voltati

Ti facciamo un blog così: clicca sulla foto!

Domani si parte con il palinsesto ufficiale!

Thursday, August 30, 2007

Dedicata ai cultori del villaggio globale.
Perché - Hobbit

Perché abbiamo gli arbitri ostili
"Non ha tardato ad alzare la voce anche in Serie A, Aurelio De Laurentiis. Con molto garbo, bisogna dirlo, il numero uno del Napoli si è lamentato del calendario, dopo lo sfortunato esordio contro il Cagliari. Troppo caldo, non si può giocare così, lo sfogo in sintesi del produttore cinematografico. Parole che gli sono costate una ramanzina da parte del presidente di Lega, Antonio Matarrese, intervenuto ai microfoni di Kiss Kiss Napoli, come riporta Napolimagazine.com: 'è un contratto da rispettare con le tv. De Laurentiis forse si è momentaneamente dimenticato dei contratti con Mediaset e Sky. La tirata d'orecchie è diventata, per Matarrese, l'occasione per consigliare al patron del Napoli un approccio diverso alle problematiche del mondo del calcio: Laurentiis è stato abilissimo a riportare il Napoli in alto, ma bisogna dare tempo al tempo. L'importante è che maturi la sua esperienza nel calcio, non dimenticando che nel cinema è all'avanguardia nel mondo. Capisco che vorrebbe tutto e subito, ma invito De Laurentiis a essere più moderato. Deve capire come funziona la macchina calcistica.

Nell'ambiente mafioso vale come primo avvertimento...

Cari studenti, fotocopiate tutti i libri!

Circa 700 Euro. Questa è la cifra incommentabile che bisogna spendere ogni anno per studiare alle scuole superiori. Secondo stime ufficiali, la geografia del caro scuola presenta considerevoli diversità di regione in regione con picchi al Sud. Il record sui prezzi scolastici è detenuto dai licei scientifici di Palermo dove si può arrivare a spendere 1.800 euro solo per i libri del liceo. Anche la Capitale però non sembra andarci per il sottile. Gli istituti tecnici capitolini fanno spendere il doppio rispetto a quelli milanesi, anche se il capoluogo lombardo si rivela il più caro se si prende come riferimento il primo biennio del liceo classico. Maglia nera anche a Napoli, dove la spesa media è di quasi 300 euro e le scuole "troppo care" sono il 65 per cento.

Fino al 2005 il Ministero dell'Istruzione aveva fissato un tetto massimo di spesa per i libri, poi - con l'insediamento di Fioroni - non ci sono state più iniziative in tal senso. Dietro questa situazione vergognosa c'è un vero e proprio mercato -che specula sull'adozione del testo obbligatorio - con scambi di affettuosità tra i professori e le case editrici. Gli studenti cercano di risparmiare organizzando o frequentando mercatini del libro usato o sperando di passare i libri già acquistati e utilizzati ai propri fratelli minori, ma anche questo tentativo viene spesso aggirato dalle case editrici con finti aggiornamenti che di solito interessano 2 o 3 paginette. I professori, che pretendono il libro aggiornato e lo cambiano ogni anno, fanno il resto.

Qual è dunque la soluzione a questo scempio?
Aspettare che venga abolito l'adozione del testo obbligatorio - in questo modo verrebbe meno la corte che i rappresentanti fanno ai docenti - e, nel frattempo, risolvere il problema fotocopiando i testi. In ogni città italiana esistono fotocopisterie che rilegano il libro che interessa per 4 o 5 euro.

Wednesday, August 29, 2007


Gli azzurri non mollano.
Il Napoli, pur giocando in 10 per quasi tutta la partita, è riuscito ad eliminare il Livorno dalla coppa italia. L'attacco è ancora da registrare.

Tuesday, August 28, 2007

Il MSI lo sosteneva già 15 anni fa.

La Giunta della vergogna
A Monfalcone (Gorizia) la giunta comunale nega il permesso, dapprima concesso, per l'apposizione di una targa in memoria dei martiri delle Foibe.

Dietrofront del Comune alla richiesta avanzata dal Comitato 10 febbraio.A Monfalcone non sarà apposta alcuna targa in memoria del drammadelle foibe e dell’esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.L’amministrazione comunale alla fine ha risposto picche, con unastringatissima nota dell’assessore comunale alla Cultura StefanoPiredda, al Comitato 10 febbraio. Nonostante che a giugno il sindacoGianfranco Pizzolitto, dopo aver congelato l’iniziativa, nonessendone stato messo al corrente dell’inizitiva, avesse negato cifossero problemi di natura politica.Il «no» dellamministrazione comunale di Monfalconenon sembra invecedovuto a problemi organizzativi. A dettarlo pare sia stata piuttostouna riunione di maggioranza in cui Rifondazione comunista e il PdCiavrebbero posto un preciso veto all’apposizione della targa inpiazzale Tommaseo, nel rione di via Romana. Il comitato, da partesua, subito dopo il rinvio, due mesi fa, dell’inaugurazione dellatarga, perché l’iniziativa non era stata portata in giunta propriodall’assessore Piredda, si è mosso per compiere il corretto percorsoautorizzativo. Il comitato ha rinnovato la propria richiesta il 25giugno, facendo seguito agli incontri con gli assessori alla Culturae ai Progetti di quartiere Andrea Montagnani e con il sindaco. Nelladomanda inoltrata al Comune il Comitato indica come motto daiscrivere sulla targa quel «Ti con nu, nu con ti» di anticatradizione dalmata, affiancato dalla scritta «in ricordo dei martiridelle foibe e degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia». Il comitatosuggerisce come data dell’inaugurazione il 16 settembre, ricorrenzadel sessantesimo anniversario del secondo ritorno di Monfalconeall’Italia. L’amministrazione ci riflette su due mesi, ma per dareuna risposta negativa, non accompagnata, comunque, da alcuna
riferimento alla nota del 25 giugno l’amministrazione comunale non ritiene di dar corso alla richiesta». Poche e asettiche righe, da cui emerge però comunque chiaro, secondo il segretario cittaidno di Forz Italia, Giuseppe Nicoli, il condizionamento dell’estrema sinistra, «ferma su posizioni politiche di cinquant’anni fa, per altro già condannate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Il segretario di Fi esprime quindi condanna nei confronti del sindaco Pizzolitto che «aveva assicurato che non c’erano problemi di natura politica all’apposizione della targa e invece si fa trascinare dalla miopia di un assessore che punta ad accontentare solo la sinistra più ottusa». Il Comitato 10 febbraio parla invece di «comportamento scorretto che dimostra come l’amministrazione comunale sia ostaggi della sinistra radicale». «Oltretutto la vicenda - dicono irappresentanti del Comitato - è stata gestita da persone che non\ avevano autorità per farlo. Sorprende che nel 2007 ci siano tali\atteggiamenti di chiusura. Molti Comuni hanno aperto le porte al ricordo della tragedia delle foibe, dell’Istria e della Dalmazia». Introvabili ieri sindaco e assessore alla Cultura, il segretario cittadino di Rifondazione comunista, Alessandro Saullo, conferma che«sì c’è stata una riunione di maggioranza in cui si è valutata l’iniziativa come un tentativo di strumentalizzazione».

Monday, August 27, 2007

“Non crediate, cari amici, che noi, i maiali, agiamo spinti dall’egoismo o al fine di assicurarci dei privilegi. (….) Noi siamo dei lavoratori intellettuali. La direzione e l’organizzazione di questa fattoria dipendono interamente da noi. Giorno e notte vegliamo per il vostro benessere. Ed é per il vostro bene che beviamo questo latte e mangiamo queste mele.”

La Fattoria degli Animali, George Orwell.

Fammi sentire la voce.

Ammettilo,sei musicalternativa dipendente? Vuoi per forza il testo impegnato? Quando ti chiedono che musica ascolti, rispondi imbarazzato con una perifrasi rock-folk-country-metal-soul? Magari stai appena imparando a suonare la chitarra e i primi accordi che sperimenti puntano tutto su Lucio Battisti? Il Pizzino ha trovato la soluzione alla tua emarginazione musicale, avendo escogitato la sintesi tra il commerciale e la contestazione al sistema. Questo blog può vantarsi di essere stato tra i primi ad aver apprezzato Fabrizio Moro, giovane cantante romano che ha sbancato a San Remo grazie a "Pensa", una bella canzone contro la Mafia che ormai è un successo consolidato. Per questo non può esimersi da un rinnovato apprezzamento in virtù dei suoi nuovi prodotti musicali. Subito dopo la vittoria di San Remo, la sinistra ha cercato di strattonarlo immediatamente per la giacchetta cercando di abbagliarlo con il richiamo del palcoscenico televisivo, ma Fabrizio Moro non si è lasciato corrompere e ha saputo conquistarsi la sua platea grazie alla sua indubbia capacità.
"Fammi sentire la voce" è un vero e proprio inno contro il politicamente corretto con messaggi chiari contro il falso perbenismo ( Non mi sono mai fidato delle persone calme/Di quelli che parlano tanto ma non concludono mai/ Di quelli che piacciono tanto ai miei/Hai presente il primo della classe/Quello che da grande non pagherà le tasse/Non si sa perchè e per come/ Chi parla tanto ha sempre e comunque ragione ), i falsi valori di ieri ( non mi sono mai fidato nè di Fidel Castro/ ), e quelli di oggi (di chi usa troppo la narice/Non mi sono mai fidato della mia ex...Adesso invece dal suo vicino si fa filmare nuda con telefonino no/
Non mi sono mai fidato di chi dice che cantano i valori ). Ed è proprio quest'ultimo il leit motive che ritroviamo anche "Ci vuole un business:

e c'è chi paga meglio le veline e i calciatori/
esiste gente che non mangia,per un pezzo di pane,/
se la rischia e neanche poco e all'Isola dei Famosi/
non si mangia per gioco,se non sei bello come Costantino alla Tv,/
le buone prospettive,non ci sono più... /

Che poi continua:
<"o studi o lavori",guarda i muratori,guarda gli ingegneri,
guarda quelli rossi, guarda quelli neri,
ma poi decidi tu,serve personalità,che tu faccia lo spazzino,
o l'università,all'inizio ci ho creduto e poi mi sono domandato,
perchè gli ho dato retta? ora sono uno sfigato>>

Temi, insomma forti considerati nel loro insieme come lotta in ogni sua manifestazione per l'affermazione della volontà dell'individuo. Temi come quelli contro la droga dalla cui dipendenza Fabrizio Moro ha saputo uscirci a testa alta.
Buon ascolto.

