È sempre colpa dei fascisti!
Se a salvarci ci pensa la Melandri
Siamo alle solite. In Italia, quando non si sa che fare, esiste una via per mettere tutti d’accordo: incolpare i fascisti. È così da sessanta anni, e poco importa se ormai la specie è in via di estinzione;è un metodo efficace per intorpidire le acque, rinviare i problemi, distogliere l’attenzione. Non appena mi sono reso conto della criminalizzazione da parte dei media del mondo ultras, ho capito subito dove si voleva andare a parare e, non a caso, l’Unità tre giorni fa ha titolato “Mafia e Fascisti dietro il calcio violento”. Già l’Unità, lo stesso quotidiano che scrisse che il padre di Storace era un picchiatore di ebrei fascista prima delle elezioni regionali salvo poi smentire tutto e che settimane fa infangava la memoria Nico Azzi, stavolta ha fatto la scoperta dell’acqua calda: nelle curve si fa anche politica. E poco importa se le curve dell’Emilia, delle Marche e della Toscana sono tutte schierate a sinistra, per l’Unità sono tutti fascisti. E meno importa ancora se la città più rossa d’Italia, Livorno, detiene il record assoluto di diffidati (oltre 800. Questa cifra non è raggiunta nemmeno da Roma, Napoli e Milano per capirci). Gli ultras di Catania sono schierati a Destra e, se tra i fermati c'è anche un forzanovista, è solo un caso e ciò non implica che i violenti stiano a Destra.
Ciò che penso delle strumentalizzazioni in atto, l’ha già espresso magistralmente Vandea; ciò che mi rattrista è come molti che non hanno mai frequentato lo stadio si siano lasciati andare a commenti qualunquistici che danno legittimità ai fendenti di giornali come l’Unità. Conosco ultras, conosco ultras che fanno politica, conosco ultras che sanno di politica, ultras che discernono tra calcio e politica e ultras che esauriscono la loro azione politica nel braccio teso alle partite della Lazio o della Roma.; ma questo non implica che l’ultras è un militante politico, né che i teppisti siano tra quelli che fanno politica.
Io sono un canottiere, un appassionato ciclista, un sommozzatore, un tennista della domenica, seguo anche basket e calcio. Sabato sono andato a vedere al PalaBarbuto la sfida di basket tra Napoli e Teramo: il pubblico era composto, educato, competente; si nota subito la differenza con lo stadio, al San Paolo ad esempio c’è gente di tutte le specie perché il calcio polarizza a sé mille realtà e molti ci vanno per sfogarsi fregandosene della partita.
La situazione negli stadi è degenerata negli ultimi 10 anni, da quando cioè la legge Veltroni consentì lo scopo di lucro anche alle società di calcio; oggi al governo c’è la stessa maggioranza di allora e, sinceramente rabbrividisco quando sento il ministro dello Sport, Giovannella Melandri, lasciarsi andare a dichiarazioni quantomeno avventate: che significa privatizziamo il calcio? Ho il timore che a Sky e ad altri poteri forti che oggi ruotano intorno al calcio si vogliano attribuire ulteriori benefici. L’impressione, più che motivata, è che il Governo voglia correre sull’onda del momento per sbrigare i suoi affari. Se non ci fosse stato il morto, sarebbe stata una giornata d'ordinaria amministrazione. Gli scontri con la polizia non sono una novità, tanto che non si capisce perché, quando fu varato il pacchetto antiterrorismo da Pisanu introducendo i biglietti nominali, la sinistra insorse contro la repressione del governo Berlusconi e a difesa del mondo ultras. Chiedo: ha senso far giocare le partite a porte chiuse per stadi che si sapeva già non a norma? La logica vuole che si doveva valutare all’inizio del campionato – avvisando chi voleva abbonarsi! – se giocare o no a porte chiuse. Ora la stagione deve concludersi e poi si vedrà. Ad esempio a Napoli è già in progetto da tempo di costruire uno stadio nuovo qualora all’Italia venissero assegnati gli Europei. “La sparata”(leggasi demagogia) del Governo non avrà altro effetto se non quello di indebolire la candidatura dell’Italia, ciò anche perché né gli ospedali, né i tribunali, né le scuole, né gli uffici pubblici da noi sono a norma. Che facciamo, chiudiamo tutto?
