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Saturday, March 15, 2008

STESSA BARRICATA.

Continua la repressione contro i rivoltosi tibetani, ma la comunità internazionale - indifferente - tace: Israele, che decide la politica estera mondiale, lì non ha interessi...

Friday, June 22, 2007

La giustizia la fanno i picchiatori.










Abbiamo appreso che è bastata una protesta della Comunità ebraica e una manifestazione di scalmanati, probabilmente gli stessi che, recentemente, a Teramo hanno aggredito il prof. Moffa, per far sì che un Ministro della Repubblica, costringesse il Magistrato militare di sorveglianza di turno a revocare con decreto la decisione del Tribunale Militare che accordava a un vecchio ultranovantenne, Erich Priebke, il permesso di lavorare fuori dalla prigione in cui è rinchiuso a seguito del processo che lo ha condannato all’ergastolo. Quante volte abbiamo manifestato, ripetutamente in centinaia di migliaia per la liberazione di condannati senza prove o con false prove, come nel caso Valpreda? Quante volte abbiamo protestato contro gli arresti domiciliari accordati con mano larga a tangentisti, politici corrotti, ladri di regime, colti con le mani nel sacco e rei confessi, ancora in età di sostenere la carcerazione, e godenti di ottima salute fisica? Nessun ministro si è precipitato a convocare il Giudice di sorveglianza per revocare alcunché. Nel caso di Priebke, già assolto nel passato, poi in seguito a pressioni coordinate della lobby ebraica internazionale, arrestato, giudicato e condannato per gli stessi fatti per cui era stato assolto, è bastato poco per annullare una decisione del Tribunale a suo favore. Se la giustizia militare, in qualche modo si è ravveduta, tardivamente, e, in considerazione dell’età e della salute del condannato, ha accordato un piccolo beneficio, non si può dire la stessa cosa dei nostri politici così ossequienti verso tutto quello che è richiesta ebraica, sionista, israeliana. I politici margheritici-cattolici, i politici sionistri-pedemocratici e i politici filosemitici-rifondatori, dimentichi dell’imperativo religioso del perdono e dell’imperativo umanitario della considerazione per il debole e il vecchio, si sono dimostrati inflessibili, pronti, scandalizzati e moralistici nel perseguitare, su comando, chi non è gradito alla nostra comunità ebraica e a quella internazionale. Da quando in qua la sovrana decisione di un libero Tribunale della Repubblica viene così piratescamente messa in discussione dai nostri politici?In particolare chiediamo come mai coloro che si vantano di essere per la pace e la giustizia, ma che in realtà sono "sionistRi", fanno l’orecchio sordo alle numerose manifestazioni pacifiste contro la guerra in Afghanistan, contro l’allargamento della base americana di Vicenza o le manifestazioni a favore della Palestina e per un diverso atteggiamento del Governo italiano nei confronti dei palestinesi? E si inchinano alla prima richiesta di una, tutto sommato, piccola comunità etnico-religiosa transnazionale, si commuovono per la manifestazione di quattro esaltati turblenti e chiedono la revoca di decisioni legali? Dietro la scusa dell’antifascismo, che non ha senso di essere nel momento che nessuno sente il pericolo o la nostalgia del regime mussoliniano, e dietro la scusa della lotta all’antisemitismo, di cui non si vede nessun rigurgito all’orizzonte, i nostri "sionistri" manifestano soltanto il loro ossequio al sionismo ed ad Israele. Questi, e non un inesistente pericolo fascista, sono le vere minacce alla democrazia in Occidente e alla pace nel mondo. Questi e non altri sono i mostri da combattere. Ma siccome sono mostri veri, potenti, armati, minacciosi, davanti ad essi i nostri politici chinano il capo vergognosamente. Allo stesso modo i nostri eroi "sionistri" dimostrano la loro piccolezza politica e la loro disumanità. Non è segno di coraggio per chi pretende di cambiare il mondo e risollevare i deboli prendersela, fare la voce grossa e alzare l’indice accusatore con un uomo finito, uscito da un passato ormai sepolto, un uomo solo, vecchio e debole, dignitoso nel suo silenzio, patetico nella sua ostinazione.

A tutti quelli che c'erano:
Napoli, 20 giugno 2007 - Poggioreale
Di tutto il convegno ciò che più è arrivato vicino è stata la Vostra rumorosa ed “orribile” musica che, comunque, nel silenzio del carcere è stata meglio di un’opera lirica. sono stato più di un’ora abbracciato alle sbarre cercando di trasmettervi la mia vicinanza, spero di esserci riuscito come Voi avete fatto con me. vi rinnovo la speranza che troviate un modo per unirvi ancora sia per la Verità, sia per la mia libertà, ma soprattutto per la Vostra felicità. Grazie a tutti. Con il cuore. Luigi.
Luigi Ciavardini

Tuesday, June 05, 2007

TIENI A MENTE TIENANMEN!

