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Thursday, May 22, 2008

IL PAPA E I GIOVANI.
Il Papa si interroga sul giovanilismo obbligato delle nostre società: "oggi tutti vogliono essere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato, visibilmente passato". Si insegue la giovinezza, spiega Benedetto XVI, perché "nella giovinezza c'é ancora un futuro" e "il futuro è pieno di promesse". "Oggi però - aggiunge - per molti è anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto, perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto, vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita".

GIOVANI CONTRO MODE, MINACCIA DEL VUOTO, FINTI MITI
Contro la "minaccia di un grande vuoto, laddove sembra esserci solo aridità e deserto, assuefazione ai miti appariscenti e alle menzogne diffuse, ai luoghi comuni" il Papa augura ai giovani di "essere giovani, non alla moda: le mode - ammonisce - si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita, la giovinezza invece, quella della bontà, resta per sempre".

Invece "essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano con il passare veloce degli anni: se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi, resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioé bontà, sì perché la bontà sfugge alla presa del tempo, per questo possiamo dire che solo chi è buono e generoso è veramente giovane". "Vi auguro - ha aggiunto - di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita, la giovinezza invece, quella della bontà, resta per sempre".

Monday, January 14, 2008

RIPULIRE LE UNIVERSITA'
Chi nega l'accesso al Papa è figlio del '68.

I professori universitari italiani hanno in media tra i 55/65 anni, dunque hanno conosciuto quella sciagurata "rivoluzione" che fu il '68. Sciagurata in quanto all'origine di tutti i disvalori della moderna società. L'Italia oggi nazione che ha perso il senso di autorità, gerarchia, merito. Infatti le università nostrane sono tra le ultime per qualità e, chi può, non esita ad andare all'estero. A ciò si aggiunga che gli spazi di aggregazione sono egemonizzati dai collettivi, ossia da movimenti di sinistra estrema per i quali Bertinotti è un servo del capitale, Mao è l'unico deviazionista accettato e le brigate rosse non furono poi tanto malvagie,anzi. Tra loro ragazzotti stagionati che possono permettersi di fare i fuoricorso per professione e che a 30 anni stanno ancora a spulitriare senza concludere nulla di produttivo. Naturalmente, chi non ci sta, è tagliato fuori. Chi prova ad inserirsi nel mondo accademico, non ha chances se non è parente del Professor LupmanGranfigliodiPutt o non ha la spinta comunista. Chi invece, da studente, va all'università solo per lavorare sodo e osa laurearsi in tempo perchè non ha posti prenotati e deve farsi strada da solo, è invece considerato "fascio" e non ha accesso ai luoghi border-line. Naturalmente nella categoria è ricompreso chiunque non rinunci a battersi contro l'egemonia culturale. Tra questi non ci sono i tocquevilliani che, troppo vili per alzare il ditino, sono nel conformismo molto simili ai compagni.

In questo quadro, dunque, non deve sorprendere che ai politici/intellettuali anticomunisti sia negato l'accesso alle università. L'anno scorso i collettivi arrivarono ad impedire che si tenesse un convegno, alla presenza di Marcello Veneziani, sul più grande filosofo del '900, Giovanni Gentile. Mai, tuttavia, si poteva immaginare che i sostenitori del pensiero debole sarebbero arrivati a levare gli scudi contro il Professor Joseph Ratzinger che, invitato, dovrebbe parlare alla Sapienza assieme a Mussi e Uolter Velteroni(sic!). L'ateismo militante - foraggiato dai media, dalle lobbies omosessuali e dal loro braccio armato, i radicali e i comunisti - non ha ormai più remore a scagliarsi con violenza contro il Papa, ossia contro l'unica forza che può opporsi a questa società decadente. Siamo di fronte ad un vero e proprio scontro civiltà con i neoglobalizzatori liberal-comunisti. E', dunque, questione vitale reagire ad una cultura dominante che, portatrice di disvalori, sta dissolvendo la nostra società. Che inizi l'anti68!

P.S. Questo post sarà pure censurato dall'aggregatore sovietico tocqueville, ma Emma Bonino rimane un cesso.

Saturday, November 03, 2007

ADDIO DON!
E' sempre stato con i giovani e gli emarginati. Ora ci segue da lassù.

"Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio".

Don Oreste Benzi

Tuesday, October 30, 2007

E ora sospendete(ci) tutti.
Una preside nega la celebrazione della messa per l'inaugurazione dell'anno scolastico e gli studenti disertano per un giorno la scuola, organizzando la messa per conto proprio e partecipandovi in oltre 500. L'episodio è accaduto al liceo scientifico Battaglini di Taranto. La messa doveva essere anche l'occasione per ricordare l'ex preside dell'istituto, morto la scorsa estate. Di fronte al rifiuto del dirigente scolastico, gli studenti hanno contattato il parroco e hanno partecipato in massa alla funzione religiosa, disertando le aule. La preside ha già annunciato ritorsioni: sospenderà tutti quelli che hanno partecipato alla messa. Non chi marinerà la scuola per andare a giocare a pallone sul lungomare. Troppo spesso nelle scuole italiane non è chiaro capire chi tra i docenti e i discenti dà lezioni. In questo caso lo è.

Monday, October 29, 2007

I comunisti sono gli stessi di 70 anni fa.
Cambian faccia, cambian colore, ma per simbolo han sempre un uomo che muore.

