Versus:bello vs brutto.

* In foto a sinistra un militante, a destra due loschi individui.
Sunday, October 14, 2007
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Pizzidiario.
Ieri sera a Napoli è stata organizzata la "notte bianca del teatro", una bella manifestazione che ha consentito di accedere agli spettacoli a prezzi scontati. Dovrebbero più spesso puntare su eventi di questa qualità, tanto più che Napoli può vantare una tradizione teatrale che va assolutamente riscoperta. Chiusa la digressione, diamo qualche dato: rispetto al 2006 i pignoramenti immobiliari sono aumentati dei 21%, gli accessi ai mutui scesi del 18%. Tradotto che significa? Semplicemente che la gente considera ormai un lusso quello che dovrebbe essere un diritto, quello al domicilio. Sì, è vero che l'80% degli italiani è proprietario della casa in cui vive, ma il restante 20%, con i fitti a 500 euro, che fa? E' tempo di attuare politiche per la casa subito. E' evidente a tutti tranne a chi governa.
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Saturday, October 13, 2007
Buon sabato a tutti.
Nera come noi - Hobbit.
Leggetevi il post di Blacknights sul Nobel decaduto e svalutato, riconoscimento da tempo riservato ai soli progressisti.
Album Skatafascio
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Un vaffa a Napolitano.
Un comunista filosovietico non ha nessuna autorità morale.
Napolitano difende la senatrice Rita Levi Montalcini: 'e' indegno mancarle di rispetto e tentare di intimidirla'. per il Capo dello Stato la Montalcini 'ha fatto tanto onore all'Italia. E' una grande scienziata. Una donna di alto sentire democratico e merito civile. Il mio predecessore al Quirinale l'ha nominata senatrice a vita e non poteva esserci una scelta migliore'.
Così Napolitano - che, in qualità di capo di stato, non dovrebbe permettersi di attaccare una parte politica - ha attaccato Storace, che aveva parlato di "stampelle" riferendosi al sostegno che la Levi Montalcini concede al governo continuamente. I vecchi impresentabili non solo ci affamano e non comprendono che alla loro età dovrebbero sparire dalla circolazione, ma pretendono pure di essere celebrati plebiscitariamente. Se ne vadano grillianamente a quel paese!
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Piccoli vermi crescono.
Si sono staccati dal corteo studentesco contro la riforma Fioroni, che prevedela reintroduzione dell'esame di riparazione(bene:è tempo che a scuola si torni a studiare e che gli asinelli siano bocciati), per imbrattare i muri delle centralissime Corso Umberto e via Agostino De Pretis con scritte contro il Papa, il quale passerà per quelle strade in occasione della sua visita a Napoli il 21 ottobre prossimo. Sei in tutto, quattro ragazzi e due ragazze, iscritti in diverse scuole cittadine, sono stati denunciati a piede libero per danneggiamento. "Occupiamo il Vaticano", "Impicchiamo il Papa","Cloro al clero", "Né Dio né stato", "Morte a Natzinger" sono alcune delle scritte vergognose che campeggiano e che si sono sostituite a quelle che, fino a pochi giorni fa, riempivano gli stessi muri con slogans parimenti infami a favore di aborto, eutanasia e contro il Papa. Tutto questo non è che il frutto di una campagna mediatica offensiva fomentata dai progressisti omofili, radicali e comunisti, che non esitano ad aizzare giovani esaltati pur di attaccare la Chiesa Cattolica e i suoi fedeli. Intanto il sindaco di Napoli ed ex ministro degli interni, R-R Jervolino, invece di partecipare al gay pride, forse dovrebbe occuparsi delle strade della città che tenta malamente di amministrare.
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Friday, October 12, 2007
Che donna!
Libera, bella, ribelle!
Martedì sera, la signora Herman era stata invitata a un programma della seconda rete pubblica, Zdf, condotto da Johannes Kerner: avrebbe dovuto chiarire alcune dichiarazioni che, lo scorso 9 settembre, avevano provocato il suo licenziamento dall’altra rete pubblica, Ard. Ora, nel dibattito dell’altra sera, il conduttore le ha chiesto cosa avesse da dire a suo discapito, nel merito delle accuse che avevano fatto scattare il licenziamento. Lei ha sostenuto di essere vittima di una caccia alle streghe, poi ha aggiunto: “Se non ci è permesso di parlare dei valori della famiglia nazisti, allora non possiamo nemmeno parlare delle autostrade che furono costruite allora e sulle quali ancora guidiamo?” Reazioni degli altri ospiti, tra i quali l’attrice Senta Berger. Al che, Kerner diceva che per lui la discussione con la ex collega era chiusa Tuttavia succede che, come il primo, anche il suo secondo libro sta diventando un caso. Il pubblico moderato la ascolta volentieri: sabato scorso, per dire, una suo discorso proprio sulla famiglia è stato salutato dagli applausi scroscianti di una platea di cattolici conservatori.Frau Herman ha deciso anche di usare le parole con una certa facilità. In passato, ad esempio, ha detto che “le donne dovrebbero tacere più spesso” e ha fatto sapere di sperare in un ritorno delle tre K — Kinder, Kirche, Küche, bambini, chiesa, cucina. il recente richiamo ai valori ai tempi di Hitler, però, ad avere sollevato la protesta del mondo culturale, mediatico e politico tedesco. La Germania, infatti, è un Paese di dibattiti profondissimi su tutto, ma su questioni come il nazismo scatta immediata una reazione di chiusura se il tono non è quello dell’autocritica totale. Forse, non ce ne sarebbe sempre bisogno. E' vero che una parte dei tedeschi, probabilmente, apprezza i discorsi della signora ed è disposta a chiudere un occhio sui riferimenti a Hitler in cambio di un ritorno ai valori della tradizione.
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A proposito di statisti.
Gianfranzo vittima di una pizzinata: clicca sulla foto.
L’ufficio stampa di AN ha spiegato che si tratta di ”un fotogramma tratto da un filmato in cui l’onorevole Fini saluta i partecipanti a un comizio e non di un saluto fascista".
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Thursday, October 11, 2007
MOLTO LIBERALI.
Cambridge: un numero nutrito di studentesse si prostituisce per pagare la retta. In Italia il guaio è che manca "l'organizzazione".
Centinaia di studentesse di Cambridge lavorano come prostitute, escort e spogliarelliste nei locali per pagarsi gli studi: lo rivela un'inchiesta del quotidiano studentesco della celebre città universitaria inglese, Varsity. Secondo questa fonte, una sola agenzia di escort chiamata 'Take me to dinner' (portami a cena) ha ben 450 tra studentesse squattrinate ed ex allieve di Cambridge nel suo catalogo di ragazze. La retta annuale di Cambridge è di 3.070 sterline, circa 4.500 euro, al quale vanno aggiunti i costi dei libri, del vitto e dell'alloggio. La rivista dice che molti altri studenti fanno soldi vendendo tesine. Una studentessa dell'ultimo anno afferma di essere andata a letto con 40-50 uomini durante due mesi, nel primo anno di college, guadagnando circa 1.000 sterline a settimana. "Avevo un lavoretto - racconta - ma non pagava abbastanza. Ho incontrato altre studentesse che lo facevano. Una volta che inizi, ti tenta, se hai bisogno di soldi rapidi è facili, c'é lì questa possibilità... i clienti pagavano 120 sterline all'ora, tu prendevi 50 sterline, l'agenzia 50, e l'autista che ti portava, 20". Un'altra studentessa ha raccontato a Varsity di aver incontrato fino a sette uomini per notte: "Il più giovane aveva 18 anni, il più vecchio 80, era bizzarro... i clienti gradivano il fatto che fossi una studentessa di Cambridge, e anche l'agenzia. Volevano una ragazza di una certa classe, era utile agli affari".
Un'altra studentessa andava invece nelle città del nord per lavorare come stripper, per 100 sterline a danza erotica. Rob Vallach, segretario della commissione dei 'tutor' universitari, si è detto molto preoccupato dell'articolo di Varsity: "Non abbiamo modo di sapere se le affermazioni di Varsity siano vere. Quel che possiamo dire è che noi facciamo di tutto per sostenere gli studenti, molto prima che si trovino in una situazione del genere. Non ci dovrebbe essere nessuna ragione per la quale gli studenti si trovino in una tale situazione finanziaria dal dover ricorrere alla prostituzione. Tuttavia, le università e i college sono consapevoli del fatto che gli studenti possono avere difficoltà finanziarie e danno tutto il sostegno che possono. Ci sono molti meccanismi, tra cui fondi per situazioni d'emergenza e borse di studio per studenti di famiglie povere, da poco aumentate".
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Intervista del Corriere a Rauti.
«Solita accusa, è la terza Sono un perseguitato in servizio permanente»
ROMA — A palazzo Ruspoli, nel cuore di Roma, l'ex capo di Ordine Nuovo, Giuseppe «Pino» Rauti ha appena partecipato alla presentazione del ritorno alle stampe di uno storico periodico della destra, II Borghese. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei procuratori di Brescia, con l'accusa di concorso nella strage di piazza della Loggia si sente «un perseguitato politico, in servizio permanente effettivo»
E' preoccupato?