Thursday, February 08, 2007
Wednesday, February 07, 2007

Salvatemi da Baudolino!
Una nazione in cui i comici ci spiegano chi votare, i politici si dilettano in balletti di dubbio effetto, i menestrelli televisivi ci fanno lezioni di moralità: questa è in sintesi l'Italia, patria indiscussa del trasformismo oltre che della commedia dell'arte.
Nel momento in cui ho assistito all'episodio che mi accingo a commentare avevo già in mente di ritagliarmi uno spazio per affrontarlo, mai immaginando che il fatto sarebbe diventato un caso sulla stampa. Premetto subito che il titolo trae in inganno e non ho nessuna intenzione di fare un'analisi introspettiva del protagonista del bestseller di Umberto Eco; io Baudolino non l'ho letto e, benchè sia anche questo costume prettamente italico, preferisco non dissertare di quello che non conosco.
Il personaggio di cui il Pizzino intende oggi occuparsi è stato già magnificamente descritto ieri su Libero da "Dreyfus", che ha iniziato il suo articolo con un enfatico "Habemus Pippum". Stiamo naturalmente parlando di Pippo Baudo, un personaggio che da quararant'anni scorazza sulla tv pubblica ritenendola ormai cosa privata e che, in balia di patologiche manie di grandezza, crede di essere l'unico paladino dei giusti,
Il fatto di cui stiamo parlando si è verificato durante "Quelli che il calcio", trasmissione in cui Baudo è intervenuto per commentare il tragico episodio di Catania. Senonchè il noto presentatore è arrivato a bacchettare Papa Benedetto, reo di non aver fatto, durante l'Angelus domenicale, riferimento agli scontri dello stadio Massimino e di essersi, invece, occupato di argomenti, secondo Baudo lontani dai problemi sociali, come famiglia e pacs. Più precisamente ha sentenziato: "Il dovere della Chiesa è essere vicini ai problemi sociali. Il Papa non ha detto una parola nell'Angelus...mi disturba che, in una giornata così, lui non abbia parlato di questa nostra tragedia" >
Naturalmente il coupe de Theatre ha infiammato i cuori dei progressisti che, dopo aver giurato amore eterno a Baudo, non hanno perso tempo per attaccare a loro volta il Papa e rilanciare i tanto amati pacs. Baudo non è nuovo a queste strizzate d'occhio a sinistra; lo ricordo nel 2001 ospite da Luzzatti vantarsi che non avrebbe votato Berlusconi e che mai lo avrebbe fatto, mentre il conduttore continuava a mangiare escrementi(di cui non è mai stata identificata la natura) suscitando le grasse risate degli spettatori (quella sì che era arguta satira, gulp!)
Sì, Pippo Baudo è Pippo Baudo. è un "cattolico deluso" lui e poco importa se è separato e fa del sensazionalismo la sua arte, riassume magistralmente la situazione in cui versa l'Italia, una nazione che sa di muffa e che ai giovani non apre se non hanno un mecenate, possibilmente progressista, che può introdurli nel mondo delle starlette. Baudo è lì su Rai1 da quarant'anni e nessuno lo sposterà mai da lì: quando sono nato lui c'era da sempre, quando non ci sarò più lo vedrò ancora imbalsamato a reti unificate. Non ci sono vie di fuga, rassegnamoci. Al massimo possiamo fingere un suicidio a Sanremo, così Baudo ci salverà!
Meglio rosso che laicista.
Posted by
CampaniArrabbiata
at
7:24 AM
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Labels: Baudo, Catania, Chiesa, famiglia, progressismo.