Sant’Eugenio è una splendida Chiesa dei Parioli a Roma. Sulla stessa strada è sepolto il fondatore dell'Opus Dei, San Josemaría Escrivá de Balaguer. Chi voglia visitarlo, deve bussare ad un portone normalissimo e verrà subito accolto da persone di straordinaria umanità che lo accompagneranno direttamente nella cripta. Regola base per chi fa parte dell'Opera è che il tempo va santificato, per questo tutto sembra perfetto. Si è ad un altro livello di approccio al cattolicesimo. C'è la possibilità di approfondire gli studi filosofici, di lavorare nel campo biomedico, di vivere e lavorare esclusivamente per la comunità e dedicare la propria vita alla prosecuzione dell'Opera. Anche ascoltare la Messa è del tutto diverso.

Domenica scorsa, Papa Benedetto XVI ha beatificato 498 martiri che furono martirizzati dai comunisti e dagli anarchici durante la guerra spagnola di Spagna. Non furono semplicemente ammazzati, ma torturati nel modo più barbaro e spietato. Loro colpa era quella di essere cattolici. Spesso gli aguzzini si divertivano a torturare con delle scariche elettriche i prigionieri chiedendo loro di rinnegare Gesù e di gridare viva il comunismo. Innumerevoli Chiese, soprattutto in Catalogna, furono bruciate. Si trattò della più grande offensiva della storia contro i cattolici.
Ancora oggi, in nome di ideologie oscure e nel silenzio dei media, i cattolici sono perseguitati in molte parti del mondo. Persino in Italia l'offensiva nei confronti della religione cattolica non ha precedenti e, grazie al sodalizio tra comunisti e radicali, si parla solo male della Chiesa. Papa Benedetto, per questo, ha avuto grande coraggio a riaprire una pagina tanto triste della storia recente, quella della guerra civile spagnola, su cui la storiografia marxista ha l'esclusiva.
Tanto più che la beatificazione di 498 martiri non è stata digerita dai comunisti nostrani, a tal punto che l'Unità (ma non erano diventati democratici?) ha titolato in prima pagina "Benedetto XVI beatificherà 500 franchisti".
L'istigazione a delinquere del giornale comunista è stata evidentemente recipita dai nipotini degli assassini di Spagna. Così un gruppuscolo di aderenti ai centri sociali si è presentato a Valle Giulia, davanti a Sant'Eugenio, per provocare i fedeli che ieri uscivano dalla Messa: bestemmie, cori blasfemi, uno striscione irriguardoso verso i martiri, alcuni spintoni e della vernice rossa versata contro la Chiesa. C'è voluta la Digos, che ha operato 6 fermi, per evitare il peggio. I comunisti, benchè tentino di ripulirsi e di farsi chiamare democratici, sono rimasti gli stessi che 70 anni fa incendiavano le Chiese. Una forza oscura li guida nelle loro azioni politiche. Tanto che, oltre a ritenere che il Papa non possa fare quel che gli sembra giusto, si spingono fino a provocare sicuri dell'immunità e che qualche lenone del parlamento li protegga.

I comunisti che ieri hanno attaccato i fedeli dell'Opera, nonostante si siano imborghesiti e siano più vili, sono gli stessi che hanno aggredito Pansa, che credono di poter avere l'esclusiva sulla Resistenza, che seguono le fregnacce di Sergio Luzzatto su Padre Pio, che vogliono imporci il loro pensiero infame, che infangano la Chiesa e chi li contrasta, che negano agibilità a chiunque non condivida il loro piano diabolico.

Tuttavia ieri, così come 30 anni fa, a Valle Giulia non sono passati.
Pare però che a Valle Giulia trent'anni ci fossero i fascisti...

N.B. Sullo stesso argomento, andate a leggere
Anche i Cattolici, a volte, s'incaspitano.

Sunday, October 28, 2007

BEATI IN UN GIORNO BEATO
Stamattina, 28 ottobre sono statibeatificati 500 cattolici massacrati dai repubblicani durante la guerra civile di Spagna. In un libro le loro biografie e gli slogan della persecuzione comunista.

«Qui Radio Barcellona: Compagni, linciate i preti»
PIERO MENARINI da Libero dello scorso giugno.