«No, sono avvilito e sbalordito».
Perché avvilito?
«Perché alla mia età, ho 81 anni, è la terza volta che mi accusano di un reato di strage. Prima quella di piazza Fontana, poi quella della stazione di Bologna. In entrambi i casi sono stato completamente assolto: anzi, chi mi accusava per la strage del 2 agosto è stato condannato per depistaggio. Adesso anche Brescia. E chi sono? Uno stragista a vita?».
E sbalordito?
«Perché vogliono rinviarmi a giudizio senza neppure essere stato interrogato una volta: cercano di appiopparmi un reato da ergastolo senza sentirmi. Penso che non ci sia nessun precedente del genere in Italia. Pensi che avevo saputo che ero indagato, e allora mi sono fatto vivo con i magistrati e ho chiesto: ascoltatemi. Bene, neppure allora mi hanno chiamato. Ora, con 170 mila fogli di documenti da studiare non avrò neppure il tempo tecnico per difendermi, visto che l'udienza preliminare è fissata per il 13 novembre. E solo per le fotocopie dovrò spendere decine di milioni del vecchio conio per procurarmi gli atti. La verità è che io sono un caso limite di perseguitato politico: un perseguitato politico in servizio permanente effettivo».
A che scopo?
«L'idea che mi sono fatta è che sia in passato sia adesso le accuse contro di me hanno un motivo ben preciso: servono per facilitare il centrismo. Oggi come allora, la situazione italiana non è bella. Tanto vale dare in pasto all'opinione pubblica persone delle cosiddette due ali estreme, a sinistra e a destra, teste calde o peggio, stragisti "che spargono sangue", per convincerla a sopportare. E vengono fuori le farneticazioni di certi magistrati. Lo stesso è accaduto negli anni Settanta con la Dc, quando c'era la corruzione».
La strategia della tensione è esistita davvero?
«Certamente. Vuole la prova? Basta fare una statistica degli atti di violenza minore: si può constatare che mai nello stesso giorno si sono verificati attentati dello stesso "colore". Se non ci fosse stata una regia, sarebbe stato impossibile».
Ma lei Maifredi, l'autista del ministro Taviani, di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio con lei, lo conosceva o no?
«Dopo trent'anni non riesco a ricordare. Può essere che lo conoscessi. Ma come vede, durante incontri e convegni vedo decine, centinaia di persone. Non è così facile, dopo tanto tempo, rispondere alla domanda: "Lei conosceva Maifredi?"».
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La violenza è solo comunista
Mentre gli isterici banditi radicali continuano a vomitare sul loro bloggerino fregnacce contro tutto ciò che è espressione della cultura di Destra, c'è chi paga in prima persona per le proprie idee. All'università statale di Milano alcuni militanti di Azione Universitaria sono stati aggrediti da esponenti del collettivo con catene e bastoni. Non è la prima volta che accade una cosa del genere: a Milano come in altre realtà italiane. A Roma nè a Fini nè ad Alemanno è stato permesso di entrare all'Università in quanto "fascisti". A Napoli lo scorso luglio, in un clima di tensione sempre più insopportabile, all'Università Orientale è stato aggredito un ragazzo solo perchè considerato di Destra.
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Pensiero stupendo.
Seconda parte.
Prima parte.
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Wednesday, October 10, 2007
Accadde al Tribunale.
In ascensore: "Eppure mi chiedo cosa mai venderà un negozio giuridico." Risponde uno dei presenti: "Sicuramente cervelli di avvocati, molti dei quali in saldo". Gelo. Tutti vorrebbero ridere, ma nessuno osa. Poi le porte dell'ascensore si aprono e, uscendo, è unico il saluto: "Buona giornata, Presidente".
E non si paga nemmeno il biglietto!
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Finalmente.
Cinque tifosi del Napoli sono stati arrestati dalla Digos con l'accusa di estorsione e tentativo di estorsione ai danni della societa'. Le indagini sono partite dopo l'esplosione di un petardo in campo durante la partita Napoli-Frosinone, il 2 dicembre 2006. Lo scoppio dell'ordigno provoco' la squalifica del San Paolo ed il Napoli gioco' la gara successiva, contro il Mantova, sul campo neutro di Perugia ed a porte chiuse. Alcuni dei cinque contro i quali sono stati emessi i provvedimenti della magistratura sono accusati anche di aver appiccato un incendio in tribuna stampa, a scopo di intimidazione. Tra gli arrestati anche Busiello..
Bene. Ora che finalmente i nodi sono venuti al pettine, i tifosi appassionati devono capire che i capobranco li aizzano per minacciare la società e danneggiare la squadra per la quale tifano.
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Ieri Rutelli ha dichiarato a Ballarò di aver tagliato nel bilancio 2007 le spese di consulenza. sarà vero? La Mafiocrazia, per autoconservarsi, ha degli oneri e dei costi. L'onere è quello di assumere gli amici al fine di trarre un beneficio: la conservazione del potere. I costi, naturalmente, sono a carico del contribuente. In un mercato del lavoro in cui la flessibilità è un must, i politici sono rimasti gli ultimi sostenitori del posto fisso. Nel "libro mastro" dei consulenti del governo figurano 1253 nomi. Più di uno su quattro lavora per Pecoraro Scanio. Compensi da 13.000 a 143.000 euro l'anno.
Consulenti, la carica dei mille
Il Consulenti, la carica dei mille ministro e i suoi 344 uomini
Sebastiano Messina.
All'Ambiente la nipote di Napolitano. E il Nobel Rubbia che lo fa gratis
C'E' DAVVERO un po' di tutto nell'elenco dei 1253 esperti e consulenti a libro paga del governo Prodi. Giuristi e ginnasti, generali e creativi, cinefili e professoresse, ambasciatori e webmaster, giornalisti e rettori, figli della Patria e figli di papà. Sono 1253: una media di 48 esperti a dicastero, anche se questa - come tutte le statistiche - appiattisce una realtà dove ci sono ministri come Di Pietro e Mastella che dichiarano zero consulenti, e altri, come Rutelli, che con il loro elenco superano - da soli - un terzo del totale: 436.
Una Napolitano, Simona, nipote del presidente della Repubblica, è consulente del ministero dell'Ambiente (per 2800 euro al mese), incaricata di fornire "assistenza e consulenza riguardo le problematiche del settore giuridico e nel settore del diritto informatico, amministrativo e degli appalti pubblici". Un Mastella, Pellegrino, figlio del Guardasigilli, è consulente del ministero per le Attività produttive con l'incarico di assicurare (per 2700 euro al mese) "attività di collaborazione finalizzata all'approfondimento delle specificità dei modelli anglosassoni".
E un Gambescia, figlio del deputato diessino Paolo, è consulente del ministro per l'Innovazione (1500 euro mensili) "per l'elaborazione e la verifica delle linee programmatiche relative al rapporto tra la pubblica amministrazione e il sistema delle imprese". Non c'è invece - non ancora, perché il decreto non è stato ancora registrato dalla Corte dei conti - il nome di Angelo Rovati, che dopo essersi dimesso da consigliere di Prodi è stato riassunto una settimana fa come "esperto per il Kazakistan" (specializzazione tanto circoscritta quanto sorprendente).
Nessuno di questi 1253 consulenti diventerà ricco, con gli assegni staccati dal governo. Ma il primo a essere convinto che queste spese siano eccessive è proprio il presidente del Consiglio, che ha appena firmato un decreto con il quale taglia di un terzo - a partire dal 2008 - la cifra destinata ai consulenti dell'esecutivo. Certo, anche lui dovrà usare le forbici, visto che al momento la Presidenza del Consiglio conta 120 contratti di consulenza E di questi, solo sette - oltre a Renato Ruggiero - hanno accettato di collaborare in cambio di uno spartano rimborso spese. Tutti gli altri vanno pagati, dai 6000 euro dei componenti del Comitato per la Biosicurezza ai 40 mila di Massimo La Salvia, inquadrato nel Dipartimento Risorse Umane. I ministri Mastella e Di Pietro, che dichiarano di non avere consulenti al loro servizio, non dovranno tagliare nulla. Né si potrà chiedere un sacrificio al Viminale, dove Giuliano Amato ha firmato un unico contratto di consulenza (con il professor Francesco Raiano: 30 mila euro annui), e tantomeno alla Difesa, dove Arturo Parisi ha ingaggiato un solo esperto (il dottor Andrea Grazioso, esperto di problematiche strategiche internazionali: 36 mila euro) più due per i suoi sottosegretari. Avranno poco da risparmiare anche il ministro del Lavoro, Damiano, e quello della Pubblica Istruzione, Fioroni, che hanno due consulenti a testa. Ma agli altri, qualche rinuncia potrà essere chiesta. Prendiamo il ministero dell'Ambiente, che nel bilancio dello Stato pesa per la metà di quello delle Politiche agricole. Eppure, mentre Paolo De Castro s'è accontentato di otto consulenti, Alfonso Pecoraro Scanio ne ha 344. Invece di averne la metà, ne ha quarantatré volte di più. C'è un motivo, anzi ce ne sono tre. Il primo è, diciamo così, storico: quando nacque, il ministero (che allora si chiamava "dell'Ecologia") non poté fare nuove assunzioni, così fece un massiccio ricorso ai contratti a termine, cioè alle consulenze: è andata avanti così, dal 1987 a oggi, con il risultato che al ministero oggi il numero dei precari (1319) supera quello degli assunti (1255).
