Figli del sistema
Ubriaconi, drogati, senza principi e pure vigliacchi. Questo il ritratto della nuova generazione, cresciuta tra play station e videofonino
'Il problema sollevato dal ministro Amato non e' nuovo e per questo tanto piu' inaccettabile'. Lo dice Ernesto Caffo, di 'Telefono Azzurro'. 'E' un fenomeno che assomiglia al pizzo - dice il neuropsichiatra infantile - ragazzini indotti a consumare droga, alcol, ma anche a sperperare soldi ai videopoker, diventano ricattabili. E per ripianare i debiti, vergognandosi di chiedere aiuto ai genitori, sono costretti a 'pagare il pizzo' loro imposto da adulti, ma anche da coetanei'.
Monday, November 19, 2007
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CampaniArrabbiata
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Monday, November 05, 2007
I re dei rom sono italiani.
Maurizio Blondet, come sempre illuminante.
Stavolta faccio un appello ai lettori: scrivano lettere a Vespa, a Costanzo, alla sua orribile moglie De Filippi. Scrivano a Petruccioli, alla puttanona dell’Isola dei Famosi; scrivano ai direttori di rotocalchi immondi come «Chi» – scrivano a tutti quelli di questo tipo che vengano loro in mente – per minacciarli. Li seppelliscano di minacce e di avvertimenti. Li minaccino di embargo, ritorsioni, di querele e denunce per apologia di reato, vilipendio della nazione o altro crimine si possa escogitare, se… se osano presentare in uno dei loro spettacoli da rifiuto solido il rom Marco Ahmetovic. Marco Ahmetovic è infatti sul mercato dello spettacolo, come certamente già sapete. Si tratta del rom che, guidando totalmente ubriaco, ha ammazzato quattro ragazzi, e per questo è stato condannato ai domiciliari in un residence(1). Ora, lo stragista alcoolico ha un agente-stampa che ne cura l’immagine, tale Alessio Sundas. Il quale ha sganciato all’assassino 40 mila euro anticipati per avere l’esclusiva: si parla di un servizio fotografico da vendere al miglior offerente – se lo contenderanno «Chi», «Visto», «Novella Tremila» – e per le interviste e partecipazioni a talk shows. Ahmetovic, a quanto pare, ha già venduto a Sundas per 150 mila euro i diritti di un libro, ci informano i giornali, «sulla sua vita di ragazzo rom». Titolo sbagliato alla radice: «Anch’io sono un essere umano» (non si «è» esseri umani: lo si diventa, è un compito e uno sforzo). Ma andrà a ruba: se lo aggiudicherà Mondadori? Rizzoli? La gara è aperta. Non scrivete al massacratore, in questa vicenda lui è il meno colpevole. Scrivete a Vespa, Costanzo, alla moglie del Costanzo medesimo, ai caporioni di Mediaset e della RAI: certamente già si stanno strappando di mano il rom, per i loro immondi spettacoli, a fior di soldi. Ed ora che ci penso, scrivete anche al losco miliardario Oliviero Toscani, che non ci accada di trovare la faccia dello zingaro ubriacone sui colossali manifesti, United Colours of Benetton. Scrivete che, se lo fanno, sono loro – più che i rom assassini – che meritano l’espulsione per decreto dalla repubblica italiana. Scrivete che li ritenete i mandanti e i caporioni degli zingari stranieri accampati da noi per rubare e ammazzare signore che tornano a casa la sera e ragazzi che stanno mangiando il gelato. Non c’è infatti nessuna differenza: gli zingari non sentono alcun dovere verso la società che li ospita. Anche Vespa, Costanzo e De Filippi – i re dei rom – non sentono alcun dovere. Non riconoscono alcuna responsabilità verso la comunità. Loro cercano mostri da esibire, loro li pagano per farceli vedere, che lo vogliamo o no, per porceli come modelli ed esempi della post-modernità permissiva. Perché i mostri morali che la De Filippi seleziona e presenta a milioni di spettatori sono modelli: tutta la sub-umanità delle discoteche e della coca è lì ad ammirarli e ad imitarli. Orecchini, tatuaggi, gergo, machismi e sessualismi da balera e da periferia: tutti incitati a diventare rom, perché ci si guadagna, perché «si cucca», perché si «va in tv». Ci dev’essere una legge contro la conduzione della tv in stato di ebbrezza da denaro, contro lo stupro del pubblico per audience, ossia aggravato dai futili, indegni motivi. Ho ipotizzato: apologia di reato, vilipendio della nazione. Ma ora mi accorgo di aver sbagliato: no, da noi non ci sono leggi che difendano la collettività, semplicemente, dal male. Ci sono leggi che legalizzano l’aborto, la prostituzione-sfruttamento, lo spaccio di coca. Ci sono leggi contro chi indaga sulla shoah. Ma leggi che proteggano