Nei dizionari agiografici già da tempo compare la voce "Martiri della Spagna", che designa le vittime di una delle più feroci e deliberate persecuzioni di cattolici del XX secolo: quella avvenuta in Spagna dal 1931, anno della proclamazione della Seconda Repubblica, al 1939, cioè alla fine della guerra civile spagnola. Le canonizzazioni iniziarono nel 1987, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Dal 29 marzo 1987, quando furono canonizzate tre suore carmelitane ("las tres rosas") trucidate a Madrid all'inizio della guerra civile, ad oggi sono stati beatificati 479 martiri; la cerimonia più imponente fu quella dell'11 marzo 2001 quando salirono agli onori degli altari ben 233 martiri, 11 dei quali sono già santi. Ma la beatificazione simultanea di quasi 500 martiri il 28 ottobre sarà senz'altro la più grande di sempre nella storia della Chiesa. Scontate oltre che obsolete le argomentazioni contrariate della sinistra in Spagna, in particolare quelle degli anarco-socialisti e dei radical-comunisti in Italia. Basta perdere un po' di minuti e scorrere alcuni blog spagnoli per capire che le argomentazioni (indignate) sono sempre le stesse: la Chiesa, che allora sostenne l'idea della Crociata Nazionale per legittimare l'insurrezione militare, continua ad essere belligerante anche oggi, anche a costo di sfruttare i morti, per rispondere con questa beatificazione alla legge sulla Memoria storica approvata dal governo di Zapatero.
Che non siamo di fronte ad una forzatura ideologica ma ad una realtà di cui ancora molti non vogliono assumersi la responsabilità politica, lo dimostra lo splendido libro edito dalla Conferenza Episcopale Spagnola, "Quiénes son y de dónde vienen" (Madrid, Editorial EDICE, 2007, curato da Encarnación González Rodríguez), nel quale si susseguono implacabili le biografie e soprattutto le circostanze della morte di ciascuno dei 498 beati. Altro che esagerazioni! Nella maggior parte dei casi si tratta di religiosi e religiose, vescovi, sacerdoti e semplici credenti uccisi in quanto tali e non per chissà quali colpe o soperchierie commesse. Cosa avrebbe mai potuto fare, ad esempio, Juan Duarte Martín? Il giovane diacono di Yunquera (Malaga) fu martirizzato in questo modo: «La persecuzione religiosa del 1936 lo sorprese mentre era in vacanza a casa dei suoi genitori. Rimase nascosto in una specie di scantinato posto sotto l'ingresso, finché una vicina non lo denunciò. Alcuni miliziani lo prelevarono e lo trascinarono nel carcere di Álora, dove fu torturato con scariche elettriche che passavano attraverso aghi conficcati in tutto il corpo. Volevano che bestemmiasse e rinnegasse la fede, ma non cedette neppure sotto i tormenti. Ogni qualvolta gli proponevano di dire: "Viva il comunismo!" egli gridava: "Viva Cristo Re!". Fu martirizzato nei pressi del rio Bujía, Álora, il 15 novembre 1936. Aveva 24 anni. Lo cosparsero di benzina e gli diedero fuoco. Nei giorni successivi continuarono a sparare al cadavere, che rimase insepolto finché non lo gettarono nel ruscello. Il 3 maggio 1937 i suoi resti furono recuperati e traslati nel cimitero di Yunquera. Era martoriato e aveva le gambe staccate dal corpo». E posso assicurare che quanto descritto era prassi comune: io stesso ho potuto vedere un frammento di pavimento teatro di azioni analoghe. La mattanza di cattolici fu preordinata, apertamente caldeggiata da moltissimi esponenti delle sinistre repubblicane e costituì forse il collante più efficace delle molte identità della coalizione governativa. Appena 2 giorni dopo l'alzamiento, Radio Barcellona lanciava il seguente appello: «Bisogna distruggere la Chiesa e qualsiasi cosa ne rechi traccia. Cosa importa se le chiese sono monumenti artistici? Il buon miliziano non si fermerà davanti ad essi. Bisogna distruggere la Chiesa».
I martiri sono autentici, dunque, altro che invenzioni o pretesti ideologici di una Chiesa alle corde. Le menzogne relative alla guerra di Spagna sono quasi sempre uscite da intellettuali o fanatici presunti libertari, che sin dal 1939 si sono accaparrati l'appalto di poterne parlare. Un esempio è il celebrato film di Rossif, "Morire a Madrid" (1963), che iniziava e terminava con la medesima immagine (decine di corpi distesi nel cortile di una caserma) e le medesime parole (un elenco delle componenti sociali della Spagna che si voleva sconfiggere nel 1936), per significare che la sconfitta della Repubblica e la vittoria di Franco avevano reso vano ogni slancio innovativo e di libertà. Bastano due precisazioni per comprendere se questa sia storiografia seria. Anzitutto, l'immagine iniziale è oggi arcinota, ma si riferisce alla strage del 20 luglio nel Cuartel de la Montaña, Madrid, compiuta dai repubblicani che crivellarono quasi tutti coloro che si erano arresi a loro. Quanto alla panoramica il falso è plateale, perché la voce fuori campo scandisce, con voluta intenzione accusatoria, anche i numeri dei componenti il clero e dei religiosi, che per forza di cose non potevano essere gli stessi al termine della guerra. Pur non esistendo dati irrefutabili al riguardo, oggi sappiamo che i morti stimati dell'intero conflitto ammontano a circa 567.000. Essendo la lista nominativa, ancora incompleta, dei soli vescovi, preti e religiosi uccisi attualmente intorno alle 7800 unità, si può affermare che, comprendendo anche le vittime civili per motivi confessionali, la persecuzione religiosa non dovrebbe essere molto lontana da un 10% del totale. Ciò sembra rilevabile anche dal fatto che sin dalle prime ore dello scoppio della guerra civile (18 luglio) gli obiettivi prediletti e inermi furono proprio i cattolici e il clero. Alcuni esempi riferiti al 19 luglio: «Madrid. Numerosi morti e feriti all'entrata della Chiesa del Rosario dei padri Domenicani di Calle Torrijos tra i fedeli che si erano recati a messa. I miliziani sparavano su tutti coloro che uscivano dal portone o dalle finestre»; «Fuente de Cantos (Badajoz). Capoccia del Fronte Popolare rinchiudono in una chiesa 56 persone (comprese 2 donne e 2 bambini). Alle 3 del pomeriggio i miliziani sigillano le porte lasciando aperte le finestre che danno sul Comune e appiccano fuoco all'edificio sacro con benzina. Dodici persone sono morte bruciate vive, mentre le altre sono riuscite a fuggire da una torretta che le fiamme non avevano raggiunto»; «Madrid, 20 luglio. Incendiate oltre 50 chiese in un solo giorno»; «Madrid. Varie suore della Carità del Sacro Cuore di Gesù (una di 83 anni) sono state trascinate fuori dalla loro casa di Calle Alcalá, spinte fino a Canillejas e lì assassinate». Vale la pena ricordare le parole del grande pensatore liberale e antifranchista Salvador de Madariaga sulla persecuzione religiosa in Spagna: «Nessuno in buona fede e bene informato può negare gli orrori di questa persecuzione. Se il numero dei sacerdoti assassinati sia 16000 o 1600 lo dirà il tempo. Ma un fatto pienamente assodato è che per mesi e anni è stato sufficiente essere sacerdote per meritare la pena di morte da uno dei tanti tribunali più o meno irregolari che come funghi erano spuntati dal popolo, o da rivoluzionari che si auto-erigevano a carnefici estemporanei, o da altre forme di vendetta o esecuzione popolare».