Bossi ha ragione!
Basta allo stato sanguisuga che ci toglie la vita

Bossi ha pienamente ragione e fa bene a scagliarsi con toni duri contro i nullafacenti che campano sui soldi e il lavoro altrui grazie alla politica politicata. Bossi ha parlato al suo popolo, ma le sue parole hanno valore per chiunque non ne possa più di essere vessato. Tanto più che effettivamente Cavour e Garibaldi erano degli stronzi (oltre che dei manipolatori, dei ladri, degli assassini o dei massoni al soldo di un paese straniero), essendo i principali responsabili della decadenza dell'ex floridissimo Sud.

Ricordandovi che è legittimo resistere con ogni mezzo ad uno stato che affama i suoi sudditi, ripetiamo la notizia del giorno, visto che i tg l'hanno strategicamente sorvolata:

in autunno aumenteranno i prezzi di luce, gas, pane, latte, pasta e libri scolastici. Questo stato ormai non ha nessuna autoritarietà per imporre la sua volontà. Pertanto, quando il suddito - come sta avvenendo in Italia - viene affamato, umiliato e vessato è giusto che egli si ribelli, resistendo con ogni mezzo alla arroganza e alla prepotenza.



Le parole di Bossi:
«Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c'è sempre una prima volta A Roma - ha detto il capo del Carroccio - pensano: "Al nord sono un po' pirla. Parlano ma poi pagano, quindi non diamogli niente"». Però secondo il leader della Lega «se la Lombardia potesse chiudere i rubinetti, l'Italia morirebbe in cinque giorni, perchè l'Italia vive con i soldi della Lombardia». Per questo motivo, secondo Bossi, la protesta fiscale «è una cosa pericolosa per i romanofili e per tutta la banda di chi vive e non paga le tasse». «Finora - ha chiosato - gli è andata bene. Allo stato italiano interessano solo i nostri soldi».

«CAVOUR E GARIBALDI» - Bossi ha poi spiegato che in tutto il mondo «le rivolte fiscali hanno portato alla nascita degli Stati moderni». Poi ha fatto citazioni storiche dicendo che la gente del Nord ha creduto «stupidamente ai Cavour e ai Garibaldi, tutti stronzi. Siamo qui - ha sottolineato - per far nascere quello Stato che doveva nascere con un patto tra Venezia e la classe politica milanese. Oggi tocca a noi fare la Padania che non fu fatta allora. Il destino ci dà questa possibilità e bisogna andare fino in fondo. Noi non ce ne andremo fin quando avremo raggiunto i nostri Parlamenti la nostra libertà, non prima».

Pregustando l'evento.


La Fiamma è Rock, il resto è lento.

Sunday, August 26, 2007

Un momento di follia.

Nonostante nel mio paesello da 4 soldi ci siano 20 vigili (di cui 5 per fare attraversare su una striscia pedonale, 10 per fare multe a chi non può parcheggiare non esistendo parcheggi e 5 per rompere l'anima a chi porta a spasso il cane), è permesso ai ragazzini urlare cori da stadio liberamente alle 4 di notte fregandosene della gente che dorme e non perde la sua giornata.
Io - che ho il sonno pesante - stanotte mi sono svegliato di botto, mi sono affacciato alla finestra e ho gridato: "bestie, andate a pascolare altrove".

Non avendo ottenuto nessun risultato, anzi l'effetto contrario, e essendo consapevole di non poter contare sui carabinieri, sono sceso - preso per la collottola i due Cazzilli di 18/19 anni - e li ho minacciati in pubblico davanti ad altra gente, promettendo loro un sonoro PALLIATONE se non avessero smesso di pascolare. La minaccia ha avuto l'effetto sperato, la stazza ha fatto il resto.

Preso dall'esasperazione, sarò passato per un pazzo, un guappo e un facinoroso,
ma ho avuto l'ennesima dimostrazione che, se uno si comporta da mafiosetto
facendo valere la legge del più forte, campa assai meglio, perché l'autotutela è molto più efficace.

In questo paesuncolo mi sto stressando più di quando sono a Napoli, dove in piena notte non ti svegliano gli ultras in erba. Quando io sto fuori fino a tardi, non mi sono minimamente di urlare in un centro abitato.

Possibile che sia così difficile capire per i novelli cazzilli che fanno i forti solo i deboli, perchè - oltre ad essere incivili - sono anche dei codardi?
E' una regola di convivenza elementare che parte dal rispetto, solo che....di rispetto non ce n'è più ormai.

Un Vecchietto Pensionato.

Fessi e contenti.
Eroi moderni

Visionari: il pilota Fisichella ha pagato parte delle tasse arretrate e ora si considera un esempio facendo la predica a Rossi. Ai 60 milioni di italiani che hanno sempre pagato puntalmente non resta che prendere esempio?!

Spavalderia: a Garlasco, il paese sconvolto dieci giorni fa dal delitto di Chiara Poggi, ha fatto la sua apparizione il fotografo Fabrizio Corona. Il protagonista di Vallettopoli ha così spiegato le ragioni della sua presenza: "Sono venuto qui a cercare di fare il mio lavoro, onesto e pulito e forse riesco a farlo meglio di voi". Il fotografo ha detto che il delitto di Garlasco, con i suoi risvolti, può diventare "una grande storia in questo anno". Alla domanda sulla ragione della sua presenza a Garlasco, alla fine Corona ha ammesso: "Sono qui per una esclusiva". Il paparazzo che si fionda sul posto della tragedia fa già di per sè notizia. Allora, che aspetti? A casa subito sintonizzati alla tivvù per non perderti una parola.

Goliardia: ci prendono in giro tutti, il governo che aumenta tutti i generi di prima necessità e le associazioni consumatori che se la cavano con la pagliacciata dello sciopero della pasta. Ci hanno cucinato ben bene.


In autunno, aumenteranno i prezzi di luce, gas, pane, latte, pasta e libri scolastici. Questo stato ormai non ha nessuna autoritarietà per imporre la sua volontà. Pertanto, quando il suddito - come sta avvenendo in Italia - viene affamato, umiliato e vessato è giusto che egli si ribelli, resistendo con ogni mezzo alla arroganza e alla prepotenza.

L'arbitro Bergonzi falsa il risultato del San Paolo.

Deprimente è stato vedere Mastella farsi fotografare in tribuna vip con De Laurentis, salvo poi fuggire per Ceppaloni prima della fine della partita. Avrebbe fatto meglio a rimanersene con Sandrina come ha fatto sempre negli ultimi 6 anni, quando era necessario agire.

Terroristico è stato far scendere le squadre in campo alle TRE DEL pomeriggio del 26 agosto, perché la sera avrebbe incontrato l'opposizione di Sky e le 16-17 di Mediaset che trasmette in tv le azioni salienti. Terroristico anche per chi la partita l'ha vista sudando quanto chi giocava.

Incomprensibile il comportamento dell'arbitro Bergonzi (voto 4) che ha fischiato falli ad ogni sospiro come se si stesse giocando a subbuteo e si è inventato un rigore invisibile, salvo poi sorvolare su due falli da espulsione diretta.

Inconcludente è stata la campagna acquisti del DS Marino, che prima ha tirato al risparmio e poi si è lasciato prendere la mano stravolgendo la squadra. Bisognava mantenere l'ossatura del gruppo con acquisti mirati di esperienza e dai piedi buoni (Nocerino, Foggia, Quagliarella, Floro Flores, Di Natale, Langella, Esposito per citare qualche campano, o Bianchi, Giuseppe Rossi, Recoba e Papa Waigo per pensare alle trattative sfumate in maniera assurda); invece sono stati operati aquisti validi solo in prospettiva, ma nessuno dei quali - salvo Hamsik (voto 7) - ancora pronto per il campionato italiano. Servivano urgentemente due esterni, ma è l'unico ruolo di cui la dirigenza non si è occupata: Savini(voto 3 come sempre!) o Rullo non possono giocare in serie A (e nemmeno in B).

Venendo alla partita d'esordio, ribadiamo da subito che il Cagliari è sembrato una squadra bene organizzata e cinica che ha saputo distruggere il gioco degli avversari e ripartire velocemente con pochi passaggi. Tutto quello che dovrebbe fare un Napoli senza nè arte nè parte che pretende di giocare da grande squadra senza esserlo. Nel primo tempo gli azzurri sono stati troppo compressi, macchinosi, talvolta leziosi,
senza mai riuscire a costruire azioni pericolose; nel secondo - dopo la spinta iniziale dovuta all'ingresso di Zalayeta (voto 5,5) - hanno subito psicologicamente l'inaspettato goal di Matri e...il rigore realizzato da Foggia. Il Napoli tutto sommato meritava di pareggiare, avendo costruito 3 palle goal limpide (clamoroso il palo!) con Hamsik e Bogliacino (voto 7: mai più in panchina!). Nel complesso, però, la partita è stata deludente: troppo possesso palla, poca profondità; troppa prevedibilità, poca grinta; troppa improvvisazione, poca intelligenza. Per amor di sintesi, è bene scrivere solo che il Napoli ha mantenuto i vizi e perduto le virtù della stagione passata.

La lezione che se ne può trarre è che il Napoli migliore è quello vecchio, avendo io visto le cose più interessanti da Bogliacino e De Zerbi, entrambi entrati nella ripresa. La difesa, nonostante tutto, rimane la nostra forza e, in trasferta - non dovendo da matricola costruire il gioco - potrebbe tornarci utile. Calajò (voto 4) fa sempre gli stessi errori con l'aggravante che ora non possiamo più permetterci di fare sistematicamente 8 fuorigioco a partita e avere un centravanti che non sa smarcarsi. E' assolutamente sopravvalutato!

Quali sono, pertanto, i rimedi? Puntare sulla vecchia guardia che ha fatto del gruppo e del senso di appartenenza i suoi punti di forza (Iezzo, Domizzi, Cannavaro, Maldonato, Garics, Bogliacino, e De Zerbi) inserendo in aggiunta Hamsik, Contini, Zalayeta e Lavezzi. Blasi può rappresentare un ottimo rincalzo per Bogliacino - il vero cervello della squadra - Gargano deve ancora crescere. Con tali accorgimenti la squadra, se imparerà a giocare con umiltà da provinciale, potrà salvarsi senza problemi. La zona Uefa è assolutamente fuori portata. Tuttavia, non c'è da essere pessimisti: il Napoli è superiore al Cagliari, solo più ingenuo. Deve solo maturare.