dalla glorificazione di modelli mostruosi, dallo scandalo che si dà agli sprovveduti l’indecenza esibita, non ce n’è nemmeno una. Non ci sono leggi che applichino le pene per atti osceni in luogo pubblico a Costanzo, De Filippi, Vespa e Toscani. Non vorrete mica la censura sulla televisione, sulla pubblicità, che ci vendono al mercato dopo averci stuprati e offesi. Per carità: qui c’è «la libertà d’opinione», il «pensiero» è libero (purchè non parliate della shoah…). E’ ciò che non capisce la mia donna delle pulizie, una bella giovane rumena (che sgobba a lavare i pavimenti, invece di prostituirsi, negandosi la ricchezza e la gloria televisiva), il cui marito rumeno è un ottimo elettrauto grandissimo lavoratore a mille euro mensili, e che hanno una figlia già prima della classe (presto i compagni italioti la emargineranno: non può permettersi le Nike e le altre griffes). Lei mi spiega per l’ennesima volta quello che so già: «Anche noi rumeni abbiamo paura degli zingari». Mi conferma quello che ho visto coi miei occhi ai tempi della caduta di Ceausescu: «I rom sono più ricchi di noi». Si coprono d’oro, girano in Mercedes, possiedono case fornite dal governo, e che loro riaffittano lucrando un reddito, preferendo accamparsi nel loro luridume. Parlano una lingua, o un gergo, che i rumeni non capiscono. Il loro unico mestiere è il furto e l’accattonaggio. Di colpo, mentre la donna parla, ho come un’illuminazione: sta parlando della Casta? Anche la nostra Casta ha un suo gergo che noi non comprendiamo. Anche la nostra Casta gira in Mercedes rubate a noi e abita in case (di lusso) regalate da noi contribuenti. Anche la Casta sa fare una sola cosa: rubare e spogliarci. I rom ci insultano se non mettiamo il nostro obolo nelle loro mani minacciose e adunche, con le unghie lunghe di chi non ha mai lavorato. Uguale: anche la Casta, mentre ci deruba, ci insulta in tutti i modi: «evasori», e beccatevi la De Filippi, Costanzo, Vespa, gli amici nostri, inamovibili conduttori di inamovibili mostruosità esibite, insulto alla gente onesta e decente. La donna rumena che sgobba mi dice: quelli, i rom, non sono propriamente cittadini rumeni. A quelli non bisogna dare la carta d’identità europea. Commovente ingenuità! Non sa, non può sapere che, da noi, una simile idea sarebbe bollata come razzismo e discriminazione e punita per legge, se qualcuno osasse proporla. E’ infatti discriminazione, innegabilmente. Ed anche l’Europa, anche l’ONU, ci condannerebbe. Per non parlare della dittatura del politicamente corretto, pervasiva e minacciosa, totalitaria e asfissiante. Da noi, come mi ricorda un lettore, fin dal 1990 ogni capofamiglia rom riceve dallo stato, tramite le prefetture, un emolumento di 780 euro mensili rivalutati periodicamente. Non oso dirlo alla giovane rumena che sgobba: lei aspetta da mesi l’allacciamento del gas nella casa di cui paga, in affitto, la metà del salario del marito, perché in attesa di permessi vari come straniera, dunque sospetta ai vigili urbani locali. Non capirebbe la «legalità» italiana, la sua soccorrevole sollecitudine verso quei feroci criminali, e perché vuole «integrare» proprio loro e non un elettrauto e una bambina che va’ bene a scuola. Anche al marito elettrauto farebbero comodo quei 780 euro, eccome. Ma lui non ne ha il diritto. Come lo spiego alla mia donna rumena, così bella da avere mercato sicuro col sesso, e che invece ha il mal di schiena da spazzolone? Come può capire un paese che ha sette milioni di pensionati poverissimi – gente nata qui, che non ha fatto mai male ad una mosca, che ha lavorato e contribuito alla nazione per una vita – e che non non dà alcun sussidio prefettizio, prima, a loro? La mia donna crede che un governo abbia delle responsabilità, prima, verso i suoi cittadini, che debba aiutare prima loro, quando sono in difficoltà, che verso gli altri appena arrivati e già godono di benefici inimmaginabili nel loro paese, a cominciare dall’assistenza sanitaria gratuita. Chissà dove ha imparato questo concetto così razzista e oscurantista, così contrario ai nostri concetti di libertà, di socialità, di politicamente corretto. Sarà stata la scuola di Ceausescu? Deve essere rieducata: ai nostri valori. Una full immersion obbligatoria: dosi massicce di De Filippi, di Costanzo, di Vespa. Dovrebbe essere obbligata a vedere tutte le puntate arretrate dell’Isola dei Famosi: che impari da quella sub-umanità palestrata, gonfiata dalla plastica nelle tette e nei