Sunday, October 21, 2007

Il Papa contro la camorra.

Il maltempo non ha impedito a circa 20 mila persone, infagottate inimpermeabili di emergenza, di affollarsi in Piazza del Plebiscito , dove il pontefice ha celebrato una solenne messa. Nell'omelia, Benedetto XVI ha parlato con chiarezza dei "mali" di Napoli ed ha esortato ad una riscossa morale, intellettuale e spirituale, rivolgendosi sopratutto alle nuove generazioni. "Per molti - ha rimarcato - vivere non è semplice : sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione, di mancanza di prospettive future. C'é poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero di delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e delle periferie nuove e anonime, con il rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l'illegalità, il sommerso, l'arte di arrangiarsi. Quanto è importante allora intensificare gli sforzi per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull'aiutare i giovani a gestire il tempo libero. E' necessario un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità, gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni". Alla fine della messa, il Papa ha chiesto un "forte impegno" dei cattolici italiani in politica. "Molti sono i problemi e le sfide che stanno davanti a noi". Da piazza Plebiscito poi il Papa si è trasferito nel seminario collinare di Capodimonte, in cui ha incontrato i 300 capi religiosi - cristiani, musulmani, ebrei - che parteciperanno, da stasera a martedì, al convegno di Sant'Egidio. Poi è andato in Duomo ad omaggiare le reliquie di San Gennaro.

Thursday, July 26, 2007

Nelle Filippine da quasi trent'anni, padre Giancarlo Bossi è nato 57 anni fa ad Abbiategrasso, nel Milanese, da una famiglia contadina. Missionario del Pime era stato rapito il 10 giugno scorso e liberato oggi. A Payao, dove c'è la sua parrocchia, all'inizio di quest'anno aveva lanciato un progetto consistente nel comprare un pezzo di terra e coltivarla, con alcuni contadini del luogo. Alto e robusto, al punto da essere chiamato dai suoi fedeli nelle Filippine il "gigante buono", e con una passione giovanile per la pallacanestro, padre Bossi si diploma all'Istituto Statale Conti di Milano, e viene ordinato sacerdote il 18 marzo 1978, appena un giorno prima della morte del padre, Pietro. Un paio d'anni in Italia, e poi nel 1980 parte per le Filippine, dove studia le lingue tagalog e viasaya, e lavora in varie parrocchie: Tondo (Manila), Siay, Payao, Manila e Bayog, quest'ultima nella prelatura di Ipil. Nel 1989 da' vita alla nuova parrocchia di San Pablo. Un breve rientro in patria, tra i missionari anziani e ammalati a Lecco, e poi il ritorno nel 2000 nelle Filippine. L'anno scorso padre Giancarlo aveva cominciato a frequentare i contadini nella parrocchia di Sampuli: voleva ripetere l'esperienza fatta oltre dieci anni prima sulle montagne di Dominatag, nei pressi di Zamboanga City, dove si era costruito la sua casetta di legno, coltivando riso e verdure e dicendo messa nella vicina cappella. Padre Bossi - ricorda la nipote Eleonora - ha sempre detto di sentirsi "ricco" in mezzo ai poveri, e per questo di voler condividere la stessa vita della sua gente: una vita guadagnata con il lavoro delle mani e il sudore della fronte.
tratto da Anerella

Sunday, July 01, 2007











Nessuno ne parla, nessuno manifesta per lui, il governo se ne sta disinteressando completamente, per i tg è uno sconosciuto. Davanti al Campidoglio e a palazzo San Giacomo a Napoli sono ancora esposte le immagini dell'afghano vicino ad Emergency rapito. Eppure padre Giancarlo Bossi, sequestrato 15 giorni fa nelle Filippine, é un missionario italiano e, perciò, dovremmo averlo a cuore almeno quanto le sgrene e le paperelle varie. Davanti al colpevole oblio il dubbio che sorge spontaneo appare fondato:non è che la sua sfortuna consiste nell'essere un missionario cattolico, ossia un missionario vero, ossia un missionario e basta?

Io ho mal di sgrena!

Friday, May 11, 2007

Ora i Cattolici esercitino il diritto di resistenza.
La maggioranza silenziosa é pronta a sfilare per il Family Day.