Friday, April 13, 2007

Dico a te
Lettera aperta a tutti coloro che possono fare del caso Ciavardini un nuovo caso Sofri ma che sono troppo attenti e prudenti

Dico a te. A te deputato, onorevole, politico, della CdL che spendendoti per Luigi Ciavardini sei stato contento di poter mostrare che in fondo, in fondo non avevi tradito. Dico a te, borghese della società bene, intelligente e moderato radicale di destra, che di solito non ti mischi con la canaglia imbarazzante del fronte strada, e che sei stato invece lusingato di accompagnarti al bel Luigi, presentandolo nei salotti neri: faceva così chic! Dico a te, giornalista che hai colto l'occasione di scrivere finalmente un pezzo garantista in modo da superare un pochino il complesso d'inferiorità che provi verso i colleghi di sinistra che fino ad allora ti guardavano dall'alto in basso, e che continuano a farlo... E non lo dico a te, camerata che organizzando incontri e concerti forse hai anche spalancato la ruota del pavone perché lui ti stava accanto trattandoti pubblicamente da pari a pari, e con la sua modestia e naturalezza di sempre non ti faceva sentire l'immensa distanza che vi separa. A te non lo dico perché tu puoi fare poco o niente. E quel poco che puoi fare immagino che lo farai comunque. Ma lo dico a te, uomo di Palazzo, uomo di contatti, uomo di giornalismo e di comunicazione che magari hai vissuto quel sabato a Roma tra tremila fiaccole in marcia e ti sei sentito protagonista mentre in questa storia eri, e sei sempre rimasto, una comparsa quando non un parassita. Lo sai, vero? Lo sai che un uomo innocente, un uomo coraggioso, un uomo generoso, perseguitato come neanche Sacco e Vanzetti avrebbero immaginato fosse possibile, è stato condannato due volte in un mese contro ogni evidenza, contro ogni civiltà giuridica, contro ogni forma di rispetto umano e di senso di giustizia. Lo sai, vero? Lo sai che quell'innocente, forse, lo hai fatto condannare anche tu? Tu, come me, come tutti noi; perché portare in piazza la Verità contro il Sopruso di potere non è mai una cosa buona, non è mai una cosa vincente. Non lo è se quell'azione non si supporta con un continuo, indefesso, operato sia politico, sia comunicativo; rivolto a tutto, a tutti, anche e soprattutto ai Magistrati. Un operato che non si può lasciare, come lo si è lasciato, all'Ora della Verità che sarebbe come voler combattere una guerra mandando avanti un fante. Lo sai, vero? Lo sai che tenendo un basso profilo, essendoti impegnato sì ma tiepidamente, essendoti speso sì ma con non chalance, non avendoci creduto, non avendone fatto il tuo impegno prioritario, quotidiano, irrinunciabile, la tua ossessione, anche tu lo hai condannato? E ora che fai? Lo lasci marcire in gabbia per ricordarti magari di lui una o due volte all'anno; a una commemorazione e prima di un'elezione? Lasci che i suoi figli portino il peso della sua insopportabile assenza insieme con il marchio d'infamia di figli dello stragista, visto che non possono essere ritenuti da tutti quello che realmente sono, orfani della giustizia? Adriano Sofri, condannato dopo sette processi (due più di Luigi) è uscito. Lo hanno tirato fuori. Eppure aveva contro di lui indizi pesanti; anzi, a esser più precisi, delle prove, visto che la chiamata di correo è probante. E riguardo a Luigi non c'era nemmeno materia per un rinvio a giudizio! Adesso tu mi dirai: ma loro sono potenti, loro sono organizzati, loro sono ovunque, loro sono conniventi. E io ti dico: l'importante è crederci. L'importante è subissare il Presidente della Repubblica – dico subissare – con le tue richieste di grazia; una alla settimana; senza che intervenga, però, l'autoconsiderazione borghese a suggerirti ponderazione, a farti temere il ridicolo. L'importante è scrivere un articolo ogni settimana, a rischio di perdere il posto. L'importante è fare del grido “Luigi libero!” l'equivalente catoniano di “Cartagine distrutta!” L'importante è crederci sempre, per mesi e forse per anni, senza mai abbassare la tensione. L'importante è che in calce a interventi, volantini, manifesti, eventi appaia sempre “Liberiamo Ciavardini”. L'importante è porre riparo a quest'ignominia, lenire quest'insopportabile ingiustizia. Non lo si può fare delegando, né impegnandosi superficialmente, di tanto in tanto, con ammiccata complicità, tra una stretta al braccio e un occhiolino. Si riuscirà invece a farlo se questa diventa la prima e fondamentale preoccupazione di ogni individuo “credibile” come lo sei tu. L'ho detto a te. Ora sta a te rispondermi, risponderci, rispondergli. O t'impegni a farne un caso Sofri o è meglio che tu sparisca in una pattumiera perché se non hai il coraggio, la tenacia, la costanza, l'amore e la rabbia per farne un caso Sofri allora sei peggio di quelli che lo hanno condannato perché non hai spina dorsale. I tempi sono sempre più difficili, qui servono uomini eretti! Come Luigi! Gabriele Adinolfi

Tuesday, January 30, 2007



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