labbroni, che gettata in un duro paradiso terrestre non fa che frignare, lamentarsi, sparlare l’uno contro l’altro e pensare al «mangiare», incapace persino di usare un bolentino, che cosa significa, oggi, essere italiani. Che modello dobbiamo seguire e imitare e promuovere. Purtroppo per lei, la ragazza guarda poca tv: la sera stira e cuce. Ha già pensato di mandare la figlia ad una scuola migliore in città, perché qui nella scuola del paese impara poco, e stirando e cucendo la sera spera di mettere insieme i soldi necessari. Non posso dirle che i rom criminali pregiudicati sono retribuiti dalla Casta a 780 al mese, e che Vespa e Costanzo se li contendono in tv per 40 mila euro come prezzo-base d’asta. Perché la mia rumena da spazzolone mostra già tendenze preoccupanti al razzismo, all’oscurantismo nazionalistico, al politicamente scorretto. Dunque, la sua «integrazione» non è nemmeno desiderabile. Se il ministro Amato dovesse accorgersi di come la pensa, magari la espellono con l’elettrauto e la prima della classe. Perciò, cittadini lettori, scrivete a Vespa, Costanzo, De Filippi. Minacciateli coi rigori di leggi che da noi non esistono, come il vilipendio della nazione e l’apologia di criminale. C’è una famiglia rumena in pericolo. Come noi, del resto, moralmente massacrati da lorsignori.
Maurizio Blondet
Note
1) Il residence a San Benedetto del Tronto se lo paga l’assassino o lo paga la sua famiglia (almeno spero): a conferma che i rom, i soldi ce li hanno. Molti pensionati minimi italiani amerebbero vedersi comminata una simile condanna, residence con cambio di lenzuola e pulizie comprese. La loro condanna è più dura, e devono scontarsela tutta. Ma poi, il rom della strage alcoolica se ne starà davvero chiuso nel residence? Posso immaginare la severità dei controlli: da noi, le irruzioni della polizia a sorpresa con la mitraglietta spianata sono un privilegio riservato alle piccole imprese artigiane.
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CampaniArrabbiata
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Tuesday, July 03, 2007
E' Corona il vero antiveltroni.
Un consiglio a chi non condivide la linea del candidato in pectore del PD. 
Venerdì, mentre su Rai1 Gianni Riotta ossequiava Veltroni, Corona a Matrix sbancava negli ascolti e metteva alla berlina tutti i suoi accusatori con una logica che non fa una grinza: i giornali di gossip lo pagano per fotografare calciatori, veline, trans e rampolli fiat, lui vende le foto al miglior offerente. Questo, signori, è il manuale del perfetto capitalista applicato alla lettera, dove sta il reato? A norma dell'articolo 629 cp. l' estorsione è il reato di chi, con violenza o minaccia, costringe uno o più terzi a fare o ad omettere qualche cosa traendone un profitto o un vantaggio.
Ora, siccome a chi scrive questa realtà non interessa minimamente, è meglio tralasciare la vicenda di zoccolopoli (rectius, topolinia) e occuparsi di cose serie, la politica italiana. E' curioso rilevare, infatti, come il destino dei due personaggi del momento, Walter e Fabrizio, si incroci di continuo. Entrambi, accennavamo all'inizio con una metonimia, stanno egemonizzando la programmazione televisiva. Entrambi sono il frutto di un modello, quale è quello americano, che predilige il marketing al prodotto, il contenitore al contenuto. Entrambi vivono di comunicazione, sono trendy, lucrano sul lavoro altrui. Magari l'uno è guascone ed è un simbolo dichiarato dell'orgoglio coatto, mentre l'altro preferisce benedire con una mano cosparsa di miele e con l'altra bandire i traditori, ma la somiglianza li fa gemelli divisi alla nascita. Sono assolutamente speculari tra loro.
Tanto più che mercoledì, mentre Veltroni pontificava a Torino, Corona speculava sulla sua disgrazia e annunciava parimenti la sua discesa in politica. Mentre l'uno dichiarava che avrebbe sconfitto il caldo in Sicilia e che avrebbe realizzato i giardini pensili nel Sahara, l'altro - più concreto - insisteva su tre punti con un programma decisamente progressista: liberalizzare le droghe leggere, varare i pacs, riaprire le case chiuse. Volendo considerare solo le proposte e non i proponenti, è di indubbia difficoltà capire chi abbia esposto i 3 punti concreti da discutere e chi abbia,invece, vaneggiato. Eppure, mentre uno è osannato unanimemente, l'altro - spauracchio dei vips - è bollato come persona priva di morale dai giornali che fino a pochi mesi fa riempivano le pagine grazie al suo lavoro.