Gentili lettori, concedetemi di porvi una domanda:se voi foste al governo, quale sarebbe il primo provvedimento che adottereste? Prima di rispondere, é opportuno riflettere su qualche dato: ogni matrimonio su tre finisce nel divorzio, un matrimonio su tre non è più celebrato in chiesa, un matrimonio su tre non si fa, rispetto a 30 anni fa. Nello stesso arco di tempo le separazioni triplicano, del 300 per cento. Tre contro uno di trent'anni fa. Un bambino su tre non nasce grazie all'aborto e derivati, una coppia su tre non fa figli, una coppia su tre ha un solo figlio. E per finire in bellezza, un morto su tre è abbandonato senza sepoltura.
Altri dati: la disoccupazione in Italia é al 6,8%, al Sud al 12%, in alcune zone si supera il 21%. Due milioni sono i lavoratori assunti a termine, per la maggior parte sono giovani sotto i 35 anni. Ancora: a Roma solo nel 2006 sono stati eseguiti sedicimila sfratti, a Napoli dodicimila. E' evidente che questi dati sono tra loro parzialmente connessi: si fa fatica a trovare un lavoro stabile ed una casa, di conseguenza diminuiscono le possibilità economiche di formare una famiglia.
Un governo, che si occupi davvero dei bisogni dei propri cittadini, dovrebbe
affrontare il problema. Tanto più che l'istituto giuridico della famiglia ha rilevanza costituzionale, in particolare l'art recita 29: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Aggiunge l'art 31: "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo".

Benché la costituzione si chiara in merito, il governo Prodi non avverte la necessità,né l'urgenza di promuovere politiche a sostegno della famiglia, anzi, con alcuni suoi esponenti, si spinge a dichiarare che la famiglia non esiste più. In realtà questo esecutivo subisce il ricatto delle lobbies omosessuali che,infatti, hanno imposto nell'agenda politica come prioritario il tema dei Di.Co. A sostegno dell'iniziativa é stato citato ad esempio di buon governo il presidente spagnolo Zapatero. Peccato, però, che per quest'ultimo - lo citiamo testualmente - "la scimmia non è un animale,bensì un essere vivente a cui poter trasferire i propri beni ed a cui riconoscere il diritto di coniugio".
Ci spiegano, ancora, che l'Italia,con Irlanda e Grecia, é l'unico paese a non aver ancora adottato provvedimenti per regolarizzare le coppie omosessuali. Ed infatti é considerata un faro di civiltà(!?) la Scozia che,nel quadro di una politica di “tolleranza zero verso il linguaggio discriminatorio”(sic), ha approvato una direttiva secondo cui l’utilizzo dei termini “papà” e “mamma” sarà considerato offensivo nei riguardi delle coppie omosessuali con figli. Allo stesso modo, l’uso delle parole “marito”, “moglie” e “matrimonio” sarà da bandire, vista l’esclusione implicita delle lesbiche, dei gay e dei bisessuali. La Chiesa sull'argomento , in assenza di una seria opposizione politica, é stata l'unica istituzione a dirsi contraria con decisione a Di.Co. e, per questo, è oggetto di becere intimidazioni. Scritte ingiuriose sono comparse in tutte le grandi città contro i cattolici, proiettili con minacce di morte sono giunte all'indirizzo del presidente della Cei Bagnasco, leaders politici hanno aizzato la loro base all'offensiva contro la Chiesa. Le becere provocazioni sono giunte ad un livello tale che persino l'ex comunista Napolitano é dovuto intervenire in difesa del vescovo Bagnasco, oggi costretto a vivere sotto scorta. Per l'esercito laicista la Chiesa non può, non deve parlare.

La colpa che le viene imputata é quella di difendere un istituto, quale quello del matrimonio(religioso e civile!), che qualsiasi società ha sempre tutelato.
Una civiltà dovrebbe essere animata da una vera e propria religione civile e non semplicemente governata da una forma di civilizzazione, che attiene piuttosto alla sfera dei mezzi, come la tecnica, il benessere e l'economia.
La civiltà invecchia e noi, i suoi abitanti, torniamo bambini, viviamo egocentrici secondo capricci e senza limitazioni, in un gioco cieco e circolare. La smania di godere a ogni costo e la pulsione autodistruttiva si alleano e generano la tentazione di lasciarsi vivere. Siamo stanchi di inventare e di costruire, l'infantilismo ci invecchia senza renderci maturi, il piacere ci affatica più del lavoro, la libertà ci stressa più della schiavitù, abbiamo tanti desideri ma poche speranze. Così prevale la stanchezza della modernità e il vago desiderio di barbara innocenza. La civiltà europea e occidentale è oggi a un punto di svolta che somiglia a un inizio: non deve ingannarsi additando un nemico esterno e assoluto, distraendosi così dai suoi mali interni, numerosi e molto pericolosi. Al contrario, è necessario un nuovo atto di fondazione, insieme rivoluzionario e tradizionale, capace di ridonare all'Europa il suo volto, la sua storia e la sua vocazione al futuro. Il vero nemico dell'occidente é rappresentato dal piacere della decadenza, il nichilismo, la distruzione di tradizioni ed esperienze millenarie. Reagire a questa minaccia è urgente la risposta affonda le sue radici nella tradizione occidentale, una tradizione che non può prescindere dalla cultura cattolica.

È una prospettiva poco approfondita, ma l’avvento del cristianesimo determinò anche notevoli risvolti sotto il profilo politico nel rinnovamento socioculturale delle istituzioni romane. Non fu un caso, infatti, che la schiavitù entrò in crisi proprio a partire dal I sec. d.c. e così fu per istituti del diritto di famiglia quali la patria potestà e la mano maritale. In particolare, a partire dall’epoca classica la donna riuscì a trovare una sua emancipazione, la potéstas sui liberi(gli ex schiavi liberati) e la manus era del tutto scomparsa, mentre si presentavano assai mitigati gli istituti della mano maritale e quello della patria potestas. Ciò si realizzò perché i credenti si rifiutavano di aderire a quegli istituti dell’ordinamento romano inconciliabili con la propria fede. Tanto è vero che fu proprio il rifiuto dei cattolici di riconoscere l’imperatore come essere immortale la causa delle persecuzioni nei loro confronti. Celeberrima è la lettera (Epistola 96) di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, all’imperatore Traiano per chiedere un parere sul comportamento da tenere riguardo ai cattolici che si rifiutavano di riconoscere il princeps come figura vicina ad un dio. La risposta del princeps al consulto fu indicativa: tollerare i cristiani finché non si rifiutino di rispettare le leggi di Roma.