Poi c'è una ragione politica. I ministri dell'Ambiente hanno preso l'abitudine, prima di lasciare la poltrona, di rinnovare i contratti ai loro consulenti per altri quattro o cinque anni, così ogni ministro si ritrova in eredità i consulenti del suo precedessore: come quel Paolo Pontoni a cui il ministro Altero Matteoli, la vigilia di Natale del 2005 ha rinnovato un contratto di consulenza per cinque anni. Non si sa se Pecoraro sarà ancora ministro, nel 2010, ma di sicuro Pontoni sarà ancora consulente: a 78 mila euro l'anno. Poi, certo, Pecoraro ci ha messo del suo. Ingaggiando a 100 mila euro l'anno cinque consulenti per il suo gabinetto (tra cui il verde Sauro Turroni, trombato nel 2006). Più otto per i suoi sottosegretari. Più sette per la Direzione Generale "Qualità della vita". Più 54 per il servizio "Protezione della natura". Più 107 per la "Ricerca ambientale". Più 138 per la "Difesa del suolo". Più 14 per la "Salvaguardia ambientale". Più cinque dirigenti di fascia alta (in media 95 mila euro a testa). Più sei consulenti - tra cui Rubbia - che, bontà loro, non vogliono un centesimo. Totale, 344. Ai quali bisogna aggiungere un'altra infornata di consulenti i cui decreti, firmati ad agosto, non sono ancora stati registrati. Chi sono, i consulenti del ministro dell'Ambiente? Gli ecologisti, ovviamente. E dove si trovano la maggior parte degli ecologisti? Nei Verdi, partito che Pecoraro Scanio conosce benissimo, essendone il leader. Ecco perché sono proprio dei Verdi, giusto per fare un esempio, 14 dei 20 componenti della segreteria tecnica per la Protezione della natura. Due su tre. Una scelta, come dire?, naturale. Dovrà sicuramente tagliare nomi e compensi il ministero dei Beni Culturali, che oggi con i suoi 436 incarichi guida la classifica delle consulenze . La cifra più alta, 133.250 euro, è andata l'anno scorso alla società Arché, per la "catalogazione dei manoscritti della biblioteca nazionale universitaria di Torino danneggiati dall'incendio del 1904". Ovvero 103 anni fa: non è mai troppo tardi.
Giusto per dare il buon esempio, un po' di economia potrebbe farla anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Che oggi spende un milione 719 mila euro per i suoi 85 consulenti, una media di 20 mila euro a testa. E allo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani forse dovrà dare un'accorciatina alla sua lenzuolata di 69 consulenti (cominciando, magari, dal figlio di Mastella). Poi, certo, anche i ministri "senza portafoglio" (cioè senza fondi propri nel bilancio dello Stato) potrebbero rinunciare a qualche esperto. Emma Bonino, per dire, alle Politiche comunitarie ne ha per nove volte e mezza di quelli su cui può contare Massimo D'Alema. E se il ministro degli Esteri ha scelto come uno dei suoi quattro consulenti giusto il responsabile nazionale diessino degli Italiani all'estero, Norberto Lombardi (25 mila euro annui), la Bonino ha inserito un buon numero di radicali tra i suoi 38 esperti, a cominciare dall'avvocato del partito, Giuseppe Rossodivita, incaricato di studiare "problemi e prospettive intorno all'ipotesi di costituzione di una Procura europea". Problemi, prospettive, ipotesi: per 4000 euro al mese, si può fare. Del resto, così fan tutti. Neanche l'unico ministro di Rifondazione, Paolo Ferrero, ha saputo resistere alla tentazione di nominare due dei suoi tre esperti (Maria Teresa Rosito e Andrea Del Monaco, 45 mila euro l'anno) tra i compagni di partito. Il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi (Pdci), ha invece pescato tra i colleghi dell'università: tra i suoi 18 consulenti, ci sono sei professori e un rettore (ma il primo della lista è il responsabile nazionale Trasporti del Pdci, Eduardo Bruno). Forse, con un po' di buona volontà, si potrebbe eliminare qualche incarico dall'oggetto nebuloso. Il ministero per l'Attuazione del programma, per esempio, paga 2000 euro al mese a Sortito Casali per "l'analisi degli obiettivi del programma di governo, in relazione alla possibilità di una loro misurazione tramite indicatori di carattere quantitativo", e altri 1100 euro mensili a Simona Genovese, affinché fornisca una "analisi del programma di governo sia nei suoi aspetti giuridici sia in quelli di carattere operativo". Non si era mai visto, un governo che paga degli esperti per analizzare il suo stesso programma. Ma, come si dice, c'è sempre una prima volta.
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Tuesday, October 09, 2007
Il partito di Fini.
No, non mi riferisco alla moribonda An, ma proprio al partito personale di Fini, alias Gianfranzo, alias il rinnegato, ecc ecc. Guardando il nuovo sito di An ve ne accorgerete, tutto è costruito per sponsorizzarlo. Spero che chi continua a stazionare in quel partito, sappia di essere una pedina della scacchiera in cui a vincere sarà sempre una persona sola. Chi scrive sarà pure un reazionario che del funzionamento di un partito non ne capisce nulla, ma è rimasto - suo malgrado - legato ad un'idea di partito in cui i progetti e i contenuti vengono prima di chi lo comanda.
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8:39 PM
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Labels: Fini
La nuova svolta di Fini.
Non si può non considerare il comunismo positivamente, la nuova svolta di Fini inizia dallo storico movimento giovanile del partito: azione giovani cambierà nome. Ecco qui le prove: aahahahah
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2:26 AM
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Labels: pizzinate
Contro il 68
Perchè la Destra è alternativa al libertarismo radicale.
Lo ha detto ormai anche il Papa: il ´68 ha segnato un momento di «crisi della cultura occidentale». Gli analisti del quotidiano (quelli cioè che sanno tutto ciò che accade nel mondo ma solo nel giorno che viene pubblicato dai quotidiani) non hanno potuto fare a meno di notare che anche il nuovo guru della destra europea Nicholas Sarkozy, nel corso della sua campagna elettorale, non ha lesinato critiche ed accuse al pensiero del ´68 ed ai suoi sempiterni portavoce. L’anno prossimo ricorre il quarantennale del ´68, quindi è plausibile aspettarsi i soliti a m a r c o r d, il solito libro di Mario Capanna e le usuali celebrazioni; questa volta però non ci saranno solo voci di plauso, ma anche molte e forti voci di critica. In Italia, come in Francia, l’analisi critica del pacchetto valoriale lanciato dal ´68 e delle sue letali applicazioni sociali, è cominciata già da decenni. Si ricordi, tra l’altro, la raccolta di interventi intitolata Miserabili quegli anni. L’onda lunga del Maggio francese è arrivata dunque agli sgoccioli e più per ragioni socioeconomiche che per una vera controffensiva culturale. Siamo abbastanza adulti -politicamente e culturalmente -da essere consapevoli che questo è ciò che accade di norma: purtroppo non è la forza della cultura che cambia gli assetti socio-economici, ma, il più delle volte, la variazione di questi assetti che permette ad una nuova cultura di affermarsi.
Ad accorgersi che “il ´68 è finito” dovrebbero essere per primi i giovani che ancora fanno politica, ma sarebbe una vera iattura se questa consapevolezza portasse semplicemente ad enunciazioni politiche superficiali e
manifestazioni occasionali e non poggiasse, invece, su una comprensione più profonda delle trasformazioni sociali e, quindi, alla formulazione di un progetto di vera controrivoluzione. Gli attori del ´68, infatti, furono i giovani, categoria anagrafica che da allora è stata acquisita come categoria socioantropologica, come «ceto emergente» o addirittura «classe di riferimento». I giovani erano tanti e in numero crescente: c’era stato il b o o m delle nascite, il b o o m economico , e le “masse giovanili”conclusa l’adolescenza e avvicinandosi all’età adulta chiedevano più spazio politico, più occasioni di formazione superiore, maggiore rappresentanza, più opportunità di ingresso nel mondo del lavoro e la possibilità di trasformare la società a propria immagine. La politica giovanile tornò ad essere il motore della protesta e del rinnovamento e continua, almeno nell’immaginario collettivo, ad esserlo. Ma oggi c’è un problema che non viene preso in adeguata considerazione: i giovani sono una specie in via d’estinzione. Il loro numero scema di anno in anno e proprio come conseguenza dei cambiamenti sociali apportati in tutto l’Occidente dai giovani del ´68: il divorzio, l’aborto, la liberazione sessuale, delle donne, degli omosessuali, il diritto al benessere edonista, il rifiuto dell’etica della responsabilità e del dovere, sono tra le cause della denatalità europea e italiana in particolare. Questo ceto residuale non ha più potere contrattuale o ne ha certo meno di quello dei pensionati, perché
in democrazia contano i numeri. Si tratta poi di una “classe” i cui spazi di
acceso nel mondo del lavoro vanno sempre più restringendosi e le prospettive di crescita sociale ed economica vanno sempre più a diminuire. La casta dei sessantottini -questa sì una vera casta, quasi una razza padrona - occupa tutti i posti chiave e in particolare quelli che determinano il senso comune -l’informazione, la comunicazione e la pubblicità -continuando a condizionare con la propria visione del mondo i nostri valori e i nostri bisogni. Sono riusciti anche a scongiurare l’inevitabile avvicendamento naturalmente causato dall’invecchiamento e dal conseguente ricambio generazionale: oggi, professionalmente, socialmente e anche fisicamente, a sessantanni si è ncora “giovani”, il che condanna tutte le generazioni successive ad una eterna adolescenza, nel senso di una incessante “anticamera” in attesa del proprio turno. Le difficoltà di accesso al lavoro e i problemi abitativi costringono i non più giovani a restare a casa dalla mamma, a non potersi assumere le responsabilità di una famiglia, a restare eterni ragazzi. Sulle cronache giornalisti- che si legge di “un ragazzo di trentacinque anni che ha subito un incidente» o di «una giovane di trentotto anni che ha subito un’aggressione”...
