Thursday, December 28, 2006

IL FALLIMENTO DELLA RIFORMA MORATTI.
Tra facoltà inutili, cattedre triplicate e programmi aumentati la riforma dell'università si è dimostrata un vero pastrocchio utile solo per accontentare le clientele e le baronie. Il Pizzino, che si è già occupato dell'argomento, stavolta si limita a riportare un articolo a firma di Gian Antonio Stella che analizza perfettamente la situazione in cui versa l'istituzione universitaria.



Il caso della «Sapienza», un gigante con 200 «sedi» sparse in Italia Università, 37 corsi di laurea con un solo studente

Da Bologna a Moncrivello: i casi in tutta Italia. E il numero totale è raddoppiato in 5 anni

C'è un Robinson disperso su un'isoletta universitaria di Forlì che non ha neanche un Venerdì con cui parlare: è l'unico iscritto al corso di Scienze della mediazione linguistica. Ma con chi può mediare, se non c'è un selvaggio con cui aprir bocca? Una solitudine da incubo.
La stessa che deve provare l'unico iscritto a Scienze storiche a
Università La Sapienza di Roma (Internet)
Bologna e l'unico a Ingegneria industriale a Rende e l'unico a Scienze e tecnologie farmaceutiche a Camerino e insomma tutti i solitari frequentatori di 37 corsi universitari sparsi per la penisola. Avete letto bene: ci sono trentasette mini-facoltà con un solo studente. Poi ce ne sono dieci con 2 frequentatori, altre dieci con 3, altre quindici con 4, altre otto con cinque e altre ventitré con 6 giù giù fino a un totale di 323 «universitine» che non arrivano a 15 iscritti. Con alcune situazioni piuttosto curiose. Come quella di Termoli, che come patrono ha San Basso ma accademicamente vola alto: dal sito del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario si può apprendere infatti che i ragazzi della cittadina molisana che non si sentono predisposti ai viaggi, hanno a disposizione non una ma addirittura due possibilità di diventar dottori sotto casa. La prima viene loro offerta dalla facoltà di medicina e chirurgia dell'Ateneo del Molise (29 iscritti), la seconda dalla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La quale, invogliata dalle nuove normative, è salita ormai a 21 sedi diverse, posizionandosi anche in metropoli quali Guidonia Montecelio (32 iscritti a medicina), Pescopagano (33), Larino (37) e Moncrivello, ridente paesino in provincia di Vercelli con 1.477 abitanti, dei quali 14 decisi a diventare chirurghi, urologi o anestesisti. Un record da dedicare al santuario del Trompone, il cui nome ha una tale assonanza con certi professoroni universitari che il destino, diciamolo, era già prefigurato. Ma un record battuto, appunto, da Termoli. Dove gli iscritti a medicina, versante Cattolica, sono sei.
Meno male: tre maschi e tre femmine. Direte: quanto costeranno, certi atenei in miniatura? Valeva la pena di incoraggiare questa moltiplicazione di pani, pesci e cattedre finendo fatalmente per abbassare il livello medio degli insegnanti, visto che come nel calcio e nella lirica non ci sono abbastanza Totti e abbastanza Pavarotti per tutti gli stadi e tutti i teatri e occorre dunque ricorrere sempre più spesso a brocchi e ronzini? E' quanto cercheremo di spiegare. Partendo da alcuni numeri. Primo fra tutti quello delle università "storiche", italiane. Erano 27, figlie di una tradizione spesso secolare, e sono rimaste tali per un sacco di tempo. Salendo poi lentissimamente, dalla metà degli anni Cinquanta in avanti, fino ad arrivare alla fine del millennio a 41. Bene, da allora (c'è chi dice a causa delle scelte del ministro «rosso» Luigi Berlinguer e a causa di quelle del ministro «azzurro » Letizia Moratti) sono dilagate. Arrivando in una manciata di anni a 78. Più «ospiti» quali l'Università di Malta, più le «private» (sulle quali avremo modo di sorridere), più undici «telematiche» sulle quali esistono dettagli piuttosto curiosi da raccontare. Totale? Quelle col «bollino» sono 94. Ma il caos è ormai tale che la somma totale degli «atenei» veri o presunti (e meno male che qualcuno è stato burocraticamente raso al suolo da Fabio Mussi come quello fondato in una palazzina di Villa San Giovanni da un certo Francesco Ranieri che la dedicò al suo omonimo nonno) è ormai difficile da calcolare. «Evviva!», esulteranno certi liberisti nostrani: tante università, tanta concorrenza. Tanta concorrenza, tanta selezione. Tanta selezione, tante eccellenze. E' vero o no che lo stesso Salvatore Settis, acerrimo nemico della proliferazione, ha scritto che in America le cose chiamate «università» sono circa quattromila e dunque noi abbiamo ancora spazio per altre sei o settecento «atenei»? Verissimo, sulla carta. Non fosse per due dettagli sottolineati dal direttore della Normale di Pisa.
Il primo è che negli Stati Uniti chi non è all'altezza si arrangia: se trova studenti che pagano la retta per andarci bene, sennò chiude. Il secondo è che il titolo di studio, lì, non ha alcun valore legale: hai preso la laurea ad Harvard? Ti assumono tutti. L'hai presa in una pseudo- università allestita da un mestierante senza la biblioteca e senza laboratori e senza docenti di un certo livello? Non ti fila nessuno. Affari tuoi, se ti sei fatto imbrogliare. E non c'è concorso dove possa giocarti una laurea ridicola per accumulare punti in graduatoria e prenderti un posto immeritato. Qui è la prima contraddizione, denunciata da Francesco Giavazzi e Piero Ichino e Roberto Perotti e altri ancora: il via libera alla moltiplicazione degli atenei senza aver prima abolito il valore legale del titolo di studio è un errore fatale. Che toglie risorse, chiedendo una distribuzione a pioggia di stampo clientelare, alle università vere. Quelle serie. Sobrie. Spesso straordinarie. Che ci fanno onore in Italia e all'estero. Che hanno già levato alta la loro protesta. E oggi sono spesso costrette a mettersi in concorrenza coi furboni. E a cedere alla tentazione di aprire in città e paesi e borghi e contrade più o meno vicine nuove facoltà e nuovi corsi di laurea. Meglio: nuovi punti vendita. Basti pensare che questi corsi (per i quali non occorre l'autorizzazione ministeriale) erano 2.444 nel 2000/2001 e alla fine del 2005 erano già schizzati a 5.400. Numero destinato a un successivo incremento (più 861) nonostante, scrive l'ultimo rapporto del Miur, «le raccomandazioni a livello centrale di procedere a una semplificazione dell'offerta». E così, se le Università sono diventate 94, le facoltà sono cresciute fino a 610 e i dipartimenti fino a 1.864 e gli istituti a 319 e i «centri universitari» a vario titolo fino a 1.269. Fino a casi abnormi come quello della «Sapienza». Che da Roma ha alluvionato di sedi e «sedine» tutta l'Italia centrale fino ad avere oltre duecento (chissà se almeno il rettore conosce il numero esatto) indirizzi postali differenti. Dove sono stati coriandolizzati la bellezza di 341 corsi diversi: dall'infermieristica a Bracciano a logopedia ad Ariccia, dalle tecniche di laboratorio biomedico a Pozzilli all'architettura degli interni a Pomezia. Per un totale (professori ordinari e assistenti e ricercatori) di 4.766 docenti. Tutti bravi come Totti? Difficile da credere. Ma certo anche tra di loro c'è chi ama giocare. Come i docenti che hanno organizzato, tempo fa, un «corso di composizione floreale per imparare a realizzare decorazioni di Natale con rametti di pino, candele e bacche colorate». E poi dicono che l'Università italiana non punta sulle specializzazioni...

8 comments:

Anonymous said...