Oggi i cattolici sono ancora chiamati ad esercitare il proprio diritto di resistenza verso una società basata su disvalori che promuove leggi inique che violano il diritto naturale. Non è l’Islam lo spauracchio da tenere alla larga, ma il bieco laicismo che è riuscito, attraverso alleanze trasversali, ad incidere nel nostro substrato sociale. L’offensiva verso tutto ciò che è tradizione mai come oggi è tanto sfrontata. Né Caligola, né Nerone, né Diocleziano hanno mai cercato di disgregare valori fondanti di qualsiasi società quali la famiglia, la patria e la religione. La deriva zapaterista attualmente in atto in Occidente è il vero barbaro contro cui alzare le barricate. Per questo è necessario che i cattolici resistano senza cedere al compromesso. Chi scrive, assieme ai ragazzi di AG, sta girando la provincia in cui vive per raccogliere firme contro i Di.Co: l'iniziativa sta avendo un successo inaspettato, a dimostrazione che la maggioranza silenziosa, la stessa che non riceve nessuna attenzione dai media, chiede ben altre politiche dal governo. Politiche in favore della famiglia, appunto. E allora, gentili lettori, ora che avete avuto abbastanza argomenti per riflettere,siete in grado di rispondere alla domanda iniziale: quali sono le priorità per i cittadini della nostra nazione? Se riterrete il diritto alla casa, ad un lavoro, ad una famiglia, all'autodeterminazione valori non disponibili e non negoziabili per l'individuo,
il 12 maggio sarete con il cuore, se non fisicamente in piazza San Giovanni a Roma
al family day(rectius, noi amanti della tradizione preferiamo dies familiae), affinché le famiglie non diventino specie in via di estinzione e non necessitino della protezione del WWF.

Avanti autocarri!.

Il Papa sbanca tra i giovani.
Un affondo contro i mali della democrazia.


La devastazione dell’Amazzonia, la violenza delle città, la droga, la corruzione,
ogni ingiustizia: va nel concreto il Papa nel suo viaggio in Brasile e tocca i drammi di questa società dalle grandi risorse e dalle grandi miserie.
Il Papa ha ammonito, rivolgendosi ai 70.000 giovani che l'hanno accolto, "Registriamo l’alta percentuale di morti tra i giovani, la minaccia della violenza, la deplorevole proliferazione delle droghe che scuote fino alla radice più profonda le nuove generazioni. Si parla per questo, in conseguenza, di una gioventù sbandata". Benedetto XVI ha, quindi, invitato i giovani a farsi protagonisti di una società più giusta e più fraterna, mettendoli in guardia dalla smisurata ambizione di ricchezza e di potere che porta alla corruzione personale e altrui. Per comprendere l’insistenza del Papa sui mali del Brasile basterà ricordare lo scandalo provocato — durante la passata legislatura — dalla pratica governativa di pagare una mazzetta mensile ai parlamentari dell’opposizione per assicurarsene il voto. Forte è anche la corruzione dei magistrati. "Non vi sono motivi validi — ha detto ancora ieri Benedetto XVI —che giustifichino il tentativo di far prevalere le proprie aspirazioni economiche e politiche mediante la frode e l’inganno".

Tuesday, April 10, 2007

Ora i radicali invocano "l'ingerenza" del Papa



E' proprio uno strano individuo Giacinto Pannella, la sua è una vita di anticlericalismo militante e ora si lamenta per un mancato intervento del Papa. Il leader radicale, durante la sfilata organizzata per chiedere la moratoria internazionale sulla pena di morte, si è rammaricato per non aver ricevuto sostegno dal Papa. Il partito dei laicisti-relativisti sperava in una benedizione di Benedetto XVI che non è arrivata. Certo é che colpisce come il ritmo delle battaglie di civiltà radicali siano scandite dalle festività cristiane: una a Natale, una a Pasqua, una volta è per l'amnistia, un'altra è contro la pena di morte. Il resto dell'anno si grattano la pancia sbraitando contro il Vaticano, ma durante le feste emerge il loro desiderio di avvicinarsi alla fede. La via per la redezione appare lastricata da un panettone e una pastiera con una colomba a indicare il percorso. Chissà se mai giungeranno al traguardo tra uno sciopero della fame ed un altro.

Intanto, ad oggi, l'inusuale cordata liberal-marxista ha avuto come unico effetto quello di inaspire lo scontro e la battaglia ideologica. Tanto che in diverse città stanno comparendo scritte, spesso in un italiano stentato, contro il Papa, Bagnasco e la Chiesa tutte firmate con stessa falce e martello.

Sunday, April 08, 2007

Ragione e fede.