Rallegratevi pertanto, ora non possiamo fare altro che risalire, perchè il fondo l'abbiamo già toccato. Ed è meglio così, perchè non serve a nulla abbattersi, anche perchè le nostre rivali non sono andate meglio. La squadra c'è e va solo registrata per prestazioni migliori.


p.s. forse avrei fatto meglio a godermi una delle ultime giornate di mare.

Saturday, August 25, 2007

Il Pizzino arriva là dove gli altri non possono

Thursday, August 23, 2007

Levateje er vino II, la vendemmia:
"benvenuti a Disneyworld” è la nuova rubrica ufficiale che porterà questo blog a schierarsi per Enrico Letta segretario del Pd e a votare Veltroni alle prossime elezioni". Freedomland, ovvero Simone Bressan.

Levateje er vino è una rubrica (non nuova, perché qui tutto è una novità) che IlPIzzino ha voluto dedicare appositamente al giovane e già rincoglionito Freedomland. Ricordo agli amici degli amici di Cosa Nostra che costui è tra gli aggregatori di tocqueville, il più grande aggregatore di blogs vicini al centro-destra. Domanda: che affidabilità possiamo ricevere da uno che cambia opinione e frequentazioni a seconda delle stagioni?

Meglio: in TQ le varie anime della Casa delle Libertà sono rappresentate in proporzione al consenso che ricevono tra l'elettorato o c'è uno squilibrio a favore di movimentuncoli vicini all'area più progressista e filoradicale che non hanno nessun radicamento in concreto? Possiamo considerare Tq ancora un aggregatore di Centro-Destra o è solo il braccio armato dei riformatori liberali?

Non mariniellizzarti, non portare borse a nessuno!

p.s. Continuate pure a scrivere fregnacce, che IlPizzino in estate fa fatica a trovare materiale di fattura pregiata.

Mia cugina va in giro a dire che io sono comunista e juventino. Chiudiamo un occhio per il comunista, ma su juventino non transigo. Meglio frocio e radicale...anzi no.

Astronomia: la Luna è un satellite terrestre che, come dice il nome, sorge un'ora dopo la mezzanotte.

Sfoghi: "cosi' non si puo' andare avanti", mi ha rivelato stamattina un vecchio gambero.

Definizioni: l' Album, insieme al Tuorl, forma l'Uov.

Tipi tristi: Come giocatore di tennis ed anche come nome proprio, Gustavo era un imperfetto. Doveva migliorare il servizio: in campo entrava spesso con le posate sporche; le sue battute erano troppo lunghe, tanto che, per raccontare una barzelletta, impiegava almeno 20 minuti.

Stitichezza: Nonostante esista l'eguaglianza dei water, meglio conosciuta come parita' dei cessi, alcuni pregiudizi sono molli a vivere, ma soprattutto duri a morire.

Discriminazioni: le donne negre non possono firmare cambiali, esistendo a tutt'oggi solo la tratta delle bianche.

Visioni: Cose mai viste, direte voi, e perccio' adatte ad una citta' di non vedenti, che poi esiste ed e' Praga, dove tutti sono cechi dalla nascita e dove, dopo un concerto dal vivo, Stevie Wonder e Ray Charles si salutarono dicendosi: "Speriamo di vederci presto".

Domande esistenziali: perche' i negri fuggono per fame dai loro paesi quando, rimanendovi, costituirebbero tutti insieme un gruppo nutrito?

Perche' un battesimo nella citta' di Sacramento vale doppio?

Perche' un film sulla cresima si chiama 'Il Padrino parte prima' ? E la madrina, allora, prende il treno successivo?

Un impiegato sulla riva del fiume prese un giorno di ferie ed invento' il ponte.

Casi della vita: il top della fortuna è toccato al signor Honda, al quale il medico ordino' di fare un po' di moto.

Problemi: si possono ospitare dei dottori in salotto o i sanitari devono stare per forza nel bagno?



P.s. Ascolta RadioBandieraNera, l'unica web radio vaccinata dal virus radicale.

Wednesday, August 22, 2007




Foto concerto per Ciavardini.





Caro Prodi, la Calabria è già morta da tempo.
Viaggio nella mia Crotone: mafia, disoccupazione e clientelismo.
Il regolamento di conti di Duisburg, se non altro, ha avuto il grande merito di far parlare i mass-media della Calabria. La Mafia, pur ignorata, si è potuta finalmente esibire su un palcoscenico internazionale, sapendosi imporre come il prodotto italiano più e meglio esportato all'estero. The home made mafia ha ancora un vasto target e il mondo politico, l'ambiente che la rinnova, dovrebbe prenderne atto con più audaci finanziamenti. Quando si va in un negozio all'estero, per evitare la fila ed essere trattato meglio, basta dire di essere from Sicily, terra che rievoca un prodotto che apre tutte le porte (provate per credere). La 'Ndrangheta, purtroppo, invece, non è pubblicizzata a dovere e, infatti, non si identifica appieno con la nostra nazione, benchè la sua natura sia totalitaria al pari delle altre organizzazioni criminali radicate sul territorio.

La faida di San Luca, se non altro, ha avuto il grande merito di rilanciare il prodotto italiota sul mercato e di rappresentare al meglio il rispetto per la tradizione che si nutre in Calabria. La faida è iniziata per uno sgarro di cui le nuove generazioni non hanno memoria, eppure ci si continua a sparare: una dimostrazione emblematica di attaccamento alle proprie radici. Cari lettori, avrete sicuramente visto le immagi di San Luca in tv: un paesiello arroccato nell'Aspromonte con case sgarrupate, strade non asfaltate, abitanti che sembravano usciti dal secolo scorso. Verosimilmente, come in molti centri abitati della Calabria, poco più di trent'anni fa, non si indossavano nemmeno le scarpe. I paesielli della Calabria, in questo senso, per arretratezza si somigliano tutti: pochi giovani, tanti anziani che passano le giornate giocando nella piazza principale a carte, donne che vestono ancora come un secolo fa, il boss - al cui passaggio tutti si tolgono il cappello - e pochi notabili, gli unici esentati dall'ossequio al boss (il medico e farmacista del paese, l'avvocato, il notaio).

Mio nonno apparteneva ad una famiglia di notabili di Cutro, centro del Crotonese: a 14 anni lasciò la Calabria per andare a studiare in un collegio della Campania e laurearsi in medicina a Napoli. Rimase, tuttavia, sempre legato alla sua terra e alla sua famiglia; vi tornava ogni mese per un giro di visite e persino, quando era tempo di elezioni, per impedire l'affermazione dei comunisti. Mio nonno è stato un mito; pertanto, benchè conosca poco la terra dei miei padri, non dimentico le mie origini per metà crotonesi. Sono stato due volte in quella terra: la prima volta la lasciai speranzoso, la seconda capì che per Cariddi il coma è irreversibile.

Già la strada che si percorre per arrivarci, la Salerno-Reggio (un percorso ad ostacoli più che un autostrada) lascia presagire il peggio. L'uscita di Sibari è il preludio ad uno scenario apocalittico, laddove l'uomo è riuscito ad erigere tutto ciò che di più brutto è immaginabile. L'edilizia abusiva, almeno sulla costa ionica, la fa da padrona e la strada è intervallata da brutture in cemento mostruose. C'è l'opera pubblica appaltata agli amici degli amici e mai utilizzata, c'è l'abitazione, ci sono le villette a schiera per i villeggianti in mezzo ad una campagna. Uno scenario non comprensibile per chi non l'ha visto con i suoi occhi. Il mattone in Calabria non ha mercato, costando un appartamento 1/200 euro al m2,così il malavitoso locale la speculazione edilizia non la come un immobiliarista di città che acquista immobili in blocco tenendoli vuoti per far salire i prezzi, ma preferisce costruirsi direttamente il proprio bunker. Tanto in Calabria lo spazio è l'unica cosa che non manca e da Sibari fino Cirò marina l'indignazone è unica.

Arrivati a Crotone il paesaggio cambia, essendo caratterizzato dalle fabbriche ormai dismesse - che ricordano alla città di essere stata il primo(!!) polo industriale calabrese - e un porto animato da pescherecci. La città di Pitagora conserva poco dell'antica Kroton e della sua nobile storia e, tuttavia, nonostante la politica politicata, è rimasta una bella cittadina sullo Ionio: ha un bel lungomare, un bel duomo, un bel centro storico, i bei resti del castello di Carlo V, il castello di isola Capo Rizzuto e i resti archeologici di Capocolonna. Per il resto, l'edilizia - come ovunque in Calabria - lascia assai a desiderare.

I miei parenti mi hanno spiegato che è difficile capire quanti abitanti abbia realmente Crotone, perché l'emigrazione giovanile è costantemente in crescita e non può essere quantificata. Per le statistiche demografiche sono 60.000, in realtà la cittadina si ripopola davvero solo in estate, quando ai giovani in trasferta forzata
scade il co.co.co. La disoccupazione giovanile a Crotone supera il 30% e per lavorare, spesso, bisogna ricorrere all'aiuto del padrino politico.
Quando sono andato a Crotone era tempo di elezioni e ho potuto vivere sulla mia pelle il significato più autentico di voto di scambio. Tutta la campagna elettorale è stata impostata sulla disoccupazione e persino le liste
sono riempite in questa funzione. In un comune, dove in teoria ci sono sessantamila abitanti, gli aventi diritti al voto sono quarantamila scarsi e in concreto a votare
ci va solo la metà, i candidati erano più di OTTOCENTO. Un numero non raggiunto nemmeno dalle tre metropoli italiane. Lo si fa per riempire le liste e lo si fa, promettendo a chi si candida per quella famiglia (soprattutto giovani!), un'occupazione. Di solito non si tratta che di una vana promessa ( nella speranza, uno si butta, nun se po' mai sapè...), ma capite bene che - in questo modo - il voto d'opinione (senza considerare le pressioni esterne della malapolitica) viene meno.
Si vota il candidato della famiglia e,così facendo, si riesce anche a calcolare facilmente quanti voti si possono ottenere e a capire, attraverso la sezione in cui uno è iscritto, il voto di chi viene meno. A Crotone la seconda repubblica non è mai arrivata, ci si divide ancora tra democristiani, socialisti e comunisti. Nel 2001, per la prima - dopo praticamente quaranta anni - vinse per la prima volta il centrodestra, ma anche questa ammistrazione si lasciò attrarre dalla marmellata e l'ex sindaco fu coinvolto in uno scandalo di tangenti e corruzione. Roba che non scompone in Calabria, da quelle parti è impossibile fare politica e non essere coinvolti, anche perché ci sono forze maggiori a cui rendere conto. L'elettorato, però, alle scorse elezioni non volle perdonare e, infatti, l'amministrazione tornò a sinistra con un secco 81% a 19%, forse lo ricorderete, perchè si è trattata della vittoria più schiacciante in Italia degli ultimi 10 anni. Un plebiscito che neanche l'Emilia o la Toscana ha mai visto.
Crotone si trova formalmente in Italia, ma la situazione è simile a quella della Albania, forse peggiore, perchè la situazione così come è attualmente, se si continua a perseverare sulla medesima frequenza, non potrà mai migliorare. Perciò fa ridere l'appello di Prodi ai giovani calabresi per il riscatto della loro terra. Ai giovani calabresi per sopravvivere non resta altro che emigrare per sfuggire ad una sorte infelice tra stenti, criminalità, disoccupazione e pressione dei potenti. Tanto più che la situazione di Crotone è assai migliore rispetto a centri come Lametia Terme o l'Aspromonte, perchè da quelle parti; se sbagli a parlare, la pallottola te la prendi in fronte nella piazza centrale del paese, di modo che tutti possano imparare come ci si comporta.