A questi eterni adolescenti, che non sono stati capaci, in trent’anni, di
innovare nemmeno il proprio vestiario, la casta dei “sessantenni sessantottini” impone ancora le proprie parole d’ordine, i propri gusti musicali, le
proprie borse etniche e le proprie sciarpette. L’evoluzione dei costumi è
durata dieci anni, dal Sessantotto al Settantasette, quando i fratelli minori dei sessantottini hanno battuto i loro piedini perché non volevano morire secondogeniti... e sono stati schiacciati, sconfitti e buttati nella discarica del nichilismo e dell’eroina, mentre i fratelli maggiori, più furbi, scoprivano la cocaina e la “Milano da bere”, e gli ex di Lotta continua diventavano craxiani e poi magari berlusconiani e da lì strizzavano e strizzano ancora l’occhio ai loro compagni di scuola, di occupazione e di merende, che sono invece restati nella sinistra che sta sempre a galla.
Eppure la generazione del Sessantotto non ne ha azzeccata una: ha trasformato l’impegno in riflusso e la rivolta collettiva in affermazione indivi-
duale, la rivoluzione in arrampicata sociale, la libertà nella propria egoistica liberazione da qualsiasi limite, coercizione, responsabilità e dovere.
Questi valori, coltivati da un popolo che ha una crescita a imbuto (sempre
più anziani e sempre meno bambini) tra un po’ scompariranno. E che nessuno offenda la nostra intelligenza dicendo che è colpa dei giovani degli altri continenti, che almeno hanno la capacità di tagliare gli ormeggi e partire all’avventura, di rischiare, di affrontare le difficoltà della vita e, soprattutto, sono animati da volontà di potenza e desiderio di vittoria. L’Occidente figlio del Sessantotto è abituato che tutto deve essere facileegli“spetta” e se le cose vanno male si corre a casa a piangere dalla mamma... Ma oggi la mamma a casa non c’è più, è una giovane donna cinquantenne impegnata nella sua carriera o in viaggio con la sua nuova compagna a scoprire nuovi orizzonti. E non c’è più neppure un Dio da pregare o da maledire. Non è colpa del giovane indù se lui per andare all’università a studiare informatica deve fare centomila chilometri, mantenersi gli studi facendo il cameriere vessato e con la colletta che fanno al paesello i suoi dodici fratelli e cinquanta cugini... Ma è per questo che diventerà il miglior programmatore d’America e toglierà il lavoro a tutti i suoi compagni biondi e ben nutriti: perché lui la vittoria se l’è sudata e ha dovuto vincere anche a nome dei suoi sessanta parenti che hanno puntato su di lui, per le trenta generazioni dei suoi avi e per la sua discendenza. Lui vince per dovere, non per diritto o perché “gli spetta”. Un a n t i - 6 8 è quindi necessario, ma deve partire, come tutte le rivoluzioni, all’assunzione di consapevolezza e di responsabilità. Non si può più essere l’infanzia viziata dell’Occidente, perché l’Occidente non ha più nulla da regalare. Non si può più “pretendere”, perché non c’è più nulla da ottenere, se non togliendolo con la prepotenza ad altri più bisognosi, si tratti di casa, impiego o materie prime. Tutto è cambiato e cambierà ancora... Sveglia ragazzi, preparatevi alla traversata, come facevano i giovani greci e romani quando arrivavano alla maggiore età e il villaggio gli diventava stretto: chiedete ai vostri padri una nave, una spada e un aratro, un pugno di terra dove siete nati e andate a cercarvi un posto per fondare la vostra colonia. Fate la guerra, vincete o morite, conquistatevi il vostro diritto di stare al mondo, fondate nuove città e nuovi stirpi: basta piagnucolare, basta scodinzolare per farsi dire bravo e basta fare i ragazzi difficili e maledetti per sentirsi diversi (e quindi migliori) comportandosi da disadattati per sfuggire ai propri doveri. Quando dite che non c’è meritocrazia, che la gente pensa solo alla carriera, che sono tutti bravi a parlare e criticare, ma poi non fanno nulla e che tutto questo deve cambiare,chiedetevi: «se non io chi e se non ora quando?» E se sarete capaci di rispondere “io ed ora”, farete la rivoluzione. E se riuscirete anche ad essere “tolleranti con gli altri ma intolleranti con voi stessi”, a non mentire, a non prendervi i meriti del lavoro degli altri ma a lavorare anche senza riconoscimenti, a fare ciò che è giusto anziché ciò che è utile (non per velleitarismo, ma per la consapevolezza che solo ciò che è giusto resta utile a lungo, mentre ciò che sembra utile ora anche se è ingiusto, non produce che un profitto effimero che domani viene spazzato dal vento) quella rivoluzione cambierà la vita dei vostri figli, non solo la vostra. Ma dovrete farlo insieme, perché come afferma la Arendt «Nella società contemporanea le forze di un singolo individuo possono bastare a costruirsi una carriera, ma non a soddisfare il bisogno elementare di vivere un’esistenza umana. Lo sforzo (...) sarebbe coronato pienamente solo nell’ambito di un’esistenza politica». E ciò che viene fatto solo per sé, davvero non vale la pena. dA.
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Monday, October 08, 2007
E non se può più.
Si è proposta per il Pd: «Veltroni prenda me invece di Veronica Berlusconi». Assunta Almirante, moglie dello storico segretario del Msi, a Daria Bignardi che la intervistava alle Invasioni Barbariche su La7 ha detto: «Certamente Almirante era fascista. Io, invece, non lo sono mai stata, perché vengo da una famiglia antifascista».
Ma a che titolo ciancia?
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Noi non siamo dei liberali.
Noi non siamo democristiani.
Noi non siamo antifascisti.
Noi non siamo giovanitristi.
NOI SIAMO E BASTA.
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Bamboccioni di tutto il mondo, unitevi!
Allenati due volte al giorno a casa, a scuola, nel giardino, in ufficio, all'università, nei ministeri, allo stadio, nei negozi, per la strada, al teatro, al cinema, nel cortile: una schioppettata per il buon Padoa
Da "L'oro di Napoli" di Giuseppe Marotta, Eduardo de filippo - 'o pernacchio
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Sunday, October 07, 2007
Ho deciso, divento laico.