La fede è un dono dello Spirito Santo e la Pasqua per me è sempre un'occasione per rafforzarla. Rivivere la passione di Cristo, di Dio che si è fatto uomo per conoscere ogni sofferenza e difficoltà dell'uomo, mi arricchisce sempre. Nessuno,anche i non credenti, può negare che Gesù sia vissuto;diverse fonti attestano la sua esistenza e confermano i fatti scritti nei Vangeli.
Ogni cattolico è tenuto ad attuale la propria fede nella realtà sociale che vive e a difendere i valori tradizionali santificando il lavoro, il sacrificio, l'impegno, il senso del dovere e rifiutando ogni sorta di conformismo e di moda. Vivere pienamente la comunità e promuovere il merito è quello che io, nonostante la mia accidia, pigrizia e incostanza, tento di fare quotidianamente, trasformando le mie debolezze in punti di forza e riconducendo ogni mia attività e azione a quei valori. Alla giornata mondiale della gioventù di Colonia, durante la confessione, il sacerdote mi chiese se mi impegnavo a combattere contro ogni relativismo. E' una domanda che dovrebbero porsi tutti i cattolici che, spesso, usano dare una interpretazione della fede a proprio uso e consumo. E' il Papa, la Chiesa, la comunità a doverci indicare la via da seguire nel quotidiano e, quando si tratta di difendere i propri valori, bisogna essere pronti a qualsiasi rinuncia. La cristianità ha il dovere di lottare contro ogni relativismo in atto.

Una Santa Pasqua a tutti i lettori.

Wednesday, March 07, 2007

Un ringraziamento al cardinal Ruini.
Dopo 16 anni il cardinal Ruini lascia la presidenza della Cei, gli succederà il vescovo di Genova Bagnasco. Che possa quest'ultimo seguire la strada solcata dal suo predecessore e svolgere il suo compito con la medesima grinta e determinazione.

Vogliono liberalizzare anche la Chiesa.

Signori, mi è giunta un’indiscrezione dall’ultimo consiglio dei ministri che giro subito a voi: siccome la Chiesa esercita abuso di posizione dominante su questioni inerenti la religione, il governo ha deciso di presentare un suo pacchetto per liberalizzare il mercato. Prodi in campagna elettorale ci ha promesso la felicità e, poiché è uomo d’onore, presto introdurrà per decreto una nuova religione di stato, il Prodismo. Non si tratterà di culto della personalità, perché in Italia la personalità è già stata abrogata da tempo, ma di un testo altamente innovativo e progressista.
Il Min Bersani è già all’opera e presto in tutti i supermercati Coop ci sarà una cappella per i fedeli; Rutelli, in ossequio al suo passato da radicale, di concerto con la Bonino, sta preparando un manuale per il catechismo; Diliberto ha già pensato ai simboli della nuova religione: una falce e un computer con al centro la scritta modernismo sovietico. Pippo Baudo, entusiasta, ha subito chiesto di poter ricoprire la massima carica ecclesiastica della nuova religione; a Cecchi Paone andrebbe bene anche fare il chierichetto.

La manovra non è velleitaria, per preparare il campo, in tutte le librerie campeggiano da tempo libri che hanno quale finalità dimostrare come l’unico dio sia Carletto Marx. Sugli scaffali,infatti,è facilmente reperibile il bestseller del “matematico impertinente” Piergiorgio Odifreddi(cognome onomatopeico che in origine era Odi e ti freghi) che esegue disequazioni sul concetto di tradizione, il saggio-intervista del logorroico Corrado Augias che chiede come sia stato possibile trovare la verità assoluta ben diciassette secoli prima l’illuminismo, l’ultimo romanzo di Ferruccio Pinotti (da non confondere con il fratello meno sobrio Pinot) che svela le ultime trame occulte dell’Opus Dei. Il governo, purtroppo, non ha dato disposizioni per edizioni critiche sull’Islam e l’Ebraismo, nemmeno per una vignetta.

Finanche l’eccezione è venuta meno. Ariel Toaff, su pressione della comunità ebraica locale e dello stato di Israele, è stato costretto a ritirare il suo “Pasqua di sangue”, libro in cui veniva documentato come tra il XV e il XVI secolo si celebrassero sacrifici umani all’interno delle comunità ebraiche. Peccato, avrebbero voluto leggerlo in tanti, ma Toaff è stato condannato alla damnatio memoriae. Per dimostrare che le sue tesi erano veritiere si è immolato fino a diventare lui stesso un sacrificio umano.

In realtà ai laicisti (che, intendiamoci, stanno anche a destra…) poco interessa sapere di religione, a loro dà fastidio chiunque difenda i valori tradizionali e il cattolicesimo ne è l’ultimo baluardo. Per questo i media, i poteri forti, le massonerie, i partiti hanno ingaggiato la loro crociata contro la Chiesa. Ai laicisti dà fastidio che il Papa difenda la famiglia, la tradizione, l’individuo. A loro poco importa sapere che, se, al contrario di quella islamica e ebraica, viviamo in una società libera e pluralista come quella occidentale, lo dobbiamo proprio all’avvento del cristianesimo in Europa. Ai laicisti poi, questo Papa li fa imbestialire particolarmente per il fatto che è un osso duro e non ha intenzione di mollare. Per Benedetto XVI il relativismo è proprio una fissa; è lì che vi trova l’origine dei mali della nostra società. Lo scrisse già da cardinale nel libro pubblicato a quattro mani con Marcello Pera, “Senza Radici”, l’ha ripetuto appena eletto Papa e alla giornata mondiale della gioventù a Colonia il 21 agosto del 2005: ci sono valori universali da cui il mondo non può prescindere, la verità è una e non possono esserci religioni fai da te o di condominio La felicità in terra la promettono i marxisti e non può essere imposta a norma di legge. Cattolici(ma anche difensori della tradizione e della libertà) di tutto il mondo unitevi e…soprattutto, ribellatevi.

Wednesday, February 21, 2007

Di nuovo a Roma con la Chiesa e contro Prodi.