Ai pennivendoli, con tutta evidenza, sfugge che in uno stato laico che si rispetti ogni morale è bandita e che Corona è un autentico interprete del pensiero liberale.
Se in Italia - per avere successo, soldi e fare la bella vita - bisogna diventare una velina o dei calciatori(mentre nell'antica Roma i gladiatori erano schiavi e le meretrici rimanevano nei loro prostiboli), è evidente che il problema sta a monte.
Vogliamo essere liberali fino in fondo? E, allora, ammettiamolo: Corona è il vero eroe del nostro tempo, è colui che ha capito meglio e prima di tutti come funzionano gli ingranaggi di una società in cui il profitto è tutto e chi sa meglio mercanteggiare vince. Corona, allo stato, è l'unico che può spodestare dal trono il suo sosia. Se si candidasse a leader del PD sarebbe l'unico capace di battere Veltroni ottenendo un plebiscito. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e speriamo che i nemici del veltronismo ascoltino il suggerimento: contro il buonismo opponete il cattivismo, contro il pensiero debole candidate il guappo di cartone. Dai che nella nostra Italia è questa la sfida delle sfide, non deludeteci: i giornali si venderebbero una meraviglia e noi continueremmo ad essere giulivi e contenti.
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CampaniArrabbiata
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Monday, July 02, 2007
Il bello del capitalismo moderno. 
La repubblica del Congo è in stato di notoria povertà.
Non così Denis Sassou Nguesso, figlio del presidente della sullodata repubblica.
Come rivela la ONG «Global Witness», in un solo giorno di agosto 2006 il figlio ha speso 35 mila dollari per fare shopping a Parigi e Marbella: fra l’altro, 2.500 dollari spesi a Decathon (evidentemente è uno sportivo).
Il figlio del presidente del resto è direttore della Cotrade, la ditta che commercializza il greggio congolese. Non è il solo africano fortunato. Dal 1995 ad oggi, in 12 anni, i capitali che i privilegiati proprietari hanno fatto uscire dall’Africa ammonterebbero a 274 miliardi di dollari, pari a una volta e mezzo il debito estero del continente nero. Questa emorragia truffaldina è ovviamente agevolata dalla globalizzazione imposta dal World Trade Organisation, che vieta ogni controllo sui movimenti di capitale.Su tale liberalizzazione è nata tutta un’industria finanziaria: paradisi e nicchie fiscali, false «fondazioni», apparati bancari di riciclaggio, ditte fiduciarie, società anonime consistenti in caselle postali…
Ne ha parlato a Washington Raymond Baker, direttore del CSIS (Center for International Policy), sostenendo che gli enormi volumi finanziari illeciti - vengano da evasione fiscale, fuga di capitali, prostituzione, droga e armi - rappresentano ormai «una minaccia per la stabilità e la prosperità mondialI».
Il denaro riciclato, sottratto alla patria o al fisco, esportato e movimentato nei circuiti illeciti rappresenta ormai dal 2 al 5% del prodotto lordo mondiale: è il PIL di una super-potenza. Il commercio globale della droga vale da 120 a 200 miliardi di dollari, quello della contraffazione (di merci o di monete) tra 80 e 120, il racket dei vari spacci di carne umana tra i 50 e i cento.
In tutto, la criminalità vera e propria movimenta da 300 a 550 miliardi di dollari.
Ma il più grosso volume d’affari in evasione e riciclaggio lo movimentano le oneste multinazionali. Le quali agiscono con la pratica dei prezzi interni, scambiandosi semi-lavorati fra le loro diverse filiali globali a prezzi calcolati per sfuggire all’esazione fiscale locale. Il monte di soldi in nero da queste attività si aggirerebbe fra i 700 e i mille miliardi di dollari l’anno. Il vero racket è quello delle corporation. Daniel Kaufmann, direttore del Global Program alla Banca Mondiale, ha ammesso che questo giro immenso, che nasce dalla corruzione e la alimenta, «ha mandato a monte i nostri programmi di sviluppo» nei Paesi poveri.Ma anche nei paesi ricchi non va meglio.