Basta, non se ne può più di questo stato confessionale che difende le corporazioni religiose e che mina i sacri valori di una società misticamente laica. Non ne possiamo più di quel clericofascista di Prodi nè di quel chierichetto di Berlusconi, che addirittura ha osato parlare pubblicamente di radici cattoliche. E' tempo di riaffermare il diritto all'autodeterminazione del singolo e rispondere alla volgare offensiva reazionaria e oscurantista. Innanzitutto vorrei tanto sapere come si fa a sostenere che siamo nel 2007. Duemilasette anni da che? Le lobbies reazionarie ci impongono di considerare l'anno di nascita di Cristo come spartiacque tra nuova e vecchia civiltà. E prima di questo tale di nome Cristo come si contavano gli anni? Come si fa a sostenere che è stata l'invezione della scrittura a separare la storia dalla preistoria? Questa è l'ennesima balla del Vaticano per diffondere il pregiudizio verso i primitivi. Trattasi di paleonto-fobia priva di qualsiasi fondamento scientifico. Tutti siamo stati dei primitivi, come negarlo? Per questo propongo di abolire la datazione attuale e ripartire con un anno zero, l'anno X. Seguiranno XY, XYZ, X2, X2Y, X2Y2 e così via all'infinito. La domenica andrebbe abolita e la settimana dovrebbe durare almeno quindici giorni. Questo Signore che il settimo giorno si riposò era forse uno sfaticato? Sicuramente sarà stata una mossa dei soliti sindacati che bloccano ogni sviluppo e progresso. E poi questo Signore è chiaramente di origini meridionali. In futuro, in nome di uno stato laico e pluralista bisognererà lavorare tutta la settimana, saranno altresì abolite tutte le festività: Natale, Pasqua, l'onomastico e anche il Ferragosto...sa tanto di reazionario! Tutte le religioni saranno abolite e le Chiese convertite in cave per la pietra. L'unica fede tollerata e incentivata sarà quella verso la setta di Scientology o di Ufologia. Se, però, qualcuno vorrà frequentare qualche loggia massonica o setta satanica, dovrà prima iscriversi ad un apposito registro per le prenotazioni. I nomi saranno aboliti e sostituiti dall'agile linguaggio HTML, anche il nome di questo blog verrà cambiato da Pizzino in (ahf-sturmundgrund>. Il concetto di nazione come comunità che condivide tradizioni comuni verrà mutato e il popolo farà posto alla popolazione. Anzi, lo stesso concetto di Stato morirà. Ognuno potrà fare quello che vuole per il suo libero arbritrio: se vuole, può organizzare droga party, fare incesti a volontà o orge in pubblica piazza, organizzare maratone per raccogliere fondi per la pedofilia. Ognuno dovrà girare nudo per strada, anche d'inverno, per sconfiggere la morale cattolica che opprime la nostra libertà. Perchè dovremmo vestirci per coprirci dal peccato? Cos'è il peccato? La pratica omosessuale sarà resa obbligatoria almeno una volta al mese e sarà possibil cambiare sesso, ma solo - per via del debito pubblico - una volta a settimana. Tutti coloro che sosterranno che i sessi sono solo due, verranno rieducati in appositi centri di riabilitazione altamente specializzati e convinti che ogni persona ha tanti sessi quanti se ne sente. Pertanto chiunque potrà essere bisessuale se si sente maschio e femmina contemporaneamente; trisessuale se si sente maschio, femmina e netruone, quadrisessuale e così via. L'eutanasia si potrà sperimentare in cabine pubbliche che prenderanno il posto delle reazionarie cabine del telefono a gettone (ricordano dei confessionali....) e il diritto all'aborto sarà reso costituzionale. I poveri potranno sperimentare le cabine gratuitamente purchè se ne vadano. L'8X mille sarà riservato all'unico partito che fa del bene, quello dei radicali. Gli unici partiti che rimarranno, per semplificare le scenario politico, saranno quello comunista e quello radicale. Quale dei due sarà quello dei conservatori non è chiaro. Nei programmi scolastici la biografia di Marco Pannella prenderà il posto della Divina Commedia di Dante, Cecchi Paone terrà dei corsi di sopravvivenza, Vladimir Luxuria di moda e l'arte omosessuale avrà delle quote minime di rappresentanza...i musei Vaticani saranno demoliti per fare posto ad un centro commerciale. I libri verranno sostituiti dagli e-book e da capsuline che verranno attaccate alle narici del naso e in cui sarà contenuta ogni conoscenza. Ogni persona sarà programmata e la felicità sarà resa obbligatoria a norma di legge: tutti dovranno essere felici almeno per un'ora al giorno. E guai se qualcuno prova a sgarrare.
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Sconfitta meritata.
Nel commentare le partite di campionato, chi scrive - anche dopo il suo pessimo esordio -ha sempre considerato il Napoli una squadra da 50 punti. Dopo 7 giornate, non ha cambiato opinione. Fino alla sesta, nonostante due sconfitte determinate da motivi extracalcistici, gli azzurri si sono sempre rivelati superiori agli avversari e, anzi, hanno finito per non ottenere sempre quei risultati che avrebbero meritato sul campo. Investendo tanto, spesso hanno capitalizzato poco; dimostrando di essere una squadra che non sa raccogliere punti di rapina ma solo macinando gioco e azioni. I campioni di italia, che non schierano nemmeno un italiano in campo, hanno posto in evidenza il difetto, riportando i partenopei alla loro dimensione. L'Inter ha dimostrato di essere squadra osmotica che, superiore in ogni reparto, è stata capace di leggere ogni manovra sul piano strategico. Ha dato sempre l'impressione di essere impenetrabile, capace di chiudere ogni chiave di gioco con raddoppi e di ripartire con guizzi felini micidiali: non ha rivali in questo campionato. Il Napoli, d'altra parte, è apparso spento, a volte persino distratto. Domizzi(6,5) e Cannavaro(6) sono stati deludenti rispetto al solito e, almeno per adesso, si devono scordare la nazionale. Del resto non si può fare affidamento su chi, come Contini (5.5), Grava (5) e Savini(4), i piedi buoni non li ha mai avuti. Anche perchè, mentre i primi due ci mettono almeno i polmoni, Savini ha la capacità di non fare mai la cosa giusta. A centrocampo poi, il Napoli è stato troppo macchinoso e, non essendoci abituato, ha passato tanto senza mai costruire nulla di interessante: se Garics(6) nel secondo tempo ha spinto di più sulla destra, Gargano (6) non è stato il solito ringhio scatenato, mentre Hamsik (5) - la grande promessa mancata - è stato assente. Tanto è vero che l'unico che davvero ha escogitato qualcosa è stato ancora una volta Bogliacino (7), che non a caso si è inventato nel finale il cross per il goal di Sosa (6). Nel complesso, scriviamolo pure, la squadra non è stata messa bene in campo. In particolare Lavezzi (6, 5) non è stato messo in condizione di essere pericoloso: se ogni volta deve partire da centrocampo e scartarsi tutta la difesa, che puntualmente lo mette a terra, difficilmente potrà andare al tiro. Uno come lui dovrebbe poter partire dall'area di rigore e poi, eventualmente, scaricare la palla su Zalayeta (5,5), che tra l'altro dovrebbe fare più movimento. Per essere diretti, ci mancano due esterni validi capaci di guadagnare la fascia e creare palle giocabili. E' pertanto da condividere l'analisi di De Laurentiis, che ha sostenuto che bisognasse operare i cambi, con Sosa dentro, a inizio ripresa: il Pampa, bene o male, riesce sempre ad essere un punto di riferimento e a tirare. Il Napoli, in definitiva, va rinviato e, forse, è meglio che abbia perso: potrà maturare senza montarsi la testa. Per adesso rimane una squadra da 50 punti, ma se vorrà osare di più - come si spera - dovrà dimostrarlo nelle prossime partite: Roma, Fiorentina, Juventus. Dai risultati che otterrà con queste formazioni, si vedrà quanto può effettivamente valere. Affermare che è tra le prime sei forze del campionato non è avventato, ma bisogna dimostrarlo sul campo andandosela a giocare alla pari con chi può essere una concorrente. Un ultimo pensiero va a quei fantastici, irriducibili tifosi azzurri che risiedono in Lombardia e che hanno occupato San Siro sostenendo sempre la squadra: hanno dimostrato che il Viminale ha preso un abbaglio, perchè, se ci potevano essere incidenti, non ci sono stati. Per questo è stato ingiusto escludere i tanti tifosi che non abitano in Lombardia e che avrebbero voluto partecipare. Tanto più che è apparso uno striscione irriguardoso, calderoliano, contro Napoli e le forze dell'ordine non hanno fatto nulla per toglierlo. Ci saranno sanzioni? Certo: come per Roma, Reggina, Fiorentina, Juventus e Torino. Nessuna.
Al San Paolo, quindi, nessuno porti più Yogurt, mi raccomando.
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Saturday, October 06, 2007
Sì, Rivolta!
Non è (solo) una canzone.
Rivolta - Rockaforte.
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Riflessione.Se Garlasco o Cogne fossero state in provincia di Napoli, i fiumi di inchiostro - con analisi sociologiche da operetta annesse - avrebbero inondato la terra. Molti bloggers avrebbero scritto che, siccome in Campania esiste la camorra, i Campani sono tutti camorristi; tuttavia, per fortuna o per sfortuna, il caso ha voluto che gli psicopatici fossero tutti padani. Cosa dovrei dedurne usando la stessa metologia creativa? Indubbiamente che, siccome in Padania esistono gli psicopatici, i padani sono tutti psicopatici. Non lo farò. E però mi sia consentito di scrivere che non ce la faccio più con le trasmissioni dedicate al caso. Dei suggerimenti sulle indagini delle famose cugine Poggi non se ne può più: è tempo che il lutto ritorni alla sua dimensione privata e che le aspiranti veline si mettano in fila per un provino originale.
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Friday, October 05, 2007
Ventisette anni fa Nazareno De Angelis veniva misteriosamente trovato impiccato. Non sia dimenticato.
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La vendetta del Cav.
Ora la sinistra, paladina delle (sue) libertà, dà addosso a Santoro perchè, essendosi scagliato contro Don Clem, ha scoperto che è fazioso. Leggo dai giornali che Prodi si è detto indignato e che i Ds si sono scagliati contro "la gogna mediatica". Evidentemente dietro queste dichiarazioni c'è stata una forte pressione dello stesso Mastella. Io non guardo Santoro, però mi fa sorridere che la sinistra lo scopra solo ora , visto che è da sempre che va contro chiunque non sia omologato al suo pensiero. Alla fine Santoro non è semplicemente di sinistra, ma è sofisticatamente autoreferenziale: ama solo chi gli dà sempre ragione. Lui è il popolo, lui il pubblico ministero, lui il giudice...e non c'è appello.
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Come se l'Italiano "sia" un optional.