Follie "federaliste" (e clientelari)
CFiao Cap

Anonymous said...

ma veramente stamattina sul corriere i rettori retificano i numeri,soprattutto quelli di Bologna,ma anche se fosse che c'entra la riforma Moratti???semmai è stata troppo blanda,gli atenei vanno riformati seriemante in stile americano,solo così si potrà avere un'eccellenza nei vari corsi.per la scuola superiore e media,le prime "bozze" Fioroni sono disastrose,(ho un post in tema da me)e poi una riforma così mastodontica mica si può giudicare in, si e no, 2 anni che è a pieno regime.Si parla di scuola e di preparazione,quindi dovrebbe esser una riforma di lungo periodo,ma in Italia le riforme durano se va bene 2/3 anni,poi ci vuole la controriforma,poi la riforma della controriforma e via così......

CampaniArrabbiata said...
This comment has been removed by a blog administrator.
CampaniArrabbiata said...

In senso americano, Peric?
Esponilo e spiegami bene come funziona.
La riforma Moratti è assolutamente vergognosa- Sono aumentati i corsi di laurea e le cattedre, mentre gli studenti sono ovunque in difficoltà. Se non è clientelismo questo cosa?
Le università di serie B stanno sbocciando come rose a primavera, le private godono di finanziamenti urbi et orbi, la Luiss e la Bocconi hanno confindustria dietro.

é normale che i rettori cercano di "rettificare" i numeri, mica possono evidenziare la situazione in atto, altrimenti verrebbe a galla il clientelismo.

Sistema americano? Lì non c'è valore legale del titolo, lì un'anomalia come Confindustria non esiste. Se vai ad una università scadente sono problemi tuoi: nessuno ti chiama, è come se non l'avessi. D'altro canto ci vogliono anche tanti soldini.
Qui, invece, nemmeno i laureati lavorano. Tra l'altro, non dirlo in giro, l'Università è nata in Europa che ce ne frega degli Americani?

Che la riforma del 3+2 sia un'amenità è quasi pacifico - tranne negli ambienti di forza italia, ma lì non l'hanno nemmeno letta... - tanto che le singole facoltà, ove possibile, stanno azzerando nel merito la riforma Moratti inserendo nuovi ordinamenti.


Fioroni è il ministro della pubblica istruzione, per l'Università c'è un dicastero apposito con dentro il diessino Fabio Mussi.

Cerchiamo di discutere con cognizione e non per bandiera, altrimenti finiamo per fare 10 di riforme balorde come quella della moratti.

Anonymous said...

captain connell, mi meraviglio di te: "Cerchiamo di discutere con cognizione e non per bandiera, altrimenti finiamo per fare 10 di riforme balorde come quella della moratti."
E che, mi sei diventato obiettivo?
Buon 2007, speriamo sia un anno più sereno di quello passato.
ps: mi sa che la volta scorsa sono stata un po' troppo cattiva: me ne dispiace, ma solo un po'...

Anonymous said...

Mi hanno appena mandato un mirabolante sms; te lo riscrivo perché so che sicuramente sarà di tuo gusto (sarà questo il mio regalo per il nuovo anno!)

"Oh Gesù daglio occhi tristi, fai sparire i comunisti: se risolvi 'sto problema che sparisca anche D'ALEMA;
canteremo le tue lodi se schiattasse anche PRODI;
una festa con i botti se morisse BERTINOTTI;
tu col cuore sempre aperto fai svanire DILIBERTO
e con gli angeli tuoi belli porta in cielo anche RUTELLI.
Oh mio caro e buon Gesù al CAVALIERE pensaci tu.
Amen."

Anonymous said...

Ciao Captainoconnell, eccomi qua a leggiucchiare qualche tuo pizzino.
Però non ho grandi commenti da fare. Per ora ti invito solo a rispondere alla richiesta, in caso volessi, nel mio post "Laicità".
Ciao

Pepenero said...

complimentoni per il nuovo stile del blog e tantissimi auguri di buon anno!