Friday, January 11, 2008

LEGA PER LA PROTEZIONE DEI RIBBBBELLI
Per la Fondazione del RivoluzionArci
A Cura dello Scemo del Villaggio Globale


Basta! Non se ne può più. Basta con le discriminazione contro i rivoluzionari, basta con le sedi umide, gli scantinati clandestini, i manifesti a rotolini. Basta, anche noi rivoluzionari abbiamo i nostri diritti.

Vi sembra giusto che i rivoluzionari non possano, non dico farsi una guerra in santa pace, ma almeno complottare senza godere neanche del lusso di essere spiati? E'mai possibile che debbono essere spiati i politici borghesi, i finanzieri, i corrotti, cioè quelli che il potere lo hanno già e noi no? Dove sono quelle belle persecuzioni politiche di una volta, i grandi ideali che cambiano il mondo, il popolo armato della rivoluzione, l’ira dei giusti? E' mai possibile che siamo costretti a lottare per cose semplici come l’aria pulita e il cibo sano? Ma a che punto ci siamo ridotti? Noi vogliamo rispetto, lo stato ci deve temere, ci deve temere per legge! Non è giusto, dopo anni di convivenza complottistica, i rivoluzionari che si separano, debbano veder riconosciti i propri diritti! Noi dobbiamo far valere i nostri diritti per città a nostra misura, noi vogliamo i vicoli stretti per le barricate, sedi per convegni con accessi liberi dalle auto in sosta, strade con sampietrini a facile asportazione. Il diritto a non avere diritti.

Che mai più si debbano sentire quelle odiose frasi: “ma chi te lo fa fare”, “tanto non cambia niente”, “hai famiglia…pensa a te!”. Noi rivendichiamo tutta la nostra volontà di non pensare agli altri: sono gli altri che ORA devono pensare a noi! Dopo il telefono azzurrino per il padre picchiato dal bambino e dopo il telefono marrone per il precario picchiato da padrone, noi istituiamo il telefono fucsia, per il rivoluzionario che nessuno si fruscia. E sapete quante telefonate arriveranno? Tante, mi sembra già di ascoltarle: “Sono stato licenziato in tronco, perché non solo volevo il posto, ma volevo pure lavorare”, “ Mio marito mi ha lasciato perché non guardo le fiction”, “Ho scoperto da poco che questo mondo non mi piace, ma non so come dirlo ai miei genitori?”, “A scuola mi prendono in giro, perché non so cos’è la Play Station”. “Da anni penso che questo mondo non sia il migliore possibile, ma non so come spiegarlo ai miei figli”. “Pronto scusatemi, sono assessore alla regione Campania, ma non riesco né a rubare né sono iscritto a nessuna cooperativa o banca, potete aiutarmi?”, “salve sono foggiano ed evoliano, sono normale?” Perché si sappia, il rivoluzionario non ha deciso di esserlo, è nato rivoluzionario: cambia solo il quando e il come, se ne rende conto. Non gli si può chiedere di negare la propria natura, di vergognarsi d’essere quello che è, di violentare la propria generosità. E non si affermi che abbiamo handicap economici, noi siamo solo diversamente finalizzati. Al grido; “La rivoluzione è mia e la gestisco io”, noi organizzeremo il “Rivolta Pride”: la festa dell’orgoglio rivoluzionario.

E poi vogliamo scuole “NormoIdeali”, con ore dedicate all’educazione rivoluzionaria. Vogliamo spiegarlo ai bambini che l’idealista non è quello che ha l’idea fissa della lista? Che le mele non crescono nei supermercati, che l’usura non è un lavoro e che quindi i banchieri sono a tutti gli effetti dei disoccupati organizzati, ma organizzati bene. Che l’ambiente non appartiene solo a noi e che il “dio denaro” prende solo sacerdoti a prestito e offerte a rate (i sacrifici umani, solo nel rito del sabato sera e sull’altare dell’alta velocità).

Basta con i libri sui rivoluzionari, come se fossimo tutti morti. Basta con gli odiosi spargimenti di pace a suon di morte, basta con la noia della liberal democrazia tutto individualismo e basta. Basta! Esprimiamo piena solidarietà a tutti i rivoluzionari che NON si sono visti vietare il diritto d’opinione e di revisionismo. Le discriminazioni borghesi fra rivoluzionari non ci divideranno: non accetteremo discriminazioni fra i rivoluzionari basate sulle scelte ideali vecchie di secoli. Che a tutti i rivoluzionari vengano riconosciuti gli stessi diritti e prigioni. Basta col buonismo accattone. A prescindere dalla rivoluzione predicata tutti i rivoluzionari sono uguali, perché l’importante è il fine (la rivoluzione) non il mezzo (l’idea su cui si basa la rivoluzione). Basta con la dittatura economica, l’oscurantismo della finanza, l’arretratezza delle privatizzazioni. Basta con le telecamere per la sicurezza (la loro): noi vogliamo la sana insicurezza del vivere, un’ardimentosa calma rivoluzionaria, al massimo la “pace Olimpica”, non la pace dei sensi. Noi vogliamo il DIRITTO a cambiare il Mondo e mai più vogliamo ascoltare le parole che ci hanno detto alla cassa: “Ci spiace, lei è fuori garanzia!”
Nando Dicè

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