Di seguito, corredato da un mio commento, sarà pubblicato un post tratto dal blog di Mastella. Il nostro, capace di contorsioni linguistiche come " da qui è partita una conversazione in cui, essendomi aggiunto anche io, è andata avanti per un po", ci riprova. L'effetto comico è garantito.
"Come se io sia l'emblema..Ho chiesto di sapere, nel post precedente, i vostri pensieri sulla legge Gozzini. e sono pronto a discuterne insieme a voi. Aggiungo che mi piacerebbe anche conoscere le vostre impressioni sull'acquisizione di tabulati telefonici, sul diritto alla privacy e sull'esistenza di una sorta di Grande Fratello che ci spia fin dentro i cellulari. Detto questo vorrei anche scusarmi con i puristi della lingua italiana per aver scritto "Come se io sia l'emblema del Male" al posto di "Come se io fossi", spiegando che per come era stata costruita la frase, e cioè come in una conversazione diretta, la cosa non mi sembrava così grave. In fondo il blog con i suoi post e i suoi commenti è paragonabile al linguaggio parlato. E certe libertà parlando mi sembra siano consentite. Non sto certo scrivendo un romanzo qui sopra. Mi fa piacere comunque che dagli insulti alcuni di voi siano passati alla critica letteraria e, da buon beneventano, dico: vuoi vedere che con il mio blog riesco a diventare anche oggetto del premio Strega?"
Riflessioni: non so se oggetto, ma almeno soggetto del premio Strega riuscirà sicuramente a diventarlo. Nel senso di soggettone e con raccomandazione, si intende. Non è solo l'uso del congiuntivo affidato alla cabala che fa sorridere, ma è proprio il modo in cui tenta di costruire la frase che sembra ogni volta una scommessa. Il guaio dei blogs è che purtroppo non ci si può esprimere a gesti, pertanto, preferibilmente, bisognerebbe scrivere in un italiano quantomeno decente per evitare di farsi sfottere. Chiedo: 1) come ha fatto a laurearsi in lettere? 2) Come ha fatto a diventare giornalista? Dico io a Mastella: sei ignorante come una capra di Ceppaloni? Cerca almeno di nasconderlo, non scrivere su un blog. E, se proprio vuoi cimentarti nell'impresa, assumi un consulente per correggerti. Possibile mai che non te ne rendi nemmeno conto?
N.B. Non ho capito in cosa consista la "sorta di Grande Fratello che ci spia fin dentro i cellulari". Se è un grande fratello, come fa ad entrare fin dentro i cellulari? 'Sto fratello o è grande o è piccolo. Mah!
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Thursday, October 04, 2007
Sillogismo.
Premessa maggiore: per Mastella chi lo contesta è nazista.
Premessa minore: i più tra gli italiani lo contestano.
Deduzione: per Mastella i più tra gli italiani sono nazisti.
Controdeduzione: ecco spiegato il motivo per cui Mastella vuole mandare in galera i neonazisti. Vuole eliminare chiunque lo contesti.
Mastella vuole fare oscurare Mastella Ti Odio?, ecco allora Demente Mastella e Mastella Uncensored . Se le cerca proprio.
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La Mafia esiste e fa schifo.
Ormai non è più un tema in voga, eppure la mafia è la prima forza economica che abbiamo in Italia, la più potente multinazionale che ha saputo imporsi e farsi conoscere all'estero. Inoltre la storia patria deve molto a questo organismo, visto che ha contribuito più di ogni altro alla formazione della nostra repubblica, essendo stata decisiva per l'Unificazione e fondamentale per abbattere il fascismo e fare sbarcare gli americani in Sicilia. Del resto interi territori sono totalmente sotto il suo controllo così come ogni settore della pubblica amministrazione. Rispetto agli anni '90 è infinitamente più potente e radicata, se non altro perchè nessuno la contrasta. Non la contrastano la magistratura o le forze dell'ordine, non la contrastano le grandi lobbies economiche perchè a loro conviene così, non la contrastano le forze politiche perchè è un serbatoio di voti utilissimo. Anzi è il principale interlocutore che ogni aspirante amministratore della cosa pubblica deve avere per avere successo nella sua carriera. Tanto è vero che persino la commissione antimafia ha al suo interno suoi uomini. Tuttavia, avendo i cittadini-elettori il diritto di sapere chi vanno a votare, ogni candidato, prima delle elezioni, dovrebbe dichiarare pubblicamente di non volere i voti dei mafiosi e esporre quali saranno gli strumenti che adotterà per limitare il fenomeno. Essendo, per i motivi addotti, necessario ed urgente porre all'attenzione generale il problema, la rete può costituire uno straordinario veicolo per raggiungere le finalità espresse. Allora chiedo a tutti i bloggers di attivarsi e di esporre nel loro spazio il banner che vedono in alto con collegamento al presente link. L'iniziativa ha senza dubbio un valore simbolico, ma è tempo che almeno i cittadini normali dichiarino da che parte stanno, soprattutto quando ciò non è scontato. Persino la retorica a volte può servire.
(p) (a href="URL PAGINA DI DESTINAZIONE QUANDO FAI CLIK SULL'IMMAGINE" target="_blank" title="TITOLO A SCELTA")(img src="URL IMMAGINE"/)(/a)
N.B. sostituire alle parentesi tonde le quadre.
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Sarà capitato anche a voi.
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Tropelio! L'anagramma di...
E' stato chiesto il commissariamento del comune di Casalnuovo per infiltrazioni camorristiche. Ottimo, solo che lì le infiltrazioni sono dello stato. La camorra gestisce tutta la massa liquida, non è semplicemente infiltrata.
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Il passo delle oche.
A chi il potere? A noi!, rispondono insieme i seguaci di Gianfranco Fini, ex e post camerati, oppure mai stati camerati, nostalgici o futuristi, modernisti neo-sarkoziani o sulfurei cripto-evoliani, sociali o movimentisti, giovani nazionali affiancati da atletiche bellezze mussoliniane. A noi!, dunque, nel senso che una volta smarrito lungo la strada tutto il resto, dai valori sansepolcristi all’ ideologia corporativa, e dal momento che anche la nostalgia non è più quella di una volta, tanto vale darsi da fare ad afferrare, se non il vero potere, almeno una bella fetta di successo. Così descrive la variopinta tribù di Alleanza nazionale Alessandro Giuli; decisamente al riparo data l’ età - trentadue anni - da qualsiasi sospetto di vendetta personale tardo-fascista, firma del Foglio ma sufficientemente introdotto nella cultura di destra da poter raccontare quel che si prova, oggi, militando laggiù. Il passo delle oche, oltre che un titolo ironico, è una rappresentazione icastica del modo di procedere della tribù «aennina»: un’ andatura senza altro obiettivo che la «legittima aspirazione di conquistare il potere». Legittima? Certo, se si ripensa al tempo delle catacombe, gli anni ‘ 50, ‘ 60, ‘ 70, quando dichiararsi missini significava non solo rischiare le botte, ma anche l’ esclusione vita natural durante da qualsiasi posto in consigli d’ amministrazione, vertici di Stato, redazioni, case editrici non di nicchia, insomma da qualsiasi luogo decentemente lottizzabile dai partiti dell’ arco costituzionale. Poi, come si sa, le cose cambiarono dopo Tangentopoli: visto che tutti gli altri o quasi si rivelavano corrotti, persino i «fascisti» si potevano rivalutare, se non altro perché si supponeva che, costretti nel loro ghetto, non avessero trovato il modo di contaminarsi. Così, ricorda Giuli, ecco i «neri» uscire dalle catacombe e farsi avanti con molte pretese di moralità, ecco i giovani di destra unirsi ai loro coetanei pre-girotondini e gettare le monetine addosso a Craxi, fuori dall’ hotel Raphael, autoproclamandosi portatori di uno stile, di un’ austerità morale degna degli azionisti, o dei berlingueriani d’ un tempo. Se non che - constata Giuli - una volta messi alla prova i nostri eroi hanno «sbracato». Si è visto cioè che, sotto il doppiopetto che aveva sostituito a suo tempo la camicia nera, non c’ era niente. O meglio, niente di più o di meno di quello che avrebbe potuto animare un bravo giovane berlusconiano, modellato sui valori e le aspettative di carriera di Publitalia. Per dirla in maniera ideologica - e sempre con Giuli - si è visto che l’ abiura del fascismo, sanzionata nel famoso congresso di Fiuggi, era più che altro un gesto formale, dal momento che in realtà il gruppo dirigente «aennino» non era mai stato realmente fascista. E, per dire la verità, non lo era stato più nemmeno quello modellato in maniera abilmente compromissoria da Giorgio Almirante. E dunque: l’ altro ieri neofascisti per caso, ieri missini per necessità, oggi post-fascisti per convinzione liberatoria e domani antifascisti per logica di causa ed effetto, i nostri eroi procederebbero «dal quasi nulla al nulla». Una bella parabola, non c’ è che dire, culminata nella famosa ripulsa di Gianfranco Fini, nel sacrario ebraico di Yad Vashem, con la kippah in testa e la famosa frase sul fascismo come «male assoluto» (giudizio in realtà