La massima di un mio zio è in questo senso sintesi emblematica: è meglio fare il clandestino al Nord piuttosto che il professionista in Calabria.

Ernest Hemingway sosteneva che il mondo fosse un bel posto e valesse la pena lottare per esso. Ne condivido la seconda parte.

p.s. Mio nonno, che ha sempre votato per la DC, negli ultimi anni ha ripescato nella cantina un busto in bronzo del Duce. Busto che oggi io conservo gelosamente nella mia stanza. Se Mussolini fosse riuscito a durare un altro ventennio, oggi la Calabria vivrebbe un'altra realtà. Stavolta non possiamo manco prendercela con i Piemontesi; per i Borboni esisteva solo la Campania e la Sicilia, il resto era solo uva da pigiare.

Tuesday, August 21, 2007

Sempre più integrato!

Un anno fa, in un caldo pomeriggio d'agosto, IlPizzino irrompeva pericolosamente per la prima volta in rete, assicurando di essere totalitariamente integrato nel sistema mafiocratico italiano. Infatti scriveva:"è storia nota che in Italia non c'è stata solo la dittatura fascista, ma anche quella di Pluto, Pippo e Paperino...ma ora che finalmente la libertà è tornata...e tutti i comici sono andati al governo...nell'impossibilità di riarruorale chi copre già alti incarichi, è nato il Pizzino...una vocina sommessa assolutamente integrata nel sistema". Un anno fa, nel giorno del suo genetliaco, Il Signor Pizzino, prima di congedarsi dal suoi lettori, sperando che non fosse solo un auspicio, dedicava a sè stesso dei versi di Zio Whalty. Poi, con formula già ampiamente sperimentata, baciava le mani ai suoi padrini.

Si aspetta una nuova alba.

Continuità
Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
Nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del
mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
L'apparenza non deve ostacolare, né l'ambito mutato
confonderti il cervello.
Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.
Il corpo, lento, freddo, vecchio - cenere e brace dei
fuochi d'un tempo,
La luce velata degli occhi tornerà a splendere al
momento giusto;
Il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e
meriggi;
Alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della
primavera,
Con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

Walt Whitman

Sunday, August 19, 2007

Non ti mariniellizzare!


Il solito articolo mediocre dell'Unità.

Saturday, August 18, 2007

Gli abusi che nessuno vuole vedere.
Sono circondato. Ormai nonposso più uscire di casa senza un solerte vigile (di solito vigilessa) mi fermi e mi intimi di sparire. Pensavo che passare un mese intero in costiera mi avrebbe rinfrancato,mai potendo prevedere che sarei stato il protagonista di una caccia all'uomo. Evidentemente agli amministratori locali non basta che per trovare un posto in motorino si debba letteralmente buttare il sangue, nè che i tu-rustici tentino ripetutamente di fare incidente con me, infatti -per rendere la sfida più avvincente - hanno ingaggiato sceriffi armati di paletta e naturale predisposizione ad andare a quel paese. Ogni volta che torno a casa, motorino o bicicletta che sia, mi intimano di non passare; quando esco con il mio cane, mi marcano a zona perché in agosto i cani - secondo loro - se la devono tenere. Non mi ha stupito, per questo, sapere che un tu-rustico ha corcato di botte uno degli sceriffi. Anche perchè questi, mentre sono eccessivamente zelanti per le sciocchezze; ignorano ciò che, invece, farebbero bene ad osservare. In costiera segnalare l'abuso non si usa e, ciò rilevato, viene a gravare sulla coscienza di molti il crollo a Conca dei Marini di una terrazza a picco sul mare che ha causato 9 feriti, dei quali quattro molto gravi. In costiera ogni centimetro quadrato è sottoposto a vincolo ambientale , pertanto, anche aprire una finestrella è un terno al lotto; però, se si è amici degli amici, tutto diventa facile e molte porte possono aprirsi. Le conseguenze di questa mentalità mafiosa si sono viste oggi pomeriggio e, peggio, sono stati dei villeggianti a pagarle. Meno male che ci sono io a tenere occupato la polizia municipale, altrimenti non saprebbe come passare la giornata...

Buona anche la seconda.

Una tripletta di Lavezzi permette agli azzurri di superare il Pisa e di qualificarsi per il terzo turno di Coppa Italia, dove affronteranno sempre al San Paolo il Livorno. Lì vorrò vedere sangue amaranto, sia in campo che sugli spalti.
Soprattutto sugli spalti

Irlanda agli Irlandesi.

ERESIA!

Che voti AN non ce ne può fregar di meno e manco ci sorprende(è perfettamente in linea con il dibattito culturale che c'è tra i Gianfranzo's boys), ma non si permetta più di usare il Duce per le sue sporche mire. Lui, che è l'espressione più immediata del pensiero debole, il più grande statista dell'Italia unita non è nemmeno degno di nominarlo

P.S. PICCHIA IL VIP!

fonte www.libero.it
Voto Alleanza Nazionale ma sono mussoliniano nell'animo perché ne ho respirato il pensiero sin da bambino. Nella mia casa natale di Bagnolo Po (in Romagna) troneggia in bella vista un busto di Mussolini. I miei erano fascisti e la loro ideologia l'hanno riversata su di me". E' l'annuncio choc di Lele Mora che, intervistato da La Nuova Sardegna, rilancia il Duce e il fascismo.
Che voti AN non ce ne può fregar di meno e manco ci sorprende, ma non si permetta più di tirare in ballo il Duce per fini personali. Ormai Lele Mora è bollito se ne faccia una ragione: lui con l'etica fascista non c'entra nulla, è al contrario l'espressione più immediata del pensiero debole.

Thursday, August 16, 2007

L'Italiano medio in vacanza

Le sei regole del CUIB

1) La legge della disciplina: sii legionario disciplinato, perchè solo in questo modo sarai vittorioso. Segui il tuo capo nella buona e nella cattiva sorte.

2) La legge del lavoro: lavora. Lavora ogni giorno. Lavora con amore. Ricompensa del lavoro ti sia non il guadagno, ma la soddisfazione di aver posto un mattone per la gloria della Legione e per il fiorire della Romania.

3) La legge del silenzio: parla poco. Parla quando occorre. Di’ quanto occorre. La tua oratoria è l’oratoria dell’azione. Tu opera, lascia che siano gli altri a parlare.

4) La legge dell’educazione: devi diventare un altro. Un eroe. La tua scuola, compila tutta nel Cuib. Conosci bene la Legione.

5) La legge dell’aiuto reciproco: aiuta il tuo fratello a cui è successa una disgrazia. Non abbandonarlo.

6) La legge dell’onore: percorri soltanto le vie indicate dall’onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell’infamia: Piuttosto che vincere per mezzo di un’infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell’onore” (”Il Capo di Cuib”).

Tratto da: “La guardia di Ferro” - Corneliu Zelea Codreanu, Il Capitano.

Wednesday, August 15, 2007

Daje camon Rock!
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Meridionale da sempre.

Buona la prima.
Il Napoli batte il Cesena 4 a 0 nel primo turno di coppa italia. Reti di Calaiò, Hamsik, De Zerbi e Domizzi.

Così ti allevo l'antifascista.
Mia cugina di 10 anni oggi mi ha rivelato che la madre di una sua amichetta le aveva detto che Mussolini era il capo dei razzisti. Pertanto, mia cugina, che per sfottermi mi chiama Fini (il più sgradevole tra gli insulti), ha razionalmente concluso che anche io sono razzista. Le ho, allora, spiegato che le cose non stavano proprio così. Vorrei tanto che mia cugina potesse formarsi una propria coscienza liberamente, ma so che non sarà così facile: la scuola, l'università, la tv, il mondo le ripeteranno sempre che l'uomo nero fa paura e va spazzato via. Io - che fascista lo sono diventato perchè ho avuto la possibilità di scoprire un mondo che alla fine non faceva tanta paura, ma, che anzi, sentivo mio - vorrei tanto che mia cugina avesse le mie stesse chances, anche perché avere molti nemici è indice di molto onore.

Tuesday, August 14, 2007

La Virtù nel pensiero tradizionale.