Il 24 marzo prossimo la Chiesa cattolica, con una mossa senza precedenti, manifesterà per le vie di Roma per opporsi a qualsiasi tentativo di disgregazione della famiglia. Già prevedo lo spiegamento di forze che il questore predisporrà per evitare problemi per l'arrivo di migliaia di ragazzi dalle parrocchie di tutta Italia; la linea più dura tra i papa boys ha già promesso che sfonderà qualsiasi zona rossa e che si presenterà armata di croce e di tanta fede.
Si temono infiltrazioni tra i francescani.

Non è la prima volta che la Chiesa si mobilita, in tempi brevi già con Zapatero ci sono state diverse ed imponenti manifestazioni, ma questa iniziativa per significato e portata non ha sicuramente precedenti:
1) sarà una secca risposta ai famelici progressisti che, con le loro aggressioni, minano i valori tradizionali.
2) sarà la dimostrazione che la parte sana della nazione continua a stare con la Chiesa.

Su un piano più strettamente politico rappresenterà la radicale bocciatura del governo Prodi, mai la Chiesa si era opposta con tale fermezza alle politiche di un governo, nemmeno ai tempi della cortina di ferro.
I progressisti continuano ad affermare che la famiglia è in crisi perché si celebrano solo 250.000 matrimoni all'anno, mentre le coppie di fatto sarebbero (in tutto) 500.000, ignorando, però, che in Italia non si riesce a trovare un lavoro stabile prima dei trent'anni e che non si conducono politiche a favore della famiglia. Per questi motivi i dati non rispecchiano la realtà, nel senso che la maggior parte tra le coppie di fatto intende sposarsi appena possibile. Ci sono poi coppie che vivono in situazioni "di irregolarità" e ci sono poi gli omosessuali, le cui lobbies continuano a incidere sull'agenda politica del governo. Non a caso il Papa appena domenica scorsa ha parlato di gruppi di pressione che vogliono minare gli istituti tradizionali.

Sarà un'occasione, benché più autorevole, come quella del 2 dicembre scorso, per ribadire la nostra opposizione alle politiche del governo Prodi. Mi auguro che il gruppo de Il Castello e Therightnation.net dia il giusto risalto all'appuntamento.

Marciare per non marcire!

Wednesday, February 07, 2007


Salvatemi da Baudolino!

Una nazione in cui i comici ci spiegano chi votare, i politici si dilettano in balletti di dubbio effetto, i menestrelli televisivi ci fanno lezioni di moralità: questa è in sintesi l'Italia, patria indiscussa del trasformismo oltre che della commedia dell'arte.

Nel momento in cui ho assistito all'episodio che mi accingo a commentare avevo già in mente di ritagliarmi uno spazio per affrontarlo, mai immaginando che il fatto sarebbe diventato un caso sulla stampa. Premetto subito che il titolo trae in inganno e non ho nessuna intenzione di fare un'analisi introspettiva del protagonista del bestseller di Umberto Eco; io Baudolino non l'ho letto e, benchè sia anche questo costume prettamente italico, preferisco non dissertare di quello che non conosco.

Il personaggio di cui il Pizzino intende oggi occuparsi è stato già magnificamente descritto ieri su Libero da "Dreyfus", che ha iniziato il suo articolo con un enfatico "Habemus Pippum". Stiamo naturalmente parlando di Pippo Baudo, un personaggio che da quararant'anni scorazza sulla tv pubblica ritenendola ormai cosa privata e che, in balia di patologiche manie di grandezza, crede di essere l'unico paladino dei giusti,
Il fatto di cui stiamo parlando si è verificato durante "Quelli che il calcio", trasmissione in cui Baudo è intervenuto per commentare il tragico episodio di Catania. Senonchè il noto presentatore è arrivato a bacchettare Papa Benedetto, reo di non aver fatto, durante l'Angelus domenicale, riferimento agli scontri dello stadio Massimino e di essersi, invece, occupato di argomenti, secondo Baudo lontani dai problemi sociali, come famiglia e pacs. Più precisamente ha sentenziato: "Il dovere della Chiesa è essere vicini ai problemi sociali. Il Papa non ha detto una parola nell'Angelus...mi disturba che, in una giornata così, lui non abbia parlato di questa nostra tragedia" >

Naturalmente il coupe de Theatre ha infiammato i cuori dei progressisti che, dopo aver giurato amore eterno a Baudo, non hanno perso tempo per attaccare a loro volta il Papa e rilanciare i tanto amati pacs. Baudo non è nuovo a queste strizzate d'occhio a sinistra; lo ricordo nel 2001 ospite da Luzzatti vantarsi che non avrebbe votato Berlusconi e che mai lo avrebbe fatto, mentre il conduttore continuava a mangiare escrementi(di cui non è mai stata identificata la natura) suscitando le grasse risate degli spettatori (quella sì che era arguta satira, gulp!)
Sì, Pippo Baudo è Pippo Baudo. è un "cattolico deluso" lui e poco importa se è separato e fa del sensazionalismo la sua arte, riassume magistralmente la situazione in cui versa l'Italia, una nazione che sa di muffa e che ai giovani non apre se non hanno un mecenate, possibilmente progressista, che può introdurli nel mondo delle starlette. Baudo è lì su Rai1 da quarant'anni e nessuno lo sposterà mai da lì: quando sono nato lui c'era da sempre, quando non ci sarò più lo vedrò ancora imbalsamato a reti unificate. Non ci sono vie di fuga, rassegnamoci. Al massimo possiamo fingere un suicidio a Sanremo, così Baudo ci salverà!

Meglio rosso che laicista.