attribuito più limitatamente alle leggi razziali del 1938). Non sarebbe giusto, naturalmente, liquidare tutto ciò in una serie di sketch o caricature, e tuttavia questo procedere dei «post-fascisti per caso» verso l’ agognato approdo finale del Partito popolare europeo sembra fatto apposta per far sbizzarrire i professionisti della satira. L’ occasione di vedere un ex ragazzo di Salò in grisaglia sarkoziana o post-democristiana, bisogna ammetterlo, è ghiotta. Di per sé assicura una miniera inesauribile di personaggi su cui acuminare le penne. Si comincia dal mitico Giorgio Almirante degli anni di ferro, descritto da Giuli come un «abilissimo impasto politico di realismo deideologizzato», capace, «nella sua ambiguità», di raffigurare «con cinquant’ anni di anticipo il decorso mentale e materiale dei camerati di Salò». Si continua naturalmente con il suo delfino pienamente realizzato, quel Gianfranco Fini tutto dedito a un «avventurismo nomade finalizzato alla ricerca del successo», ma in fin dei conti capace soltanto di tenere fermo il suo «piccolo timone lì dove l’ aveva posizionato Berlusconi». Poi, ci sono i comprimari. Ecco l’ ex segretario del Fronte della Gioventù, ed ex ministro, Gianni Alemanno, cresciuto all’ ombra del suocero Pino Rauti, che «nasce culturalmente incendiario e matura tessitore», ricalcando nei confronti di Fini lo stesso schema adottato da quest’ ultimo verso Berlusconi: un po’ di contestazione, una moderata fronda e l’ immancabile allineamento finale. Liquidato Ignazio La Russa (come «pittoresco scacciapensieri»), ecco Francesco Storace, che «esemplifica il rapporto intimo e contorto fra la presunta diversità dei post-fascisti rispetto alla tradizionale nomenklatura italiana e la loro trionfale caduta nel regno della banalità partitocratica che livella verso il basso». E che dire della sua avversaria, Alessandra Mussolini, nota come soubrette fino al 1992, in seguito capace di imporsi «prima come una persona che di cognome fa Mussolini e poi come donna capace di prendersi a calci in televisione con la ministra comunista Katia Belillo?». Di fronte a lei, persino il «marchio pubblicitario Daniela Santanchè», nonostante il glamour che le conferiscono le frequentazioni con Flavio Briatore, è soltanto «un fenomeno patinato godibilissimo». Quanto all’ altra donna in evidenza, Renata Polverini, «non c’ entra niente con An ma per volontà di Fini ne guida il sindacato di riferimento, l’ Ugl». Sul piano culturale, spiccano «l’ esasperazione giudaico-evangelica statunitense» (di Alfredo Mantovano) e «il neodestrismo abramitico e islamizzante» (di Franco Cardini), oltre naturalmente agli irregolari «stazzonati come Marcello Veneziani che ripiegano nell’ intimismo vittimista». Senza dimenticarsi di Pietrangelo Buttafuoco, teorico di una «televisione di destra» da trapiantare nel corpaccione della Rai. E poi c’ è il Secolo d’ Italia in blocco, voce un tempo maledetta del partito, che oggi insegue il vezzo giornalistico di tutte le possibili e immaginabili, pittoresche attribuzioni alla destra, da Gobetti a Lola Falana, passando per Moana Pozzi e il bestsellerista Federico Moccia, sempre all’ insegna dello slogan «strano ma nero». Ma l’ icona della tribù resta pur sempre quella del leader, Gianfranco Fini, l’ ex ragazzo «contro» che aveva il coraggio di ammirare i Berretti Verdi di John Wayne nelle sale cinematografiche della rossa Bologna, in seguito abbandonatosi alla malinconia, anzi alla depressione, nel Transatlantico di Montecitorio, durante «l’ estate lunghissima del 2006», «con gli occhi deprivati di luce». Un fumatore dedito sempre più di frequente alle «pause sigaretta», però con il coraggio di confessare: «In fondo è bello stare all’ opposizione perché non si fa praticamente nulla», e poi, in un soprassalto d’ orgoglio ferito: «Ma insomma, questo Cavaliere non si capisce se davvero vuole investire su di me oppure mi prende in giro». Il libro di Alessandro Giuli, «Il passo delle oche», editore Einaudi, pagine 176, 14,50
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Wednesday, October 03, 2007
Sembra un mostro, ma vi assicuro che non è Sylvester Stangone...
è un simpaticissimo arrossor dardanus
meglio noto come paguro bernardo, un compagnone
Li ho trovati all'interno di due grotte sotterranee all'interno delle quali si può anche emergere

salutando i saragotti che osservano nascosti

uno scorfanetto 
del falso corallo
e alcuni spirografi stupendi

Il purpo vi lascia, ricordandovi che il mare è bello, perchè sott'acqua non si incontrano esemplari di radicali. Per questo va rispettato.
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Di seguito è pubblicato un interessante pezzo di G.B.Guerri sul padre della cd antipolitica. Mi permetto, tuttavia, di aggiungere che prima di D'Annunzio ci sono stati gli Insorgenti, i quali considerati dei briganti, furono massacrati dagli annessori.
D'Annunzio il padre nobile dell’antipolitica
A proposito dell’antipolitica, sul Giornale di domenica Eugenio Di Rienzo ha indicato precursori illustri fra i più importanti intellettuali di inizio Novecento: Benedetto Croce, Giuseppe Prezzolini, Gioacchino Volpe, Giovanni Gentile e Gaetano Salvemini, tutti «egualmente ostili al blocco di potere di Giolitti e del socialista Turati». L’Italia però ha Gabriele d’Annunzio come padre più antico della contestazione al sistema di potere tradizionale, soprattutto del parlamentarismo. Al poeta pescarese viene attribuito, esagerandone le responsabilità, il ruolo di «Giovanni Battista del fascismo», al quale fornì riti e stili, dai colloqui con la folla al motto «me ne frego», senza peraltro dichiararsi mai fascista. Viene poco considerato, invece, il d’Annunzio che a Fiume anticipò, con la «Carta del Carnaro», le più avanzate Costituzioni moderne e uno modo libertario di intendere la vita – antipolitico anche quello - che avrebbe trovato i suoi epigoni più prossimi soltanto nel Sessantotto. Questo suo anticipare sia la destra estrema sia il suo opposto nasceva da una contestazione della politica parlamentare che d’Annunzio aveva intrapreso alla fine dell’Ottocento.Già in una serie di articoli pubblicati sul Mattino, nel 1892, il poeta si era messo a capo della multiforme schiera degli antidemocratici, degli antisocialisti e degli antiparlamentari che movimentava e avrebbe movimentato, in epoca crispina e oltre, la vita politica e culturale della nazione. Nel 1897 d’Annunzio accettò di candidarsi per la destra, a dispetto di quanto aveva scritto sulla vita parlamentare come vera fogna della moralità nazionale. Eletto, non fece mai un intervento e fu assente anche nei momenti più agitati di quella turbolenta fine secolo. Il 24 marzo del 1900, d’improvviso, si unì alla sinistra che cercava di impedire con l’ostruzionismo le nuove leggi intese a limitare la libertà politica: «Riconosco che da una parte vi sono molti morti che urlano e dall’altra pochi uomini vivi: come uomo d’intelletto, vado verso la vita». Passando ai banchi dell’estrema sinistra, precisò di non condividere le idee dei suoi nuovi alleati, ma soltanto il «loro sforzo distruttivo». Il suo gesto stava a significare puro disprezzo per la politica dei partiti e del Parlamento: «Il sentimento che mi mosse ad entrare nell’adunanza dei miei avversari non contraddice in nessun modo alla dottrina che io animo nella mia opera d’arte. Tutti i miei eroi professano la più pura anarchia intellettuale e la loro ansietà non è se non la perpetua aspirazione a conquistare l’impero assoluto di sé medesimi e quindi a manifestarsi in atti definitivi». Dopo la morte del «Vate» Giosue Carducci, nel 1907, il nuovo Vate fu d’Annunzio, e la sua influenza si estese a ogni aspetto della vita pubblica: a partire da quello politico, dove il suo estetismo vitalistico sfociò come un fiume impetuoso nella corrente irrazionalistica e nazionalistica che fluiva nel Paese, animandola e ampliandola. Mentre Giovanni Giolitti era impegnato in un prudente programma riformatore, nelle redazioni dei giornali, tra molti uomini politici e nelle piazze cresceva lo scontento per una conduzione dello Stato priva di grandi idealità, incapace di valorizzare le energie e la forza creativa di un popolo abbandonato all’avvilente avventura dell’emigrazione, invece di intraprendere una politica di potenza. Non era più una critica alla modestia delle attività parlamentari, era sempre più spesso una negazione dei principi stessi della democrazia e dell’egualitarismo.Fra i giovani che si dichiareranno in rivolta contro d’Annunzio - da Papini a Prezzolini, da Marinetti a Soffici - i punti di contatto con il nuovo Vate sono più di quelli in opposizione. C’è d’Annunzio alla base delle loro teorie e dei loro sentimenti antidemocratici, bellicisti, nazionalistici, alla base del concetto che la direzione del Paese dovesse essere presa da una élite di uomini colti e audaci, contro la politica comunemente intesa.