“Il premio della Virtù è la Virtù stessa. Cioè: la Virtù è un valore in sé stessa, fuor da qualsiasi attrattiva che viene dalla sensibilità, va voluta: in modo puro, assoluto, non umano…” (J. Evola) Badino tutti gli uomini che si ispirano all’immortale flusso della Tradizione a destare in ogni loro atto, azione o parola, quel nobile simbolo di grandezza che gli Italici tutti chiamavano Virtus, conosciuto dagli Elleni come Aretè. Non vi è impulso più grande che possa collegare l’Uomo contemporaneo alla felice età dei Padri che rifulgevano la loro vita al cospetto degli Avi e dei Numi. La Virtus romana ha una semplice etimologia; la radice su cui si fonda tale parola è Vir, l’Uomo, inteso come essere in grado di affermare tramite la Volontà, il proprio Essere. In questo contesto il termine Virtus va associato a Vis, in latino Forza, la grande imperturbabile Potenza dell’Uomo datagli in mano dagli Dei, per rendere gloria a se stesso, alla sua natura, alle sue qualità fisiche e spirituali, alla sua Sacra Etnia. La romanità aveva posto nei secoli come effige della sua stessa gloria il carattere supremo di tale dote; ad essa, sublimata in Dea, venivano costruiti templi e statue, ad essa fu data la pax Augustea, essa fu la consacrazione di Tiberio nelle situazioni di particolare difficoltà, fu il carattere delle legioni romane chiamato in seguito Virtus Exercitus. Gli Elleni avevano radicato la loro areté in ogni contesto dell’etica greca riconoscendo tra tutti gli aristoi, coloro che in ragione delle proprie superiori qualità spirituali avevano il privilegio di sopravvivere nel ricordo di chi restava in vita, lasciando un segno indelebile di sé. Così dalla superiorità della propria virtù scaturiva la genuina gerarchia degli uomini, delle classi, dei popoli. Aiace Telamonio si tolse la vita per rispetto alla sua Virtus ed Ettore lo affrontò per una giornata intera pur volendo dimostrare il suo superiore carattere. Nella battaglia, nello scontro diretto era il privilegio del Vir che si cimentava nell’esperienza del coraggio e della prodezza; nella dimostrazione della sua estrema abilità alla guerra e talvolta nell’accettazione umile del proprio limite naturale. La virtuosa Sparta in guerra assecondava la sua gerarchica struttura sociale, facendo tutti i suoi cittadini homoiotes, ossia Uguali, in modo che ogni cittadino potesse incarnare l’areté aristocratica: tale era il segreto della potenza della sua polis. L’Uomo antico padroneggiando la Virtus, si faceva Eroe Virile. Così la virilità, termine oggi talmente dileggiato da non esser addirittura proponibile grazie al belligerante politicamente corretto, acquisiva tutti quei significati di nobiltà e pregio riconducibili al Mos Maiorum della dorata Roma tradizionale. L’Eroe Virile era per massima eccellenza dunque Uomo della Tradizione. La Modernità ha disconosciuto l’Eccellenza delle sue qualità morali, ha posto fine al dominio della Virtus per annebbiare i suoi sguardi nel Vitium, nell’infelice abbandono ai sensi, nella perdita del dominio di sé, del proprio Essere. Quando l’uomo decise di volgere il proprio sguardo verso il basso, quando decise di aprirsi a ciò che turpe e volgare esisteva sotto di lui, cominciò la fine della sua Apoteosi e l’inizio della Decadenza. Molti di noi per contrastare simbolicamente l’usura dei tempi odierni, hanno ripreso in mano il termine Militia, usandolo a baluardo dell’Idea che tutti ci accomuna. Sia allora la riaffermazione in noi tutti della Virtus romana, come emblema del nostro militare, come incarnazione in noi dell’Ideale tradizionale. Quel che possiamo fare di fronte alla Modernità è rimanere stabili sul nostro virile avamposto, patria che fece gli eroi e li rese immortali.

p.s. Sono sicuro che Blacknights mi perdonerà.

Monday, August 13, 2007

Ascolta on line Radio Bandiera Nera

Libera, Bella, Ribelle

Osare, sempre piu'! Osare TEMERARIAMENTE!"
(Filippo Tommaso Marinetti)

Pazzi di democrazia.
Intervista a Massimo Fini

Se c’è una convinzione tutta occidentale che domina i nostri tempi è quella che il raggiungimento della democrazia sia l’ultima tappa di un lunghissimo processo politico che parte dall’origine dell’uomo fino ai giorni nostri. La democrazia per l’occidente, per noi, è il Bene assoluto e come tale va esportato in tutto il mondo. Massimo Fini, giornalista e pensatore, ha scritto su questo tema un libro, “Sudditi” (Marsilio, 2004). Partendo dal presupposto sopra citato e costatando nel pensiero di Francis Fukuyama, ma non solo, il sintomo filosofico di tale credenza (“La fine della storia e l’ultimo uomo”, Rizzoli, 1996) Fini demolisce questa convinzione, dimostrando come quella che noi chiamiamo democrazia in realtà non sia altro che un sistema di oligarchie politiche guidate da interessi economici e noi, più che liberi elettori, siamo sudditi di tale sistema, sistema che ci vede come i suoi più pazzi sostenitori. Parlare con Fini di democrazia significa anche parlare di capitalismo, identità, culture a confronto, e di tutti i problemi collegati a questi concetti. “Sudditi”, grazie all’apporto del regista Edoardo Fiorillo, è diventato anche uno spettacolo teatrale, “Cyrano se vi pare”, con protagonista lo stesso Fini e una compagnia di attori, che è in questi mesi in giro per l’Italia.

Sull’onda di Francis Fukuyama, le potenze occidentali pensano che la storia dell’uomo finirà quando l’intero pianeta sarà stabilmente e totalmente democratico. E’ realizzabile, e al limite auspicabile, questa possibilità? Se sì, a che prezzo?

Il tentativo occidentale, e soprattutto americano, di esportare il proprio sistema politico-economico è senz’altro realizzabile e con le buone o le cattive avverrà: prima in Afghanistan, ora in Iraq, poi sarà la volta dell’Iran, e via seguendo. Gli stati occidentali hanno le possibilità per farlo, ma un fatto di questo genere non può che fare crescere in modo esponenziale il terrorismo, anche perché di fronte a potenze così armate, come lo sono quelle occidentali che aggrediscono e pretendono di imporre senza mezzi termini la loro cultura ad un’altra, l’unica risposta può essere il terrorismo. In più, non appena tutto il mondo sarà stato democraticizzato e sottoposto al nostro sistema economico, quando cioè la predizione di Fukuyama si sarà avverata, il sistema imploderà su sé stesso generando un’immane catastrofe. Non è una novità, è sempre successo con i sistemi totalizzanti, si pensi all’Unione Sovietica, all’Impero Romano. L’Impero Romano aveva appena finito di conquistare tutto il mondo allora conosciuto e si sgretolò in brevissimo tempo. In realtà quello che si dovrebbe fare, ma che non si farà, è proprio il processo contrario, cioè di ritornare a dimensioni più limitate.
Questo processo di globalizzazione della democrazia e del capitalismo, oltre a fomentare il terrorismo, favorisce anche le immigrazioni di massa. Quei paesi che noi chiamiamo terzomondisti un tempo non erano tali, sono stati destrutturati sia economicamente che socialmente dall’invasione occidentale, che li ha obbligati ad abbandonare le loro economie di sussistenza (dove il livello di vita non era come il nostro ma la gente non moriva di fame) a favore delle esportazioni e del mercato globale, che però non sono sufficienti a colmare il deficit alimentare che si viene a creare.

Del resto l’Africa fino al 1960 era alimentarmene autosufficiente, potrà sembrare strano ma è così.

Le emigrazioni esistevano anche nel secolo scorso, due secoli fa, ma non c’erano neri del Mali o del Senegal che venivano spontaneamente in Europa. Andavamo a prenderli noi per schiavizzarli. Senza contare che le emigrazioni odierne, inserite nel sistema globalizzato e gestite come oggi vediamo dall’occidente, innescano un’altra iniqua ferocità: il capitale può muoversi dove gli pare per cercare la remunerazione più alta, l’uomo no, viene bloccato alle frontiere. Quindi la nostra è una globalizzazione incoerente, ed è incoerente anche per un altro motivo: fermo restando che la diffusione globale del nostro modello politico-economico vuole conservare l’identità che ad esso appartiene, cioè la nostra di uomini occidentali, questa conservazione passa anche attraverso il rispetto dell’identità altrui e non attraverso la sopraffazione delle armi e del potere. Se non si vuole l’immigrazione, se si vuole conservare questa cultura, non bisogna andare ad esportare il nostro modello di vita, le nostre fabbriche, il nostro “sviluppo” altrove, magari imponendoli e pagando la gente di quei luoghi in moneta povera e inutile. Così l’immigrazione è inevitabile e il terrorismo trova consensi. In ambito politico sono pochi i partiti che segnalano al popolo queste profonde incoerenze: penso in Francia alla destra radicale di Le Pen che dice no all’immigrazione ma contemporaneamente dice no al fatto che si vadano a mettere delle fabbriche puzzolenti in Tunisia o in Marocco. Altro discorso quello dei Radicali italiani, con cui mi trovo completamente in contrasto ma di cui riconosco la coerenza: per loro globalizzazione è globalizzazione di tutto, uomini e capitali.

Tanto più che si può essere dubbiosi sull’assoluta efficienza di un sistema politico come quello democratico che ha meno di due secoli alle spalle.

Infatti. La democrazia s’è autoinvestita di una sorta di universalismo eterno che è assolutamente ridicolo alla luce della storia. Ci sono stati sistemi che sono durati mille anni e passa e che sembravano indistruttibili, ma poi sono caduti. Questa sarà anche la sorte della democrazia. Sembra di risentire le follie di Hitler del Reich per i mille anni. Purtroppo succede sempre la stessa cosa: una volta sconfitti i totalitarismi del novecento, cioè nazismo e comunismo, la democrazia si comporta esattamente come loro. E siamo da capo, ma con qualcosa di peggio perchè il nazismo si presentava con la sua faccia esplicitamente feroce, senza ambiguità, mentre la democrazia è estremamente subdola. Ed è la cosa che a me personalmente dà più fastidio. Quando ero ragazzo pensavo la stessa cosa della Santa Inquisizione, che torturava, metteva cunei tra le dita dei piedi, faceva ingoiare qualsivoglia cosa e aveva la presunzione di fare tutto ciò per il bene dell’inquisito. E’ intollerabile. Ma questa è la democrazia oggi, ed è una situazione drammatica perché, come sempre, l’idea iniziale è il contrario: si è partiti all’insegna della tolleranza e del rispetto delle pluralità, si è arrivati oggi a considerare tutto ciò che non è democratico come Male. Una cellula molto vitale, se diviene troppo vitale, si trasforma facilmente in tumore. Così anche la cosa più bella e giusta, portata all’estremizzazione, diventa un errore: il nostro errore è di essere pazzi di democrazia. Non sappiamo più accettare l’altro da noi, che è la forma più totalitaria dei totalitarismi. Al massimo accettiamo l’altro nella misura in cui si omologa a noi. Abbiamo dimenticato due colonne portanti della cultura illuminista da cui deriviamo e da cui dovrebbe derivare la nostra idea di democrazia: la prima è “la ragione dubita di tutto anche di se stessa”; la seconda, di Voltaire, è “non sono d’accordo con ciò che tu dici ma lo difenderò fino all’ultimo”.

I nostri ultimi rapporti con l’Islam in questo senso sono sintomatici.