Il senatore Carl Levin stima che il fisco USA perda ogni anno 100 miliardi di dollari, perché i capitali si rifugiano nei paradisi fiscali come le Cayman. «L’economia illecita ha fatto la nicchia nell’economia legale», ha detto Moises Naim, direttore di Foreign Policy. La norvegese Eva Joly, giudice istruttore nello scandalo Elf (riciclaggio e fondi neri), ha detto che bisogna dichiarare guerra ai paradisi fiscali, ma ha lamentato che «L’Europa ha un linguaggio doppio sulla faccenda».
Oh, che sorpresa.
Il commercio globale sta arricchendo la Cina, come noto.
E creando là nuove occasioni di business.Un esempio di nuovi e creativi servizi alla persona (terziario avanzato) è stato riportato da Asia Times: il commercio delle «mogli fantasma».
Di che si tratta?
Quando un uomo muore non sposato, è antica usanza in certe regioni di seppellirlo con il cadavere di una donna, sua «sposa per l’aldilà». Ora, nelle miniere cinesi è frequente il caso di incidenti mortali fra i minatori (nel 2006, si calcola, i morti sarebbero stati 4.746, alla media di 13 al giorno). Sicchè nelle province minerarie dell’interno, dove si scava carbone in malsicuri cunicoli, fiorisce il commercio di «mogli spettro» per scapoli morti sul lavoro. Nella provincia di Hebei si è verificato il caso di una famiglia che ha pagato 454 dollari per fornire il parente morto di una «sposa». Il cadavere femminile era quello di una subnormale sui 40.
Il fornitore del cadavere, tale Son Tiantang, arrestato ad aprile, ha ammesso di averla ammazzata, e di averne ammazzato altre quattro per rivenderle come «spose celesti». Il signor Son aveva cominciato il suo business disseppellendo e trafugando donne già morte, ma poi ha pensato di fornire «carne fresca».
Non è stato difficile, vista la quantità di donne abbandonate, errabonde perché subnormali o invalide o disperatamente fuggite dalle zone rurali più misere per sfuggire alle violenze e al disprezzo, che vagano per la Cina.
Son si è molto stupito quando l’hanno arrestato: riteneva di aver seguito le direttive del miglior capitalismo, rispondendo con adeguata offerta ad una «domanda» crescente. Perchè questo è il punto: in Cina, prima per la politica del figlio unico, le famiglie hanno abortito di preferenza le femmine neonate (bocche inutili, a cui bisognerà pagare ad un certo punto la dote), preferendo il figlio maschio.
Poi, l’infanticidio delle femminucce è cresciuto insieme al benessere (meglio un frigorifero che una ragazzina). Sicchè, oggi, «mancano» 40 milioni di donne rispetto alla popolazione maschile. O meglio: 40 milioni di maschi cinesi non troveranno moglie. Dunque il commercio delle «spose celesti», da seppellire con gli scapoli per forza, ha davanti un luminoso, ancorchè lugubre futuro.
E’ il bello del capitalismo globale
Maurizio Blondet
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CampaniArrabbiata
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Sunday, July 01, 2007
Ieri individui, oggi automi
Sylvester Stangone.
CI sono voluti 5 mesi, 20 giorni e qualche ora, ma l'iPhone, il supertelefonino multimediale della Apple, è arrivato: ha esordito sul mercato statunitense alle 18:00 di ieri, ora locale, la mezzanotte in Italia, in un clima di attesa frenetica. Saranno contenti i fan statunitensi della mela che aspettavano davanti ai negozi ormai da giorni. E sarà contento anche Steve Jobs, che è riuscito a mettere in fila l'intera America. Merito di una campagna di marketing senza precedenti nella storia della telefonia. Adesso che l'iPhone è nelle mani degli acquirenti, però, si dicono tutti soddisfatti. "Non l'ho neanche provato, l'ho solo acceso - ammette un acquirente- ma è il gadget più bello che abbia mai visto". Niente ferma i fan. Neanche il prezzo, non proprio accessibile: tra i 499 e i 599 dollari. "Mi sto giocando lo stipendio del prossimo mese - dice un altro acquirente, appena uscito dallo store di New York - ma ne vale la pena. E' un Apple!" I principali produttori di telefonini e di palmari sono preoccupati, e hanno tutti gli occhi puntati sul nuovo prodotto della casa dalla mela, che punta a entrare da big player nel mercato della telefonia: "Vogliamo vendere 10 milioni di unità entro il 2008", ha annunciato Jobs. E a alcuni analisti si spingono anche oltre prevedendo che iPhone potrebbe raggiungere quota 45 milioni in appena due anni. In Europa, però, arriverà solo alla fine del 2007. Uomo, tu sei ciò che compri: futura spazzatura.
SS
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sylvester stangone
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