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6:45 PM
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Piccolo Attila, cover di Foggy Dew, in ricordo di Nanni De Angelis.
- cantano Chiara Ciavardini e Germana De Angelis
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Tuesday, October 02, 2007
Che risate!
Non ho mai riso tanto , questa è la più bella barzelletta sulle bionde che abbia mai letto.
p.s. pizzinizzati pure tu, continua.
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CampaniArrabbiata
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10:01 PM
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La mafia nel calcio.
Firenze sarà vietata ai tifosi della Juventus, Torino-Sampdoria sarà riservata solo agli abbonati. Inoltre dovranno pagare un'ammenda irrisoria l'Inter (25 mila euro), la Roma (15 mila)la Juventus ( 7.000 ) e il Livorno(6000) per intemperanze dei propri sostenitori.
Il presidente della Federcalcio Abete, indignato per le sanzioni "severe" inflitte, così ha commentato : "Si rischia di arrecare danno a un torneo che ha ritrovato le stracittadine più importanti - spiega - con le sentenze di oggi del Giudice Sportivo son venuti meno principi assoluti, la responsabilità oggettiva dei club non può diventare assoluta. E' una punizione ingiusta ed antisportiva".
Mi sembra logico: i tifosi di queste squadre possono lanciare bombe carta, accoltellare i tifosi avversari, lanciare razzi, esporre striscioni offensivi, pestare operatori televisivi, mettere a ferro e fuoco una città 5 ore prima della partita e scontrarsi con la polizia, ma ai club non sarà mai comminata una sanzione proporzionata. Per il Napoli invece, nè Abete contesta il sistema della responsabilità oggettiva nè sono tutelati gli abbonati: il suo stadio è stato squalificato per uno yogurt lanciato da uno scellerato.
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9:07 PM
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Autunno caldo.
Ottocento euro per famiglia: questi i rincari d'autunno.
Dalla spesa - pane e pasta in prima battuta - alle bollette elettriche e del gas, passando per i pieni di benzina, i libri e gli astucci scolastici, le tariffe dell'acqua e della nettezza urbana. Per le famiglie italiane l'autunno sarà all'insegna di una vera e propria stangata da 800 euro l'anno. A fare i conti sono i consumatori che, tabelle alle mano, fanno una ricognizione dei rincari, tra quelli già scattati e quelli in arrivo, spingendosi a quantificare il maggiore impatto - nel caso di famiglie con il mutuo - fino a quasi mille euro l'anno. "Solo per quanto riguarda i circa 3,2 milioni di nuclei che hanno un mutuo da 100 mila euro, in seguito all'aumento dell'Euribor scattato il primo settembre scorsodovranno fare i conti con una spesa di 168 euro in più l'anno. Che si aggiungono all'incremento di 805 euro - prosegue - legati agli aumenti delle altre voci del bilancio familiare. Solo per il carrello della spesa le famiglie italiane devono mettere in conto "420 euro in più l'anno", stimano i consumatori ricordando anche il rincaro degli alimentari certificato anche ieri dall'Istat. E, ancora - tra le altre voci di maggior aumento - quella dei trasporti che, tra rincari dei biglietti ferroviari e del costo dei 'pieni' di carburante, si aggira sui 140 euro l'anno. Di 'peso' anche i rialzi relativi a luce e gas per i quali i consumatori stimano "una maggiore spesa di 45 euro su base annua", mentre, tra gli altri capitoli di spesa familiare, 40 euro in più l'anno sono previsti solo per quanto riguarda 'libri e corredi scolastici'.
E poi i terroristi sono quelli che sparano...
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Fesso chi studia.
Con la riforma Moratti, grazie ad un sistema di crediti clientelare, è possibile laurearsi con 3 o 6 esami. Alla faccia di studia: guardare il video per rendersi conto di questo scandalo tutto italiano.
E, visto che ci siete, leggetevi anche Finanzi-aria di Giusva.
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2:40 AM
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Labels: università
A scuola di mafiocrazia.
Chi ascolta il discorso di un politico, invece di seguire le lezioni, acquista “crediti formativi”. E’ successo agli studenti universitari pisani presenti a un’orazione di Bertinotti. Chi dà il suo sostegno a un giudice che fa il suo dovere contro le cosche e le caste viene sospeso da scuola. E’ l’Italia che va...
Aldo Romagnino, preside del liceo scientifico “Siciliani”, ha sospeso i ragazzi che hanno protestato contro la “mastellata” del trasferimento, richiesto al Csm, del pm Luigi De Magistris. Il ministero della Pubblica Istruzione manderà i suoi ispettori? Il preside sarà deferito? Qualche preside d’Italia avrà il buon gusto di dissociarsi? I cittadini italiani vanno intimiditi sin da piccoli. Se crescessero liberi e coraggiosi, domani potrebbero diventare dei nuovi pericolosi amanti di giustizia come Scopelliti e Borsellino.
La P2 aveva nel suo programma il controllo e l’influenza delle istituzioni, a partire dall’informazione. Piano quasi riuscito. Dei ragazzi dimostrano di avere più coscienza civile di tutti i parlamentari messi insieme e vengono sospesi. “1,100,1000 De Magistris”.
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1:47 AM
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Monday, October 01, 2007
Il sergente Garcia candidato al partito democratico.

In foto Mario Adinolfi, candidato alla guida del Partito Democratico.
Professione: internauta.
Programma politico: catturare Zorro il fascista.
Hobby: andarsi ad ubriacare alla locanda.
Sogni nel cassetto: tagliare i costi della politica per papparsi tutto lui.
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11:58 PM
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Opinione matematica.
Secondo Fassino la fusione tra Ds e Margherita comporterà una diminuzione dei partiti in Italia. E, infatti, effetti immediati sono stati la nascita
1)del Partito democratico
2)della Sinistra Critica di Mussi e Salvi
3) del movimento di Willer Bordon e Manzione.
4)del partito di Gavino Angius
5)dei Liberaldemocratici di Dini
Due è meno di cinque, nel linguaggio matematico 2<5, chi glielo spiega a Fassino?
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11:56 PM
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Labels: ideologia
Bravo Bossi, avanti con la lotta di liberazione!
«La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione». Dopo quella dello sciopero fiscale arriva un'altra iniziativa-limite contro il governo. Il leader della Lega ha parlato a Vicenza, davanti alla platea del Parlamento del Nord. Bossi ha poi accusato il presidente della Repubblica di avere «fatto una cosa gravissima, di avere tirato fuori il referendum per lottare contro la devolution. In questo modo hanno affossato la democrazia del Paese che ha perso ogni barlume di lucidità democratica». Secondo Bossi, a Roma, tra le file della maggioranza c’è «un odio razziale e ideologico contro i popoli del Nord» che ormai non hanno più la possibilità di vedere realizzato il federalismo attraverso un cambiamento della Costituzione con metodi democratici e «possono trovare la loro libertà solo attraverso la lotta di liberazione».
Condivido, ancora una volta, ogni sillaba del Senatùr e, auspico, anzi, che la sua non sia stata - come da 10 anni a questa parte - l'ennesima sparata senza seguito per portare acqua al suo mulino e per fare pressioni per il Nord. Invito - pertanto -la Lega a porre in atto le condizioni per una vera e propria lotta di liberazione. Per fare ciò, tuttavia, è necessario ristabilire la situazione quo antea all'annessione al Piemonte degli altri stati:
1) I 2/3 delle riserve auree d'Italia provenivano dal Regno delle Due Sicilie, soldini che il Piemonte, quasi sull'orlo del collasso, adoperò per soddisfare i creditori massoni inglesi.
2) Il Regno delle due Sicilie aveva il minor debito pubblico.
3) Il Regno delle Due Sicilie con 5.000 imprese era tra gli stati più industrialzzati, nonostante le balle dei libri di storia.
4)Il Regno delle Due Sicilie era tra gli stati più tecnologizzati , tra l'altro con reti di collegamento efficienti.
5) Il Regno delle Due Sicilie aveva la più importante flotta navale del mediterraneo.
6) Il Regno delle Due Sicilie aveva una capitale seconda solo a Parigi per opulenza.
7) Il Regno delle Due Sicilie era avanzatissimo nella ricerca, nelle scienze, per gli studi giuridici e le arti.
8) Il Regno delle Due Sicilie aveva un agricoltura floridissima.
9) Il Regno delle Due Sicilie aveva una burocrazia per efficienza accettabile.
10)Il Regno delle Due Sicilie aveva una criminalità minore rispetto agli altri stati.
Ora, siccome l'annessione del Sud è stata conseguita grazie ai legami con la massoneria internazionale e ad accordi con i mafiosi, è logico dedurne che da questo momento storico sia iniziata la decadenza del Sud. Pertanto sono da accogliere con favore le iniziative del leader leghista, ma a patto che ci sia una rottura con la linea politica del passato, laddove il Roma e il Nord-centrismo hanno rese nulla, se non umiliato, le immense potenzialità dell'ex regno delle Due Sicilie, ex paradiso terrestre.
Insomma, per farla breve, ridateci quello che è nostro e poi ognuno per la sua strada: basta chiacchiere e, soprattutto, basta ricatti.
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CampaniArrabbiata
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