Nel caso dell’Islam, al di là del fatto che è giusto difendersi da una cultura aggressiva, ci va bene solo l’Islam moderato e ci arroghiamo il diritto di intervenire su quello più estremista. Non sto dicendo che non sia giusto che la donna abbia pari diritti dell’uomo, ma che questa svolta, se necessaria per gli uomini e le donne interni a quella cultura, deve essere promossa da loro, non da noi che veniamo da chissà dove e che così facendo distruggiamo tutto. Anche per questo sono convinto che Safiya non andava salvata. Ogni nostro intervento esterno, da “Arrivano i nostri!”, su una cultura differente magari salva una vita ma peggiora complessivamente la situazione. Una ventina di anni fa in Sierra Leone fu trovata una bambina dell’apparente età di dieci o undici anni che viveva con le scimmie, fu presa, portata in un ospedale sovietico e rieducata. E’ successo che questa bambina è diventata come handicappata. Scrissi un pezzo su “Il giorno” che chiudeva così: “meglio bimba fra le scimmia che scimmia fra gli uomini”. Quella bambina andava rispettata per ciò che la sua straordinaria e stranissima storia l’aveva resa. Inserirsi così violentemente su una cosa di questo genere, anche con le migliori intenzioni, aveva portato un danno maggiore. Quella bambina avrebbe vissuto a suo modo certamente più felice tra le scimmie che handicappata in un ospedale.

Questa “euforia interventista” sulle culture altrui ha avuto qualche riscontro anche in Italia. Alcuni mesi fa il dott. Omar Abdulkadir dell’ospedale Carreggi di Firenze ricevette parecchie critiche per aver trovato un metodo alternativo a quello dell’infibulazione che fosse meno rischioso per la donna …

Innanzitutto bisognerebbe chiedersi perché le donne che vengono qui in Italia continuano a sottostare all’infibulazione. L’infibulazione non è una pratica islamica, ma africana, e nasce da una cosmogonia di quei luoghi che noi non conosciamo affatto e che per certi aspetti intuisce quello che Freud scoprirà nel novecento. In questa cosmogonia si ritiene che uomo e donna nascano con un sesso diverso ma che siano dal punto di vista psicologico tanto maschili quanto femminili. Bisogna che l’individuo abbia, anche psicologicamente, un’identità precisa, allora viene messa in atto una pratica che individua nel prepuzio il principio femminile del maschio, e da qui la circoncisione, e nel clitoride il principio maschile della femmina, e da qui l’infibulazione. Si tenga presente che, come ha spiegato da Vespa alcuni mesi fa la sessuologa Alessandra Graziotin, l’infibulazione non ha alcuna conseguenza né sul piacere né sulla riproduzione, come la circoncisione. Cancellare questa pratica vorrebbe dire annientare una parte importante della loro identità. Quindi bisogna sapere cosa si sta facendo quando si va lì a dettare la morale come fa una delle tante Emma Bonino di turno.

Ma i contrari all’infibulazione dicono che questa pratica porta alla morte…

Il fatto che muoiano d’infezione non è un aspetto culturale, ma solo che le operazioni vengono fatte male. Per quanto riguarda il metodo di questo medico eritreo penso sia un modo pragmatico di affrontare il problema, molto intelligente visto che l’infibulazione qui viene praticata clandestinamente, con tutti i guai che la cosa comporta. Io però sono anche convito di un’altra cosa: se tu vieni in un paese, come l’Italia, dove atti di mutilazione del proprio corpo non sono possibili, tu rispetti le nostre leggi e le nostre usanze come noi venendo da te dovremmo rispettare le tue. Effettivamente, vista dall’esterno, non si capisce bene che senso abbia continuare a praticare l’infibulazione con rischi così alti per la vita ma, ripeto, per certe etnie africane un senso questa cosa ce l’ha. Per capire le origini del fenomeno consiglio di leggere il “Dio d’acqua” (di Marcel Griaule, Garzanti, 1972, ndr), che parla della cosmogonia del popolo Dogon. E’ una cosmogonia di una raffinatezza straordinaria, altro che quella cristiana. Tutte le culture africane, nonostante l’oralità che potrebbe fare pensare il contrario, sono straordinarie, raffinatissime. E noi in questa raffinatezza ci inseriamo con la delicatezza del bulldozer. Basta pensare che definiamo questi popoli, con un atteggiamento di subdolo disprezzo, “popoli primitivi”, mentre in tedesco il corrispettivo, più rispettoso, del nostro termine è “popoli della natura”. Bisogna studiare le culture altrui prima di metterci il becco, altrimenti si distruggono e basta, questa cosa è già accaduta troppe volte. Infatti la cultura africana, rispetto alla nostra, è profondamente diversa. Non c’è mai stata in Africa una guerra di religione per la semplice buona ragione che loro non hanno religioni monoteiste, non hanno al limite neanche degli dei, ma spiritualizzano la natura, spiritualizzando la materia laddove noi materializziamo anche l’uomo. E anche se non può sembrare, la storia dell’Africa è una storia di conciliazioni, nonostante ci siano migliaia di etnie. Ricordo di essere stato trentacinque anni fa a Nairobi ad una convenzione sullo svolgersi delle guerre in Africa dove c’erano i maggiori capi di stato del continente. Ne venne fuori che fino ad allora le guerre nella millenaria storia del continente erano state una cosa ridicola, non solo in senso relativo rispetto a quello che abbiamo combinato noi, ma anche in senso assoluto. Solo negli ultimi anni siamo arrivati noi ed è cambiato tutto. Per dirla con un aneddoto: mi ricordo che venne un capo di una piccola tribù, non ricordo quale precisamente, e disse: “Anche da noi c’è stata una guerra, una guerra terrificante, tremenda, una cosa terribile, poi un giorno vicino a un pozzo c’è scappato il morto ed è finito tutto subito”. Solo questo esempio dovrebbe fare capire cos’è realmente la cultura africana e quanto è diversa dalla nostra.

Tornando all’esportazione della democrazia, si nota come questa avvenga inscindibilmente a quella del modello economico capitalista. Perché la democrazia è il sistema politico più adatto al capitalismo?
Funzionano insieme perché la democrazia non essendo affatto democrazia ma un sistema di oligarchie politiche asservite a forti interessi economici dà mano libera alle multinazionali e al capitalismo. Noi siamo solamente una massa di manovra che segue i dettami di questi due mostri che operano in simbiosi. Siamo inglobati in essi così come tutto il resto. Vi è inglobata la religione: alcuni anni fa un improvviso bisogno di spiritualità venne tradotto in azione commerciale e nacque la New Age; vi è inglobata la cultura: trovo assurdo che i quotidiani alleghino settimanalmente dei grandi capolavori della letteratura. “Anna Karenina” non te la possono dare servita su un piatto, ci devi arrivare da solo. Anche la cultura, cioè il nostro modo di essere, il nostro strumento di interpretazione delle cose che ci accadono intorno, è diventata consumo. Noi non siamo elettori, ma consumatori e basta. Che cosa cambia allora se in America vince Bush o Kerry? Nulla. Il sistema continuerà ad occultare la verità delle cose permettendo a questo meccanismo produttivo di andare come e dove vuole, con la legittimazione della grande insegna del Bene della democrazia.

Così destra e sinistra, allora, perdono il loro significato…
Certamente. Soprattutto se aggiungiamo il fatto che liberalismo e marxismo sono figli entrambi della rivoluzione industriale e dell’illuminismo, e che pongono il lavoro come “motore immobile” della loro idea di società. Sono solamente due diverse interpretazioni di un modello sociale che non viene mai negato nei suoi due punti chiave. Questo è il pensiero unico del nostro tempo, non esiste nulla al di fuori di questa medaglia a due facce e queste due facce non possono e non riescono a negare le loro origini nel pensiero e nella storia moderni. Anche i più grandi critici del mondo moderno come Habermas, Marcuse e soprattutto Adorno, tutti figli dell’illuminismo, pur arrivando all’estremo limite della critica alla modernità non si spinsero mai oltre. Così facendo avrebbero negato in un qualche modo loro stessi.

Ma anche come sistema politico nel suo interno, la democrazia presenta parecchie contraddizioni e imperfezioni. Ad esempio la partecipazione dell’elettore è limitata alla scelta di un candidato oligarchicamente imposto che spesso e volentieri è privo di carisma ma non privo di mediocrità.

Il popolo decide solo da chi vuole essere schiacciato. Fassino o Berlusconi non cambia tanto, anche se da par suo Berlusconi è particolarmente criminale.
Quello che è certo è che il candidato da votare non è direttamente scelto dal popolo ma imposto a priori da un’oligarchia politica che chiamiamo partito, controllata e diretta da poteri e interessi economici.
In questo modo viene negato uno dei presupposti fondamentali della democrazia: che, almeno in partenza e almeno nell’unico momento in cui partecipa realmente al processo decisionale ed esercita quel potere che è formalmente suo, il cittadino sia messo su un piede di parità con tutti gli altri. Circa la mediocrità degli uomini di potere, la democrazia nelle sue premesse sconta che i governanti possano essere mediocri proprio perché è un sistema antitetico a quello carismatico, perchè il carisma porta al potere dittatoriale.
La democrazia accetta questo rischio: tutto bene se la democrazia fosse veramente democrazia, ma trattandosi di oligarchie e aristocrazie, se sono all’insegna della mediocrità il tutto non funziona più! È questo il punto: non faccio carico alla democrazia di produrre mediocri, faccio carico a una aristocrazia mascherata di essere mediocre. E le aristocrazie passate, che tali si definivano senza maschere di sorta, avevano spesso e volentieri qualità specifiche: i nobili feudatari erano coloro che sapevano portare le armi e difendevano il popolo, in Cina la conoscenza dei molteplici e diversi caratteri della scrittura era la chiave di appartenenza alla casta dei mandarini. Chi invece appartiene alle oligarchie democratiche non ha qualità specifiche o elementi di distinzione se non quello di fare politica. La mediocrità dei nostri politici non fa altro che schiacciare l’individuo singolo. Il cittadino, che sarebbe l’elemento ideale in un sistema democratico, in quanto singolo e individualista, diventa invece la vittima designata. A questo proposito c’è una frase di Catilina che può essere efficacemente trasportata al giorno d’oggi: “Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti… noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero”. Se a “repubblica” sostituisci “democrazia” hai la stessa cosa: il singolo individuo che il sistema liberale voleva valorizzare, che il sistema della democrazia voleva rappresentare, sente alla fin fine di non contare niente. Abbiamo iniziato una guerra contro l’Iraq e nessuno ci ha chiesto niente. Almeno Mussolini doveva presentarsi a Palazzo Venezia e fare un discorso per dire che s’era dichiarata una guerra, e c’era della gente sotto che, se non poteva contestarlo, almeno poteva ascoltarlo. Siamo arrivati al punto che la guerra, l’evento più tragico e fondante della vita di un popolo, si decide senza chiedere il parere dei cittadini. Siamo al paradosso dei paradossi, e questo è solo l’esempio più eclatante.

In “Sudditi” lei individua sette punti basilari perché un sistema politico venga chiamato democrazia e nota come nessuno di questi sette venga rispettato…

Bastano i primi tre punti a dimostrare quanto sia subdolo l’attuale sistema democratico. Primo: “Il voto deve essere uguale”. In realtà il voto non è uguale, basta andarsi a leggere cosa affermava nei primi del novecento Gaetano Mosca della scuola elitista: “Cento che agiscano sempre di concerto e di intesa gli uni con gli altri trionferanno su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra loro”. Secondo: “Il voto deve essere libero”. Ma il voto non è libero: prima della decisione del singolo elettore c’è quella dell’oligarchia politica che impone un candidato, c’è il maggioritario e, ancora di più, c’è tutta l’opera di convincimento degli organi di informazione che sono totalmente sottomessi ad un partito piuttosto che ad un altro. Con questi presupposti si capisce come il terzo punto, “I governati devono essere in grado di esercitare un controllo sull’attività e sulle decisioni dei governanti”, sia allo stato attuale delle cose una pura fantasia.

Oltre a tutto questo la formula capitalismo più democrazia, eletta da tutti come sommo Bene, non sembra sia in grado di fare stare bene ai propri cittadini…

Parliamo solo per un attimo di statistiche. Nell’Europa del 1650, data che possiamo prendere come inizio della rivoluzione industriale, i suicidi erano il 2.5 per 100 mila abitanti. Nel 1850 si erano già triplicati, il 6.8, verso la fine del ventesimo secolo si sono addirittura decuplicati, andando oltre il 20 per 100 mila abitanti. Aggiungiamo che l’alcolismo di massa ha inizio con la rivoluzione industriale, che le malattie mentali, la depressione, la nevrosi, scarsissimi nel mondo pre-industriale, sono diventate un problema sociale fino alla prima metà del novecento, tanto da generare la psicoanalisi; aggiungiamo che oggi negli Stati Uniti 566 americani su mille fanno uso di psicofarmaci.
Questo perché? Perché con la rivoluzione industriale si è passati da una società nella quale le leggi economiche erano in buona misura sottomesse alle esigenze e agli scopi della comunità umana a un’altra nella quale le leggi cieche dell’economia prendono il sopravvento.
Questo avviene sempre più intensamente, perché il sistema capitalistico ha bisogno di un numero sempre maggiore di consumatori, che siamo noi, in modo da aumentare sempre di più la produzione di beni. In Africa, ad esempio, ci sono campi molto ben coltivati, ma solo a metà. La differenza tra il bianco e il nero è che il nero coltiva il campo quanto basta, il bianco lo coltiva tutto. Questo me lo disse, mi ricordo, quando ero in Sudafrica, un biologo inglese che mi accompagnava e che era lì da tempo. Senza saperlo con quella frase centrò quello che è lo spirito del capitalismo. Non ci si accontenta di ciò che si ha e poi si va a spasso con la propria ragazza invece di lavorare il doppio del necessario. No, bisogna ottimizzare sempre: è la logica nostra dell’occidente, della rivoluzione industriale. E questo che ho detto riguarda solo la parte economica del nostro sistema. Per quanto riguarda la parte politica, cioè la democrazia, è sufficiente sentire il senso di frustrazione che si prova nel vivere schiacciati da un sistema politico che, mentre ti promette di governare perché “ la democrazia è il governo-del-popolo”, schiaccia qualsiasi tuo potere decisionale. Non ho trovato neanche nel più lurido tugurio del Mali la disperazione e la nevrosi che è possibile trovare qui in occidente.

Ma non è finita qui. Ancora in “Sudditi” lei paragona il mondo occidentale ad un treno che va ad ottocento all’ora, senza macchinista. In questo treno uomini di destra e sinistra stanno seduti sulle stesse carrozze. L’unica cosa che cambia è la classe, ma tutti indistintamente andranno un giorno o l’altro a schiantarsi…

Tra i primi a dare l’allarme dello schianto del treno ci furono quelli del Club di Roma di Aurelio Peccei, tutti scienziati di prim’ordine, con un libro-documento dal titolo “I limiti dello sviluppo”, era il 1972. Previdero che saremmo arrivati ad esaurire le fonti di energia disponibili nel giro di qualche decennio, esaurimento che ci avrebbe finalmente costretto a ripensare il nostro modo di vivere e a cambiare strada. Sbagliarono la previsione, ma non la sostanza. Infatti il loro non era un discorso meramente tecnico, ma anche etico, razionale. Si chiedevano se questo modo di vivere ci assicurasse davvero una vita più serena e bella o era solamente un suicidio; notavano come lo sviluppo del nostro modello economico industriale, pur essendo guidato da paesi che si definiscono ancora oggi democratici, avveniva sempre con maggiore intensità ma senza il parere di chi quel modello lo viveva e subiva, cioè noi. Perché il problema di fondo non è solo tecnico. La soluzione non è quella di Rifkin: sostituire l’idrogeno al petrolio rimanderebbe ad altro tempo il problema. La soluzione deve essere etica prima che tecnologica.

E’ possibile fare una previsione dello schianto del treno?

Non è possibile prevederlo logicamente, ma si può dire che questo treno deve aumentare sempre la velocità per propria dinamica interna. Ho già fatto l’esempio dell’Unione Sovietica che è crollata velocemente, in quattro o cinque anni, e a quel crollo prima di allora nessuno avrebbe creduto. Non siamo in grado di controllare il futuro, che potrebbe intraprendere accelerazioni inaspettate. Certamente quando il sistema avrà preso tutto il globo, non potendo espandersi più da nessuna parte, imploderà. Ci sono già segni finanziari, economici in questo senso; ci sono soprattutto segni di profondo disagio nel popolo occidentale.

Provocatoriamente in “Sudditi” lei suggerisce che la soluzione migliore è accelerare la corsa del treno attraverso determinate scelte elettorali e culturali, quali ad esempio votare quelle fazioni politiche che sono maggiormente favorevoli al binomio democrazia-capitalismo. Al di là di questo, esistono dei movimenti alternativi a tutto questo?

Una soluzione potrebbe essere quella di un ritorno alle piccole patrie. C’è un movimento naturalmente centrifugo che mira al recupero di identità fortemente connotate: il Qebeq, o Terranova, o la riscoperta dell’orgoglio pellerossa; qui in Europa abbiamo assistito alle divisioni tra Slovacchia e Boemia, agli indipendentismi tradizionali, come quello corso.
Questi sono movimenti contrari per definizione: ogni localismo è per definizione contrario a un globalismo e a tutto ciò da cui esso dipende e comporta. Anche sul piano pratico se localismo vuol dire avere punti di riferimento riconoscibili in uno spazio circoscritto è chiaro che non possono essere battezzati tutti in un mare di Coca Cola usando gli stessi prodotti, altrimenti si ridurrebbe tutto a folklore, recupero dei dialetti, che non è una cosa cattiva, ma non aiuta a risolvere il problema in questione.
Io ho trovato una consapevolezza di che cosa significa un localismo di questo genere solo nell’ultima generazione degli indipendentisti corsi, i quali dicono di volere lo sviluppo, ma a modo loro, secondo l’habitat, la storia, le tradizioni che li contraddistinguono. Accettano anche di non rimanere al passo con l’Europa pur di preservare la loro identità: non ci tengono ad abbandonare il frigorifero per tornare alla ghiacciaia, ma se questo è necessario per rimanere ciò che sono, allora sono pronti a farlo.
Ecco questo è un localismo consapevole dei prezzi che paghi. Teoricamente è questa la soluzione, ma è impossibile perché non ti viene permesso di attuarla. La Corsica, in un modo suo particolare, come isola, è quantomeno riuscita a farlo sotto l’aspetto della salvaguardia ambientale, facendo saltare le case dei francesi e degli italiani. Però, proprio per le piccole dimensioni dei luoghi, qualunque potenza può obbligarti a sottometterti all’andazzo generale. Oltre ai localismi ci sono anche correnti di pensiero americane che lavorano in questo senso: il bioregionalismo, che coniuga localismo e ambientalismo, il comunitarismo. Sono tutte ideologie favorevoli ad un ritorno alla terra a danno dell’industria e più profondamente ad un ritorno alla terra come elemento vivificante ed equilibrante dell’umano.

E l’individuo, per le poche possibilità che possiede, cosa può fare?

Nel mio spettacolo l’unica cosa cui riesco a invitare è ad un recupero di alcuni valori fondanti: la dignità, la lealtà… Sono processi culturali lunghi ma se riusciamo a recuperare queste cose anche la politica non potrà essere quella cosa infame che vediamo adesso. L’unico lavoro che possiamo fare è su noi stessi: non abbiamo altri mezzi, non siamo terroristi né crediamo che il terrorismo risolva la situazione. Anzi, l’unica rivoluzione penso che arriverà quando la gente, stanca del proprio disagio, dovrà porsi qualche domanda. Piano piano poi, se crediamo a quello che stiamo dicendo, questo pensiero di critica al sistema si allargherà anche da altre parti, tra la gente. Anche i redattori dei giornali che hanno quarant’anni già oggi stanno dalla mia parte. La questione è anche generazionale, chi ha sessantanni è legato anche legittimamente a una sua storia e non è in grado di vederne altre. Mi dà un po’ di fiducia anche il fatto che posso esporre il mio pensiero non solo in situazione border-line, ma vengo invitato anche in posti più “normali”.

La stessa cosa non si può dire per la tv pubblica che non ha usato mezze misure per farla fuori…

Però in questo caso non si è trattato di censura vera e propria. La censura ti esclude piano piano, come è successo a me in passato. Negli anni settata ero considerato il miglior giovane talento del giornalismo italiano e, viste le mie idee, mi hanno lentamente confinato in giornali sempre più di margine. Non viene uno e ti dice “Questo pezzo tu non lo scrivi!”, al massimo non ti affidano il pezzo. Chi ti censura non si comporta come si sono comportati con me in Rai, così esplicitamente, mettendo davanti a tutti Marano, che quasi lo salvo, è il don Abbondio della situazione a cui è arrivato l’ordine dall’alto, da Socci e così via. Un tempo si facevano le inchieste e se ciò che scrivevi era documentato raramente avevi dei problemi. Soprattutto negli anni settanta, all’Europeo, se la cosa era certa si pubblicava assumendosi tutte le responsabilità e le conseguenze del gesto. Insomma si accettava che questa o quella pubblicità non desse più i soldi. Oggi il potere economico e politico è diventato molto più pressante, è sparito il valore dell’onestà, gli organi di informazione sono asserviti solo al potere.

La sua critica alla modernità, rispetto anche a molte altre, ha la particolarità di indicare il passato come decisamente preferibile al presente, almeno sotto certi aspetti.

In linea di massima mi servo del passato per demistificare il presente e le sue menzogne, ma certamente sono convinto che un qualche ritorno sia auspicabile. Le correnti di pensiero che mi sono più analoghe sono tutte per un ritorno: graduale, limitato e ragionato a forme di autoproduzione e autoconsumo. Ribadisco: graduale, limitato e ragionato. In questo senso, un po’ provocatoriamente, ma fino a un certo punto, prendo spunto dal mullah Omar, che non rifiutava la modernità totalmente: nella sua stanza della sua villa c’è - è la sua ingenua utopia! - un grande prato attraversato da un’autostrada con sullo sfondo poche, rare, ciminiere… Cosa stava a dire? Che alcune conquiste della tecnologia le accettavano, erano ritenute indispensabili, all’interno però di un prato verde che simboleggia l’armonia, l’Afghanistan prima dei talebani (i quali sono stati mandati dagli americani contro i sovietici, è una questione ideologica), armonia complessiva in cui tu inserisci alcune conquiste della tecnica che possono essere estremamente utili. Ecco, lasciando perdere il mullah Omar, è il discorso di queste correnti di pensiero sia americane sia dell’ambientalismo scandinavo di tipo radicale: per ora sono linee di tendenza, teorie, utopie, però ci sono, e questa è anche la mia. Certo se potessi…direi questo: un ritorno graduale, limitato, ragionato ad altre forme di vita più controllabili, umane… questi li eliminerei uno a uno…(indica il televisore…)

Luca Barachetti
Diego Bonicchio
Marco Giacalone

Sunday, August 12, 2007

Casa Bassolino

A tutto Campo Hobbit.
Vado di fretta, quindi l'odierna pizzinata sarà sintetica. Erano 3 anni che desideravo rivivere l'esperienza del Campo Hobbit, quest'anno hanno cercato di accontentarmi un po' tutti, tanto da creare imbarazzo nella scelta.
A) In tutta la penisola pullulano le iniziative autarchiche delle singole federazioni.
B) La giovane Destra sociale, dopo 3 anni, ha finalmente deciso di ridarci un po' di ossigeno e, benchè rivedere F1danza possa angosciare, per tirarsi su è sufficiente rievocare quel burlone che nel 2004 mise un sanitario al centro del campo aggiungendovi anche il nome della persona a cui somigliava(F1danz@, appunto.. ndr) e provocando le ire dei bardi.
C) La Fiamma Tricolore, per la prima volta, si accamperà nei pressi di Roma per un evento attesissimo targato ZZA e CasaPound.
D) Forza Nuova per non essere da meno, ospiterà i suoi in un'area geografica che non ho voluto approfondire.

Ora - mi rivolgo, in particolare, alla sparuta minoranza che vorrà venire col Pizzino - scartato il campo d'azione, perchè quelli di Fn sono una massa di invertebrati, va detto specificato che il Campo Base si terrà nei primi di settembre, mentre il campo della Fiamma a metà del medesimo mese. Pertanto, volendo e avendo tempo, è possibile andare ad entrambi. Per adesso vi schiaffo il
programma del Campo Base, pur ribadendo di essere pro-fiamma, perché temo che chi va con Badoglio prima o poi impari a badogliare.

Ciò detto, tratto dal nuovo cd degli ZZA, la Ballata dello stoccafisso, on air vi presento Asso di Bastoni, che - come mi ha spiegato VandeaItaliana - è la nostra arma segreta. Buon ascolto.

p.s. Ilaria, se mi leggi, batti un purpo.

Chi aiuta l'Africa fa il suo male?
Come la fine del colonialismo ha segnato l'inizio delle miserie del continente africano.

Quanto sta accadendo in Somalia ripropone all'attenzione del mondo il drammatico problema degli aiuti all'Africa. Che però è d'una qualità e di un senso diversi da quelli di cui comunemente si parla. Non si tratta del fatto che tali aiuti vengono dati spesso a dittatori corrotti e spietati e che le pretese elargizioni "umanitarie" abbiano in realtà lo scopo di favorire questa o quella fazione politica più vicina agli interessi dei paese donatore o che abbiano l'effetto di incoraggiare e i incrudelire, in virtù delle armi tecnologiche di cui consentono l'acquisto, le lotte tribali o che vadano sprecati e perduti o, ancora, che finiscano in buona parte nelle mani dei partiti o di funzionari corrotti. Tutte queste cose esistono e sono gravi. Ma la questione fondamentale e un'altra.
Sono stati proprio gli aiuti dei paesi industrializzati anche quando animati da intenzioni meno oblique, ad aver rovinato l'Africa. Scrive Livio Caputo sul Corriere della Sera: "Dobbiamo prendere atto che il tentativo di impiantare la civiltà moderna in Africa non è riuscito e che gli interventi esterni sono stati vani o addirittura controproducenti. Sono lieto che il Corriere (o perlomeno Caputo) se ne sia accorto perché è quanto vado sostenendo da anni anche dalle colonne di questo giornale (Perché non bisogna aiutare l'Africa Europeo, 17/1/1987).

L'Africa stava molto meglio quando si aiutava da sola. Agli inizi del secolo, come ammettono gli stessi funzionari della Cooperazione allo sviluppo, il Continente nero era alimentarmente autosufficiente. Il primo colpo mortale glielo ha dato l'arrivo della medicina occidentale. La popolazione dell'Africa subsahariana, per esempio, è passata dai 100 milioni dei 1900 ai 230 dei 1960 per arrivare ai 450 milioni di oggi. Si tratta di una crescita esponenziale assolutamente insostenibile. In precedenza l'alta mortalità natale e perinatale manteneva la popolazione africana nel suo equilibrio. Si dirà che questo è un discorso crudele, nazista e proprio di nazismo fu accusato il professor Giorgio Morpurgo, medico di fama internazionale, quando ad un Costanzo Show osò porre la questione. Ma forse ci si dovrebbe anche chiedere, ogni tanto, se non sia più crudele salvare neonati destinati, secondo selezione naturale, alla morte per farli crepare di fame e di inauditi stenti una volta divenuti bambini consapevoli di otto, di dieci, di dodici, di quindici anni.

In secondo luogo l'intrusione violenta del modello industriale nel Continente nero ha disintegrato il tessuto sociale, istituzionale, etico, ambientale, economico, psicologico, emotivo in cui vivevano quelle popolazioni. Reso eccentrico rispetto alla propria cultura. sradicato nel suo stesso ambiente, l'africano è diventato un miserabile là dove prima era soltanto un povero o, meglio, un uomo che viveva secondo i propri ritmi, i propri costumi, le proprie tradizioni, le proprie convinzioni, le proprie istituzioni. E se si va a guardare al fondo delle cose, se si va cioè a frugare, per dirla con Sartre, nelle mutande sporche del l'industrialismo, si vede che l'esportazione di questo modello, compresi tutti i suoi aiuti, non ha nulla di "umanitario", ma risponde alla inderogabile necessità del capitalismo (che è un sistema basato sulla continua espansione e che, come una bicicletta, si tiene in piedi soltanto in velocità) di allargare i propri mercati.

Quello che i paesi industrializzati danno con la mano "umanitaria" se lo riprendono infatti con l'altra. E' stato calcolato, per esempio, che per ogni dollaro "donato" dal cosiddetto Nord del mondo ai paesi del Sahel,a questi stessi paesi sono venduti tre, a volte cinque, a volte addirittura quindici dollari (è il caso dell'Urss)di prodotto finito. Ecco perché ci sono oggi paesi "in via di sviluppo" che sono più poveri non solo in senso relativo (cioè rispetto alla aumentata ricchezza degli altri), ma anche in senso assoluto, vale a dire più di quanto non lo fossero prima dell'affermazione mondiale della rivoluzione industriale.
E' il caso dell'Africa costretta a procurarsi altrove un quarto del proprio nutrimento, ma è il caso anche di altri paesi del Terzo Mondo come, per esempio, il Venezuela che aveva in passato una fiorente produzione agricola e che oggi è costretto, in virtù delle interdipendenze create nel sistema mondiale dallo sviluppo industriale, ad importare più della metà del proprio fabbisogno alimentare. In un certo senso era molto meglio il vecchio colonialismo. Perché rapinava direttamente le risorse dei paesi occupati, ma non costringeva le popolazioni indigene ad omologarsi (ci teneva anzi alla netta separazione fra le due culture) e quindi non li corrompeva. E per questo,credo, che Desmond Tutu ha potuto affermare: "C'erano più libertà e giustizia nel continente ai tempi del colonialismo europeo di quante ce ne siano oggi". Ma il capitalismo industriale non può accontentarsi delle risorse dei paesi che colonizza economicamente, ha bisogno della loro anima, di assimilarli a sé. Questo spiega anche le violenze terrificanti cui stiamo assistendo in questi giorni. Quella violenza, in buona parte, gliela abbiamo portata noi. Perché chiunque conosca un poco gli africani, almeno quelli non ancora dei tutto contaminati dal nostro modello, dalla nostra cultura, dalle nostre scuole, dalle nostre armi, dall'imitazione parodistica delle nostre istituzioni, sa che il nero è un istintivo, ma non è, di natura, un violento. Alla guerra vera ha sempre preferito, di gran lunga, quella rituale. Mi ricordo che, molti anni fa, assistevo, a Bangui, ad un convegno cui partecipavano etnie provenienti da tutta l'Africa per discutere, appunto, il problema della guerra. Ad un certo punto si alzò il rappresentante di una tribù ritenuta fra le più arretrate il quale raccontò che, si, anche dalle loro parti c'era stata, una volta, una guerra, una cosa proprio terribile, tremenda, spaventosa, ma ad un certo punto, per la contesa di un pozzo, c'era scappato il morto e la guerra era finita subito. Questa era. in buona misura, l'Africa prima che noi cominciassimo ad aiutarla.

Massimo Fini
(ovvero l'unico Fini che ci piace)
EUROPEO del 18 gennaio 1991

Antifascisti che non siete altro.